martedì 17 giugno 2014
domenica 15 giugno 2014
L'Italia ha ancora la faccia di Mario Balotelli
Dalla sauna di Manaus l’Italia esce con una certezza: ha ancora la faccia di Mario Balotelli. Sbalordita
alquanto di tanto scetticismo. Ribelle al cospetto di un improvviso abbandono in
ossequio al nuovo che avanza (Immobile ) intimorito s’acquieta e paziente,
aspetta il proprio turno.
Caracolla indifferente Mario da Palermo, col cuore pacificato da fioriti
assensi certo dal suo cilindro d’ebano possa estrarre magia. E’
quasi non gli riesce alla fine del primo tempo con un pallonetto da lido Maria a
puntellare certezze rese friabili da sciagurate defezioni (Buffon), rovinose scelte (Paletta fedele al suo secchiello Sterling non l’ha
mai visto ) e la caparbietà di Prandelli desideroso forse, di disincagliarsi dalla
schiavitu’ della maglia juventina
naturalizzando profili che non hanno nulla di autentico (perche ‘ Paletta e non
Ranocchia, perche’ pre convocare Romulo
e non dare una possibilita' a Florenzi? ).
Ironia della sorte e’ proprio
un bianconero come otto anni fa in Germania Marchisio uno di quelli che ha sofferto
di piu’ la consacrazione ad alti livelli di Pogba a caricarsi sulle spalle le inquietudini
azzurre subito aumentate dai deliri di
una difesa al limite della praticabilità tattica con quel doppio pilota in
cabina di regia che in partite affrancate da esasperati tatticismi come quelle di ieri funziona bene ma contro avversari piu’ ruvidi potrebbe
soffrire .
Non lo e’ piu’ l’Inghilterra
di Roy Hodgson che in barba alla vecchiaia, sfoggia un calcio rapido frizzante e
divertente.
E’ meno male che Rooney in
mezzo a tutte quelle bolle sia rimasto inebetito altrimenti sarebbero stati dolori.
Spazzati via da tre punti che
rincuorano ma non rasserenano, incoraggiano ma
con giudizio.
Se recupera qualche pedina
(in infermeria c’e pure De Sciglio) questa Italia rabberciata e oscura potrà dire la sua e inserire il proprio nome
nella folgorante storia di questo Mondiale improvvisamente orfano delle rassicuranti
geometrie della Spagna anche lei sconvolta da un’esosa naturalizzazione (Costa
al posto di LLorente induce qualche filosofica meditazione ).
Se la riconoscenza di Lippi quattro anni fa non ha pagato, l’intuito di Prandelli potrebbe scrivere una
pagina di calcio fresco e piacevole.
sabato 14 giugno 2014
venerdì 13 giugno 2014
Rivoglio il Mio SKY!!!!!!!!!
Non tanto per la confezione in se' ma per chi l'infiocchetta e in qualche modo rapperesenta.
Mi riferisco ai telecronisti della TV di Stato. Troppo statali per non sembrare solo degli impiegati accatastati alla rinfusa in qualche stropicciato albergo di provincia brasileiro.
Quegli occhi stressati di Volpi e compagnia pelosa
da maldigerite nottate a farfugliare pallone dopo soli 90 minuti di calcio vero fanno tenerezza se non ribrezzo.
Potrei prendere il largo e andarmene lontano ma mi fermo subito e vi spiego.
Cerimonia bellissima da Balliamo sul mondo con i fondoschiena di Jennifer Lopez e Shakira a farci da guida per i sentieri di una partita eccitante come un Cubra Libre alle quattro del pomeriggio con una Croazia frizzante e strepitosa e un Brasile Neymar dipendente. Come a dire se non rolla lui qualcosa andare avanti per i ragazzi di Scolari sara' proibitivo se non impossibile.
Ma il commento ragazzi... il commento di tale Alberto Rimedio e' stato irrimediabilmente languente e sonnacchioso come neanche un funerale di Stato autorizzerebbe.
E' dire che delle esequie ci son pure state ieri sera. Quelle delle regole e del buongusto. I giapponesi sorridono sempre va bene. Ma cosi' servili non me li ricordavo.
Nella vita, bisogna avere il sacrosanto coraggio di andar controcorrente, sciolti dal potere costituito.
Una squadra che ha un centravanti di nome Hulk non ha bisogno di due gol irregolari per esultare. La Roussef non sara' rieletta comunque. Il Brasile andra' avanti lo stesso.
