Oggi ho imparato che il centro per l'impiego (gia' ufficio di collocamento), non colloca alcunche' ma aggiorna posizioni e lucida panchine.
Quelle dove milioni di disoccupati passeranno il resto della loro vita a rammaricarsi per la fatica spesa in tutti gli anni di studio e approfondimento.
Di questioni doverose ma sempre lontane da dove dovrebbero essere.
Al centro di tutto, prima di tutto.
L'impressione che ci si prepari di tutto punto per un appuntamento comunque sempre rimandato e' forte come la frustrazione che ti prende.
Sara' per questo che il centro per l'impiego del mio scaracchio natale, e' situato in un posto sperduto e inavvicinabile ad anima viva.
Per instillare gia' in partenza negli aspiranti lavoratori, sfiducia e prostrazione.
A rimetterci di piu' son comunque le leggi. Leggi come quella Biagi. Non ha reso il lavoro mobile. Ma ha creato lavoratori immobili e professioni liquide, insicure caduche di presente e futuro.
Non pervenuto ma pur sempre aggiornato.
E' il sospetto che il mellifluo sorriso del logo che l'incarna sia in realta' un roboante vaffanculo regna sovrano...
venerdì 28 marzo 2014
mercoledì 26 marzo 2014
Oh me, o vita!
WALT WHITMAN
OH ME, OH VITA!
Oh me, oh vita !
Domande come queste mi perseguitano,
infiniti cortei d’infedeli,
città gremite di stolti,
che vi è di nuovo in tutto questo,
oh me, oh vita !
Risposta:
Che tu sei qui,
che la vita esiste e l’identità,
Che il potente spettacolo continui,
e che tu puoi contribuire con un verso.
( Da "Foglie d'erba", 1855)
OH ME, OH VITA!
Oh me, oh vita !
Domande come queste mi perseguitano,
infiniti cortei d’infedeli,
città gremite di stolti,
che vi è di nuovo in tutto questo,
oh me, oh vita !
Risposta:
Che tu sei qui,
che la vita esiste e l’identità,
Che il potente spettacolo continui,
e che tu puoi contribuire con un verso.
( Da "Foglie d'erba", 1855)
domenica 23 marzo 2014
venerdì 21 marzo 2014
Il Grecale dell'oblio
Pippoli di carta sfumano
Remote primavere
Carboni ardenti
d’annerite intenzioni
languiscono
nel falo’ di un insonne
ricordo.
Un poeta e’ un filo di seta
condannato a morte
dal Grecale dell’oblio.
mercoledì 19 marzo 2014
Buchi neri
Certi giorni son buchi neri. Catturano lo spirito e lo infilano nella tromba di scivolosi ricordi.
Dannosi quanto il buco dell'ozono.
In quel momento capisco come scrivendo, non faccia altro che corteggiare vecchi fantasmi.
Forse uno scrittore non e' altro che un dongiovanni del passato prossimo.
Ma fare il Casanova di un'assenza proprio no.
Di mio padre poi. No al cubo.
Ma in un giorno come questo, non posso non pensare ne avessi avuto almeno uno scarto,
la mia vita sarebbe stata un po' meno a soqquadro.
Dannosi quanto il buco dell'ozono.
In quel momento capisco come scrivendo, non faccia altro che corteggiare vecchi fantasmi.
Forse uno scrittore non e' altro che un dongiovanni del passato prossimo.
Ma fare il Casanova di un'assenza proprio no.
Di mio padre poi. No al cubo.
Ma in un giorno come questo, non posso non pensare ne avessi avuto almeno uno scarto,
la mia vita sarebbe stata un po' meno a soqquadro.
domenica 16 marzo 2014
Il passero solitario
GIACOMO LEOPARDI
IL PASSERO SOLITARIO
D'in su la vetta della torre antica,Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finchè non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
Canti, e così trapassi
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de' provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai cede la sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra
. Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell'aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.
Tu solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni nostra vaghezza
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all'altrui core,
E lor fia voto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? Che di me stesso?
Ahi pentiromi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.
XI Canto .1831)
venerdì 14 marzo 2014
Tremolanti spoglie
Non ho soldi con me
Ma ricordi tanti
Arrotolati in fogli
Cacciati alla meglio
negli angoli
remoti del cappotto
Memorie ambulanti
Del mio diseredato cammino
Scrivo e non so spiegare
Quello che mi detta
la magnitudine dell’indigenza.
Forse è meglio cosi.
La miseria latra inquietudini piu’ grandi
Di queste tremolanti spoglie.
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