sabato 28 giugno 2014

La fame ride



Una parola  salmastra

Non sciorina sorrisi

Saziati di luna.

 La fame ride

Tra pane secco

E punti neri.

giovedì 26 giugno 2014

A Ciro Esposito



Vene piene d’inchiostro

Non ancorano bramanti

Certezze d’ossa gelate

Nell’eco di sordi respiri

In agonizzante ingiustizia dissolti.

Dall’immane urlo del rimpianto

Serrato in claustrofobo petto

Nessun cartello 

Riscatterà

le tue ciglia affondate nella polvere

del sonno eterno.

Un lieto fulmineo segno

Ristori cordoni affranti

E’ continui a trovare

Insperate radici

In mondi inenarrabili
di sogno.

Cosicché nel luminoso empireo del cielo

Possano risuonare echi finalmente innocenti.


mercoledì 25 giugno 2014

Disastro Italia: nudi, cornuti e morsicati



Nudi, cornuti e morsicati. Questo l’orrido climax dettato dall’aspra calura di Natal. Inospitale placenta di sacrosanti verdetti, in pochi piangono la dipartita di questa Italia composta piu’ per dovere statistico che per effettivo desiderio di lasciare il segno. Impossibile se conti fino a 3 (Buffon, Pirlo, Balotelli) e tutto il resto e’ prigioniero d’oscuri adattamenti (Darmian e’ un centrale difensivo adeguato in fascia per penuria di materiale umano),  e file di compassati  passeggiatori in mezzo al campo.

Facile per l’Italia passare da prostituta del mondo a questo punto costretta ad elemosinar piazzole di sostegno in  mezzo ad un esagitato vorticar di glutei in cui Balotelli il nostro dolente Mandingo, e’ sembrato piu’ rabbuiato del solito. Simbolo di un integrazione difficile, il colored di Concesio ha tradito milioni di ventricoli lasciando al pallone il compito di scrivere impietose sentenze. Perche’ il pallone non tradisce mai e va dove la forza dei sogni lo indirizza.  Noi non lo facciamo piu’ da tempo e’ il mondo e’ una sbiadita cartolina da noi oggi giustamente,  piu’ lontana.

Compressi da Twitter, spalmati su Facebook, bofonchiamo alternative auspicando svolte.

A Cesare Prandelli sarebbe bastato ruotare il mappamondo per capire che le nostre ali erano altrove. Criscito e Santon passerotti non proprio di periferia del nostro calcio,  avrebbero inciso di piu’ e difeso meglio la maglia almeno quanto e forse piu’ del timido De Sciglio e  l’impacciato Abate.

Ma la pigrizia ha avuto la meglio, e Don Matteo non e’ un’aura transitabile in panchina.

Disgustoso trincerarsi poi, dietro un opinabile codice etico. Come se in porta si dovesse andare con la fedina penale piu’ che con imprevedibili qualità tecniche e  atletiche.

Emblematico quindi che l’uomo piu’ pericoloso dell’intera spedizione italiana sia stato il flemmatico Pirlo cui la barba da Chuck Norris  solitario profeta in mezzo al deserto brasiliano, forse ha creato piu problemi che altro.

Le sue parabole fiacche e appannate narrano molto e nascondono poco dell’agonia del pallone italiano.

Parlano di un calcio nevrotico irridente nei confronti della poesia dell’istante. Ancora piu’ invisibile  se nessuno ti asseconda. Difficile possa farlo Cassano asservito da Prandelli a  mossa della disperazione e forse proprio per questo, ancora una volta inceppato nelle prigioni di una vita .

Il pallone racconta rivoluzioni alle porte. Questo aveva parlato di Immobile e Cerci. Inspiegabilmente divisi in azzurro, non son mai stati messi in grado d’incidere davvero. Piegati da un volto da copertina si son dovuti accontentare di spiccioli e segmenti.

Se l’Italia non desidera gli italiani. giusto che il mondo non sogni l’Italia.

E resti in un angolo ad imprecar cieca e perbenista. contro iniqui arbitraggi  e incisivi molesti.

In fondo, son da ricordare piu’ quelli, che tiri nella porta avversaria. E fa male lo stesso. Almeno quanto non sapere se quattro anni e un altro Mondiale, sapranno fare da antitetanica.

lunedì 23 giugno 2014

Papa Francesco in Calabria: una verde tregua per sperare



Quante volte si sara’ appoggiato sui balconi  di San Pietro , e nessuno lo ha mai guardato così. Non credo sia autosuggestione collettiva. Vedo migliaia di occhi che guardano in avanti , e obiettivi puntati: telecamere e telefonini, come se la folla volesse parlare col cielo. Una volta tanto per davvero. Arrivano folate di sguardi  sorpresi. Quando gli uomini non sapevano che fare, nell’antichità, osservavano il volo degli uccelli. Oggi sono talmente disorientati che si  scrutano anche quando restano fermi. E fanno male. Senza prendersi sul serio. Il Papa li ha fatti incrociare. Provvidenza papale. Papale papale.

  Si chiama Francesco e per una volta Assisi non c'entra nulla . Alleluia. S
ono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo. Novità in arrivo, è evidente. L’uomo – perché è un uomo  – ha cadenza sudamericana e il tono dei papi di montagna: Giovanni, Giovanni Paolo. l’ideale per chi sta in coda ad  uno stivale e sottoterra nella vita. Ma a differenza degli esseri umani, una tartaruga non si preoccupa: aspetta. Posso dirlo? Più che fedeli, alcuni mi sembrano curiosi, cabalisti, chiaroveggenti, scommettitori, giocatori dei giochi strambi degli esseri umani.