La RAI no. Trasmette solo 25 partite in quest'edizione per colpa di un Montismo di ritorno e colta da improvvisa soggezione e si comporta come gli imbucati alle feste dei VIP.
Sorride, s'ingozza e scappa. Almeno a Mediaset quando si parla di calcio (e non solo ), ci si scoscia e accoscia senza paura di inzaccherarsi un po' nell'inevitabile pozzanghera aliena dalla ritenzione idrica estiva. Quasi a fraternizzare con un consapevole limite.
La RAI no. Infagottata in un tailleur con stampella inclusa ancora incellofanata (avete visto com'era imbalsamata Simona Rolandi?) sorride a comando per dovere d'inquadratura e smoccola improperi dietro le quinte ma se il massimo dell'intrattenimento e' Marino Bartoletti (che pure adoro), che discetta di bossanova allora la chiave non gira e qualcosa non va.
Se poi per sintonizzare un canale devi piazzarti come Sampei alle prese con uno dei suoi mefistofelici pesci Ilaria D'Amico fa bene a trombarsi Buffon e non me.
Rivoglio il mio SKY!!!!!!!!!!!!
giovedì 12 giugno 2014
Breve storia personale dei Mondiali di calcio:quando esser vecchi non significa esser rincoglioniti
Ma
sono anziano. Non anagraficamente intendo. Ma quando ti rendi conto che
le cose che ricordi sono di più di quelle che vivi, allora significa
che sei invecchiato.
Quello che si concluderà tra poche ore è il mio ottavo Mondiale.
Non
tanti per descrivere l'umanità intera ma la storia di una singola
persona quella sì. Meglio ancora se singola per davvero. Il calcio
infatti, è un rito maschile e le intromissioni femminili sono come lo
zampone a Natale: necesssario ma non fondamentale (a me ad esempio, non
piace).
Il
calcio mi ha salvato la vita e mi ha insegnato che lo spettacolo non lo
fanno i colpi di tacco, i tiri ad effetto, le punizioni a giro, le
rovesciate, ma il pallone e i ricordi che puoi attaccarci addosso.
Va
da se, che sono molti i ricordi che potrei attaccare sul pallone della
mia vita che ve l'assicuro non è stata una palla ma una mongolfiera di
emozioni e sentimenti tali che a volte mi meraviglio l'abbia potuta
vivere proprio io.
Sono
nato con la camicia io. Primavera 1982. Mercoledi. Il giorno prediletto
della Nazionale che infatti quella sera e giocava e pareggiava (0 a 0)
con la Grecia. Neanche il tempo di abbracciare la vita che la vita
abbracciava me con le mani di mia cugina che dondolandomi come uno jo
-jò mi insegnava a dire "Campioni del mondo!, Campioni del mondo!!,
Campioni del mondo|||||||| come aveva fatto qualche mese prima, il
mitico Nando Martellini.
Dalle
foto dell'epoca, però intuisco che la questione non mi attirava molto.
Sembravo anzi più interessato a guardare i tedeschi. Uno in particolare.
Il barbuto e ipertricotico Paul Breitner. Segno del destino? Boh!
Mistero glorioso.
Messico
1986. Avevo 4 anni è come tutti guardavo ipnotizzato Diego Armando
Maradona chiedendomi se ci fosse qualcuno in grado di fermarlo. Non lo
sapevo ma una cosa era certa: a messa la domenica, non avrei dovuto
pettinarmi a quel modo.
Italia
1990. Avevo 8 anni e il carrozzone mondiale sbarcò a casa nostra che lo
accogliemmo con tanto di bandierone fuori dal balcone.
L'atmosfera
che si respirava a casa mia, era pari a quella che si sentiva in tutto
il Paese e si guardava attraverso "I ragazzi della III C". Una marea di
aspiranti "Cumenda" pullulava boriosetta e ipereccitata per le strade
del mondo gridando "ci siamo anche noi" e pretendendo un posto al sole
(sarebbe arrivato sei anni dopo), mondano.
Ma erano solo intrusi e basta. Come Totò Schillaci capocannoniere di quel mondiale.
Non
era bello e la sua testa era già devastata da una tremenda calvizie, ma
la sua faccia era incredibile: lo specchio fedele di una generazione.
Ogni volta che segnava (lo fece sei volte),sembrava dire "non so come ho
fatto e non chiedetemelo".
