domenica 4 marzo 2012
Probabilmente ora sto ascoltando...
Dice che era un bell'uomo e veniva,
veniva dal mare
parlava un'altra lingua,
pero' sapeva amare
e quel giorno lui prese a mia madre
sopra un bel prato
l'ora piu' dolce prima di essere ammazzato
Cosi' lei resto' sola nella stanza,
la stanza sul porto
con l'unico vestito ogni giorno piu' corto
e benche' non sapesse il nome
e neppure il paese
mi aspetto' come un dono d'amore fin dal primo mese
Compiva 16 anni quel giorno la mia mamma
le strofe di taverna,
le canto' a ninna nanna
e stringendomi al petto che sapeva,
sapeva di mare
giocava a fare la donna con il bimbo da fasciare.
E forse fu per gioco o forse per amore
che mi volle chiamare come nostro Signore
Della sua breve vita e' il ricordo piu' grosso
e' tutto in questo nome
che io mi porto addosso
E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesu' bambino
e ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesu' bambino
e ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesu' Bambino
Buon viaggio Lucio!
giovedì 1 marzo 2012
Ciao Lucio...

Chi lo sa.
Magari ora sei nella Luce e i tuoi passi hanno già imparato le melodie gradite al Cielo.
O forse sosti furbetto su una panca in attesa di indicazioni e quella piazza grande tante volte accennata ora si riflette intera in un caffè.
Oppure assimili beato i colori del tuo tempo nuovo respirando l'aria fresca del Paradiso.
Ovunque tu sia, ovunque tu vada portati il nostro affetto.
Ciao Lucio...
mercoledì 29 febbraio 2012
Il Mostro è ancora con loro

Son giorni che Facebook come un consumato imbonitore mi chiede se voglio il diario.
Non mi serve. A casa ne sono pieno.
Eppoi mi piace la bacheca.
La bacheca è libera, personale, trasparente.
Il diario invece mi sembra ingombrante, sfarzoso, dispersivo.
Proprio quello che un diario (è una persona ) non dovrebbe essere.
Ma anche questa è l'Italia.
Timorosa di cambiar marcia mentale, e affrontare i suoi atavici dilemmi s'accontenta di mutar interfaccia telematica dispensando vanità.
Peccato nessuno di loro sia così attraente da meritare un sopracciglio e il tutto mi sembri un trascorso rigurgito berlusconiano.
Proprio quello che nessuno vorrebbe impresso sulla felpa ma forse tutti hanno nutrito nel fondo delle loro anime.
In fondo, molto in fondo, tranquilli ma non così tanto da non potersi vedere.
Il Mostro è ancora con loro e non (solo) un film di Roberto Benigni e Vincenzo Cerami del 1994.
Peccato.
Sarebbero pure divertenti.
lunedì 20 febbraio 2012
Probabilmente ora sto ascoltando...
Affamati come lupi
viviamo in crudeltà
E tutto sembra perso
in questa oscurità
All’angolo e indifeso
ti cerco accanto a me… da soli
gli occhi non vedono
Ti penso e cambia il mondo
le voci intorno a me
Cambia il mondo,
vedo oltre quel che c’è
Vivo e affondo,
e l’inverno è su di me
ma so che cambia il mondo
se al mondo sto con te
C’è una strada in ogni uomo,
un’opportunità
il cuore è un serbatoio
di rabbia e di pietà
Credo solo al tuo sorriso
nel senso che mi dà
Da soli… gli occhi non vedono
Ti penso e cambia il mondo
le voci intorno a me
Cambia il mondo
vedo oltre quel che c’è
Vivo e affondo
e l’inverno è su di me
Lo so che cambia il mondo
se al mondo sto con te
Io sono qui… ti aspetto qui
Oltre il buio mi vedrai
Saprò difenderti… proteggerti
e non stancarmi mai
Acqua nel deserto… ti troverò
Dormi e si vedrà
Ti sentirai accarezzar
Ti penso e cambia il mondo
le facce intorno a me
Cambia il mondo
vedo oltre quel che c’è
Vivo e affondo
E l’inverno è su di me
Ma so che cambia il mondo
se al mondo sto con te
Coro:
Io sono qui… ti aspetto qui
Oltre il buio mi vedrai
Saprò difenderti.. proteggerti
e non stancarmi mai
Acqua nel deserto.. ti troverò
Dormi e si vedrà
Ti sentirai accarezzar
Ti penso e cambia il mondo
le voci intorno a me
Cambia il mondo
vedo oltre quel che c’è
Vivo e affondo
E l’inverno è su di me
Ma so che cambia il mondo
se al mondo sto con te
domenica 19 febbraio 2012
Vocali

A nera, E bianca, I rossa, U verde, 0 blu: vocali!
Un giorno dirò i vostri ascosi nascimenti:
A, nero vello al corpo delle mosche lucenti
Che ronzano al di sopra dei crudeli fetori,
Golfi d'ombra; E, candori di vapori e di tende,
Lance di ghiaccio, bianchi re, brividi di umbelle;
I, porpore, rigurgito di sangue, labbra belle
Che ridono di collera, di ebbrezze penitenti;
U, cicli, vibrazioni sacre dei mari verdi,
Quiete di bestie ai campi, e quiete di ampie rughe
Che l'alchimia imprime alle fronti studiose.
O, la suprema Tromba piena di stridi strani,
Silenzi attraversati dagli Angeli e dai Mondi:
O, l'Omega, ed il raggio violetto dei Suoi Occhi!
Arthur Rimbaud
sabato 18 febbraio 2012
Kamasutra

La tradizione, tranquillizza e rassicura.
Sulla scorta di questo ineluttabile assioma, non c'è da stupirsi che una messa cantata blanda e vetusta come Sanremo abbia potuto attirare milioni di persone.
Non è stata un'edizione indimenticabile quella che si concluderà stasera, questo è certo, però a fronte di molte critiche e qualche rimprovero Sanremo un merito c'è l'ha: racconta il paese e coloro che lo abitano in maniera stupefacente e in un posto come il nostro dove in molti s'affannano ad apparire quello che non sono, questo e bellissimo.
Come siamo messi quindi?
Allucinati (avete visto gli occhi di Papaleo?), imprecisi , sgangherati, confusi. A nulla serve ripararsi dietro l'aureola di un Celentano quantomai deludente e assetato.
Come tutti noi del resto.Bisognosi d'equità e giustizia, pronti a scendere in piazza quando ci negano un diritto e poi bravissimi a chiuderci in casa quando si è comprato il nuovo gioco della Playstation 3.
Spenti, impauriti, balbettanti. Perchè se dev'essere un anziano di 74 anni a spiegarci cos'è il popolo sovrano allora significa che il popolo sovrano non lo è più.
Dominato forse. Supino semmai. E poco importa e nulla cambia se al timone della nave Italia adesso c'è un tecnico. Ci vorrebbe un missionario.
Ma Monti non è Siffredi e imparare il kamasutra ad una certa età è pericoloso.
venerdì 17 febbraio 2012
Filosofico zelo

Sbriciolo febbraio tra le falangi spossate d’inverno e quello che rimane è un sapore acidulo di mandarini e dolciastro di chicchi di melograno.
Se in cielo la nebbia si dirada in cirri candidi e sulla terra il rombare delle automobili raggira la crudeltà della lontananza, posso affermare che il mio filosofico zelo non è altro che epifania di un raggio di sole che illumini i germogli della mia vita.