Sembrava una serata come tante, stravaccati su un divano polveroso a digerire una pizza fatta col culo: quattro depressi del cazzo che cercavano di dare un senso alla loro vita. Dovevo cacare; non ho bisogno di fermenti lattici e lassativi pediatrici, datemi solo una pizza cotta male e vi intaserò il cesso per una settimana. Lei era seduta accanto a me e mi guardava attonita mentre mi contorcevo come un cobra con gli occhiali. Se aspettavo ancora un po’ sarei esploso come una mongolfiera.
«Hai bisogno di un lavoro gratificante, che ti faccia stare bene.» mi dice tutta stizzita.
«Bambina, al momento ho bisogno solo di un cesso»
«E' lì il bagno» mi risponde Numero Uno, alzando pigramente il braccio.
«Si è lì, è lì, puoi andare, puoi andare! » gli fa eco Numero Due, tutta eccitata.
Mi convinco e vado al cesso ma senza la mia rivista preferita non riesco a cacciare nemmeno uno stronzo lungo un mignolo. Ritorno sul divano e i tre sono ancora lì che discutono.
«Comunque sei un mediocre e mi devi regalare un diamante!» mi fa lei.
« Sono un postino, ci sguazzo nella mediocrità.»
Non mi piace il mio lavoro, non metto le mani nel corpo di una persona, non indosso camici, toghe e non promuovo farmaci. Non gioco in borsa, non vendo azioni o titoli. Non imbroglio la gente con chiacchiere inutili, non conosco il latino, il greco e non sono mai stato in Francia. Non ha mai letto Boccaccio, Dante o Pasolini;non so usare internet e non scrivo e-mail. Sono un mediocre perché nella vita chi non ha mai avuto nulla ogni tanto deve anche sapersi accontentare e a guardare troppo in alto mi viene il torcicollo.
«Bambina stai tranquilla che un diamante te lo regalo, anche a costo di vendermi un rene.» le rispondo.
Mi stava scappando di nuovo la cacarella. Corro in bagno, c’è un grosso scarafaggio sul pavimento. Lo schiaccio con tutta la forza che ho in corpo e vedo il liquido giallognolo spiaccicarsi sul muro.
Uno a zero per me.