giovedì 5 febbraio 2015

Elisa Isoardi:fatale fatina di una difficile opposizione



All’indomani della chiusura del mercato di gennaio, al cospetto della solita imbarcata di stranieri ci accorgiamo quanto sia difficile urlare ancora  Forza Italia. Se poi vedi Silvio Berlusconi mettersi in coda a pietire considerazione come un bavoso pensionato in attesa dell’agognato sussidio di fronte al trionfante Renzi qualcosa non va e la gente mormora.

L’asta di Silvio s’è ammosciata e la bandiera del Berlusca si sta sbiancando a tal punto che ora un passaggio di consegne in seno all’opposizione  pare quasi obbligato se non necessario.

Ma chi potrà sostituirlo?

A suo tempo Matteo Renzi si rese utile sussurrando agli italiani un sogno accessibile distante dall’’alcova degli eccessi berlusconiani.

Ora è diventato un apostolo dello scacchiere politico scaccolando l’opposizione di Destra in tre mosse indebolendo FI costituendola una società satellite  del PD e  spianando la strada alla rinascita della Lega che ha spodestato il bizzoso Grillo quale polo 
eccitatore degli intestini umani . Ora è il turno di Matteo Salvini e la Lega, l’opposizione ineleggibile che ogni governo sogna. Il Grillo Parlante delle viscere degli Italiani lo sta interpretando lui. 

Intanto ha già conquistato la fatale fatina Elisa Isoardi che diciamolo, parla meglio della Pascale e legge il gobbo istituzionale  con  risultati migliori  rispetto alla pur incantevole Boschi.

domenica 1 febbraio 2015

Sergio Mattarella e l'eloquenza del silenzio

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Con Sergio Mattarella eletto  dodicesimo Presidente della Repubblica l’Italia loquace degli ultimi tempi, ha una grande occasione: riscoprire l’eloquenza del silenzio. In molti invece in queste ore, storditi da stormi di pensieri neri, berciano storture tessendo ragnatele di parole che frastornano il senso di una svolta. Quest’ultima, non mette al riparo dalla sferza di nuovi temporali, o la tediosa gazzarra dei partiti, ma a poche ore dalla nascita di un nuovo corso antropico non è giusto esporre un uomo sul patibolo delle frivole propensioni e riflettere invece sul senso intimo di quest’apparente taciturna barriera somatica che rimanda a sopiti acquazzoni, strozzate cantilene nel gorgo della vita.  Ebbene si sappia: il suo silenzio non sarà torpido assenso alle parole taciute di una sponda codarda piuttosto l’urlo che squarcerà le notti come un colpo di mannaia un assurdo velo. Quello dei faccendieri e portaborse che sporcano a più riprese il risvolto nitido di una sudata bandiera. Rispolverando gli occhi assopiti di chi vive in un sogno e non rinuncia all’intenso esprimersi di un sentimento tradito  nel flusso inesausto dei pensieri che si attorcigliano intorno a un palo e sferzano con nuovi tralci il vetro della finestra rivolta sul mondo.

Sergio Mattarella sembra dire: siamo vivi nelle parole che tacciamo. E il suo silenzio ora così criticato è il sangue  del ricordo, non l’oblio che si spaccia per virtù ed è colpa, non la parola detta o scritta, persa appena pronunciata nell’aria o incisa dalla mano sulla carta.
. Senza capire che questa è soltanto la suppurazione degli irrintracciabili, la logica dei dispersi, quella delle lettere accatastate di cui si ignora il mittente, che alla fine della fiera è peggio, molto peggio, di essere anonimi. In tutto questo Sergio Mattarella rappresenta una zona franca dall'appetito  dell'essere.

È una voce sotterranea che ci parla, che ci prende in disparte quando siamo distratti e dice che questo silenzio che intendiamo non è affatto silenzio ma l’unisono delle nostre voci.

Perché lui sarà la nostra voce e noi i suoi figli. E' pur imposto (Renzi lo ha messo lì), non si farà traviare dalla cruda  fiera del disinganno.
O almeno spero.



martedì 27 gennaio 2015

La rivoluzione (solo fotogenica per ora) di Alexis Tsipras



Alexis Tsipras vince le elezioni in Grecia suscitando lo stupito interesse della sinistra radicale e il biondo entusiasmo della chioma nazionalista di Marine Le Pen.