Come sembra ordinato, il mondo, dal punto di vista di una tartaruga. La distanza è magnanima con le imperfezioni. E quante sono, le imperfezioni, anche nelle chiese che da qui scorgo  a perdita d’occhio, e si mescolano volentieri ad altri palazzi, pieni di denari, cravatte e di tailleur.

Stanca di guardare un balcone –- la folla ha preso a osservare la chiesa e chi ci abita dentro prigioniera di un’attesa che sembra infinita. Cavolo son contento. Bello lasciare tutti nell’incertezza: gli esseri umani sono tanto conformisti che qualcuno, là sotto, tra poco mi chiamerà “altezza”. Sì, conformisti: anche quando pensano di essere nuovi e diversi. E ossessivi, con quegli strumenti lampeggianti. Vogliono fotografie per ricordare, ma intanto dimenticano di vedere. Cercano le prove di aver vissuto. Sbagliano. Dio non ha lasciato solo in cielo le tracce delle sue infinite opere Ma ha vissuto, e questa è stata la sua  gioia. Ed anche un po’ la sua croce.
Ed intanto non si sente che urlare. E penso che Jovanotti si e’ sbagliato. Radio Baccano non fa il mondo piu’ cristiano. Eppur impazzito di gioia non va meglio, e una volta di piu’ capisco che gli esseri umani non capiscono.

Gli esseri umani non capiscono che ci sono momenti in cui è bene non far nulla, e attendere. Non parlare, ma ascoltare. Rinunciare alle faccine di Facebook si puo’senza dimenticare di omettere le scorciatoie verbali di  Twitter! Anche la sintesi può essere incontinente. “ Uao oggi  ho visto il Papa Me lo aspettavo piu’alto! Papa Francesco e’ bravo, ma non è Totti”. “Inadeguatezza ed emozione, mescolate, producono ovvietà. Siamo scampati ad una pontificia tempesta di banalità, e non è certo colpa del Papa. Ma di una generica assenza che una carica non puo' colmare, ma una volta ogni tanto, rimpinza.

E’ agitata, la folla, nell’attesa. Non è il caso. Lo Spirito Santo è una colomba, volatile nobile. Sa quel che fa, e domenica  è stata  la sua giornata. Una tartaruga, domenica è stata solo uno spettatore. Ma sa quando farsi portare dalla libidine per vedere da vicino la storia che cambia. Perché  qualcosa domenica e' cambiato: ne sono certo. Anche se tra un po' di traverse e passaggi a vuoto il tutto diventera' aneddoto da ombrellone storto.

L'incanto rimane. Eppure con quello si foraggia un sogno.
Ecco, il sentiero si sta scaldando, l’entusiasmo che sale stavolta ha il verde   colore della speranza.  Sembra incredibile, ma potrebbe accadere. Perfino gli esseri umani quassù tra poco spereranno.

sabato 21 giugno 2014

Il tempo



Congiunzione astratta
Di uno spazio ostile
Il tempo dirada echi lontani.
Confondendoli per palpiti di cuore
Decessi senza l’anestetico di un  funerale.

Italia : ritorno al presente



Ritorno al presente non e’ piu’ il titolo di un flop televisivo di Carlo Conti del 2005 ma l’amaro specchio in cui riflettere i destini di una Nazionale costruita in fretta e male assortita con convocazioni opportunistiche e non rispondenti ad un modulo di gioco troppo speculare per essere davvero incisivo.
Quasi che la partita si dovesse giocare col termometro in mano, per tutta la settimana l;Italia ha invocato un illegittimo time –out creando involontariamente un umido alibi  a tutti i giocatori in campo i quali infatti, non hanno mai affondato il colpo limitandosi a gestire un  lento possesso palla da balera estiva con Motta cosi ‘ orgoglioso della gentilezza di un passaporto italiano da dimenticare del tutto la “garra” sudamericana.
Ai costaricani non e’ parso vero approfittare della fragilità italiana troppo legata a Pirlo (unico campione in rosa) frenata sulle fasce da un sopravvalutassimo Candreva (ora il mondo lo conosce davvero)  e un arrangiato Marchisio incapaci di mettere in movimento il solito Balotelli cui manca sempre qualcosa per conquistare il mondo.
Ieri si e’ allontanato il mondo per l’Italia. Inutile corteggiarlo naturalizzando scarsicriniti passeggiatori d’oltreoceano  (Paletta, Motta) quando di fronte hai un globo bavoso di gloria e riscatto.
Si chiamino Ruiz o Bolanos non ha nessuna importanza. Le partite non si vincono con l’estratto conto ne con i calcoli algebrici di una risicata differenza reti.
In Italia fioccano gia’ lagne di questo tipo. Secondo me a Cavani e Suarez  (47 gol in due nei rispettivi campionati d’appartenenza quest'anno
), queste giaculatore preventive  non interessano e se come credo, saremo sbattuti fuori da questo torrido Mondiale non sara’ punto scandaloso ma la logica conseguenza di un movimento pallonaio che naturalizza senza valorizzare, improvvisa senza programmare, perde e spera di passare, svanisce senza far sognare.

mercoledì 18 giugno 2014

Telline di rimpianto



Un masso sulla testa

non leviga lune

d’amianto nel
cuore

ed arenato nel procelloso

 mare del desiderio

pesco telline di rimpianto.