Usa
1994. Avevo 12 anni e di quel Mondiale ricordo tutto. Fu l'unico visto
insieme a mio padre che si deve essere annoiato molto perchè poi non
l'ho più visto.
Apparte
questo, ricordo di aver aspettato molto quel mondiale di cui sapevo
tutto e ho visto tutto: la cerimonia d'apertura con il concerto di Diana
Ross, il pubblico festante, entustiasta ed incompetente, la traversa
colpita e sfasciata da Marcelino Bernal, le foreste tropicali di
Valderrama, l'uccisione di Escobar,il bomber russo Oleg Salenko che fece
5 gol in una sola partita, il vecchio Roger Milla capace a 42 anni di
segnare ancora, l'espulsione di Zola, Signori che faceva il terzino,
l'infortunio di Baresi e il suo recupero lampo, e sopratutto Roberto
Baggio, i suoi dolori, le sue riprese, le sue magie, e il rigore
sbagliato...
Ma
fui contento lo stesso perchè un Mondiale si vince con la squadra non
con unsolo fantastico giocatore. Ed il Brasile era meglio ed ebbe la
meglio seppur ai rigori.
Francia
1998. Avevo 16 anni e l'amore s'abbattè su di me più o meno col fragore
del tiro sulla traversa di Di Biagio contro la Francia. Noi eravamo
migliori ma ce ne accorgemmo tardi. Proprio come me: mi ero innamorato
ma non me ne resi conto. Succede.
Giapporea
(Giappone e Corea 2002. Avevo ventanni e quel 18 giugno 2002 mentre
l'Italia naufragava sotto i fischi di Moreno io scrivevo il mio primo
pezzo per una testata vera e propria. Un emozione straordinaria vissuta
in una camera oscura in compagnia di nove mele verdi e una ragazza
straordinaria e ho detto tutto.
Potrei dirvi del folcloristico Senegal e del peluche Ronaldo ma mi fermo qui.
Austria
- germania 2006. Avevo 24 anni e da due avevo iniziato l'università.
Quell'anno 12 esami superati a pieni voti un'atmosfera da spalle al
muro e una serie di facce. Quella rassicurante di Guido Rossi,
il piangente Moggi, il drammatico Pessotto, il disastro Juve, il mitico Del
Piero (di cui contavo anche le palle toccate), il salvifico Totti,
l'arrembante Grosso, il granitico Materazzi, il duro Lippi, lo svitato
Zidane, il flemmatico Pirlo, e Cannavaro bonzo in trionfo a corte degli imperatori del mondo e noi tifosi sommersi all'infinito in un mare finalmente tutto azzurro...
Serve altro?
Sud Africa 2010. Ho 28 anni, 13 operazioni alle articolazioni per una gamba nuova ed imparato nel frattempo un sacco di cose: ne cito qualcuna in ordine sparso.
So
suonare la vuvuzela, sono sbarcato su facebook e sono incisivo anche
lì a quanto pare. Non avrò mai moltissimi amici, ma sono felice lo stesso che poi credo sia forse la
cosa importante alla fine della fiera e di questo piccolo calderone di
palloni e di ricordi è proprio questo: esser contenti lo stesso. Che
vinca Olanda o Spagna, che il polpo Paolo azzecchi o meno il risultato
di stasera.
Io
mi divertivo con Piolo (alias Paolo Bonolis) e gli octopodi a quanto ne
so, lasciano brutte escoriazioni sulla pelle quindi si salvi chi può...
e vinca il migliore.Brasile 2014: Ho superato i trenta e vorrei avere la freschezza atletica di Insigne per superare gli avversari della vita.
Mi sento come Criscito invece. Escluso perenne da tutto, tutti vivo tempeste cui non segue
una tregua da anni.
Non so se un mese di azzurro mondiale appeso alle lune baiadere di Balotelli, Immobile e Cassano possa cambiare qualcosa.
Il fuso orario ammette discrepanza.
La vita, squartandomi lo specchio delle illusioni , ha gia' fatto il resto.
mercoledì 11 giugno 2014
Poche indicazioni
Da tanto scartoffiare
Poche indicazioni giungono
Al mio occhio pallido
Larva un destino
Che come uno spettro scompare.
sabato 7 giugno 2014
E 'anch'io m'annero
La piuma senza un ventricolo
Da far palpitare.
E’ anch’io m’annero
All’ombra di un ricordo
sbiadito
Tra le rughe di un volto
mendace;
Fallite carezze
Stropicciano remoti
Sguardi bovini.
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