Il “Davide d’Europa” ha tirato in ballo persino l’interattivo Renzi punto di riferimento per quanto gli riguarda,  per la sua politica contro l’austerità predicata dalla Merkel. E L’Euro ne ha subito risentito crollando miseramente lì dove dovrebbe contare sonante e invece è più ricercato della figurina di Pizzaballa. Aldilà delle parziali rettifiche dello stesso leader greco in  prossimità del trionfo, apparso più disponibile alle trattative, il colpaccio di Tsipras dimostra che le difese immunitarie di chi detiene i cordoni della borsetta europea non sono fortissime, e l’Euro, (i falsari lo sanno bene), non è un dogma.

Ringalluzzito dalla vittoria, un economista di Syriza chiede la cancellazione del debito pubblico greco entro sei mesi, minacciando l’uscita dall’euro in caso di riposta negativa. In Portogallo, Spagna, Francia, Italia, scalpitano curiosi alla caccia di un esempio da seguire.

Molto dipenderà dal tasso di tolleranza che la Germania e lo stato maggiore di Bruxelles concederanno al rinvigorito fronte antiausterità europeo.

Io resto dubbioso e attratto. Spiego questo privato twist
emotivo. Confido in una sua coerenza, ma non mi stupirei se il fotogenico elleno, eccitato dalle malizie del potere, derapasse in tutt’altra direzione.  La Grecia dice non resterà nell’Euro, ma il problema interno rimarrà eccome. Il sospetto che la Merkel sia stata solo lo spauracchio contro di cui scatenare un Paese allo stremo anche.

Le eccessive bende tedesche hanno scatenato masse doloranti. Ora Tsipras s’adoperi per far tornare la sua terra, l’orgoglio delle nostre radici e lo sfondo delle altui vacanze.

Altrimenti avrà avuto ragione la tirannica Germania e Tsipras sarà un nome che presto oblieremo come si dimenticano i tratti aurorali di una rivoluzione solo auspicata.

Perché l’Europa l’altro ieri è stata schiaffeggiata non certo abbattuta e i ricatti pur se fotogenici restano solo coreografiche minacce.

In fondo, i pasticci li hanno commessi ad Atene non certo a Berlino e Bruxelles.

Salsicce e cavoletti non fanno una buona dieta sono d’accordo, ma anche la moussaka greca senza un buon digestivo può essere pesante.

lunedì 19 gennaio 2015

Toppe



Noi siamo toppe
di un rocchetto smagliato.

Traditi e slanciati
assecondiamo un ordito
Che trama interstizi.

giovedì 15 gennaio 2015

Il Presidente che vorrei



 Un eroico equilibrista. Questo è stato Giorgio Napolitano. Un enigma quieto in mezzo a tanti,troppi chiassosi rebus. E in nove anni ne abbiamo ingarbugliati parecchi. Nove anni in cui siamo passati da Campioni nel mondo del calcio (2006), a comprimari d’Europa. In tutto.  Per cercare di recuperar posizioni bisogna che il nuovo Presidente sia una trincea che sappia rendere abitabile anche l’angolo più in
digesto d'Italia.  Empatico  carismatico, e senza grilli per la testa. Di tanti Grillini che additano, ma non spiegano, anzi urlano  e allontanano ne è pieno il Parlamento  e l’udito del Paese, a quanto mi risulta, non è migliorato. Deve essere segnato dall’esistenza. Una cicatrice fa esperienza ed esprime nobiltà d'animo. Una garza non  sterilizzata  dalle lesioni dell'ambiente,  tappa ma non risolve anzi infetta la ferita.  Deve occuparsi del Paese non accudire versanti di partito. Deve avere delle idee e se possibile delle convinzioni, non solo un sorriso giovanile e l’alopecia incombente.
Non ci vuole un uomo o una donna.  Ci vuole una persona con gli attributi.  Fare gli eccentrici al passo con i tempi,  attenti alle pari opportunità è sbagliato. Autorizzare ulteriori  opportunistiche stravaganze  pure  al Colle all’egocentrico di turno  erroneo.
 C’è un giogo sinistro che avvince il collo di tutti gli italiani. D’altri affanni il Paese non ha bisogno.
C’è un Parlamento intanto che si riunirà a breve.  Sperare che decida per il bene del Paese è d’obbligo.
Augurarsi che voti la persona giusta, un dovere.
Altrimenti sarà un guaio.