giovedì 20 aprile 2017

L'ombra agra del ”chi sei?”

Aprile sciatta futuro.
E guasta squadrare la parabola perplessa del redante:
lo riconduce all’oblio l'ombra agra del ”chi sei?”,
una ragna che frena la sua voglia di avanzare là, dove l’abisso si prepara a voltare.


martedì 18 aprile 2017

Lo sfregio della morte di Gianni Boncompagni

Allo sfregio occorre rispondere con altrettanto smacco. Quello generante  al solito,sconcerto e sorpresa.
Solo così ci si riprende dall'’insulto e si procede all’ossequio di Gianni Boncompagni, che a dispetto del seguito e quasi boccaccesco cognome di compari ne ha avuti pochi, pochissimi.
A dirla tutta poi, sempre di quelli si parla e si è spettegolato in queste ore di universale congedo.
Arbore innanzitutto. Senza calcolare la debita differenza, esistente tra loro,   spesso i due si son confusi, mescolati, ammassati in un amplesso non sempre docile ed efficace rappresentando comunque  il dualismo alacre  e laborioso  dell’intestino del Paese uno  (Arbore), l'elegia del conformismo , lo stereotipo tradizionalista, l'approccio borghese di "Quelli della notte" – riluttante l’aggressione  sarcastica al contemporaneo, ma racconto intelligente del reale-, senza dimenticare l'invecchiamento apatico di chi, dai lussi di "Alto gradimento", è scivolato ai ranci dell'Orchestra italiana, vera e propria spanciata di pomposità vesuviana.
Boncompagni, invece, ha coraggiosamente e inevitabilmente -visto il soggetto- battuto nel tempo la decadenza dell'essere, la pochezza delle nostre presunte qualità nazionali -svendute tutte e subito al primo offerente-, incorniciando anno dopo anno il tema più contemporaneo e dolente  che possa essere rappresentato: quello del vuoto, del nulla. Della danza attorno a un baratro sempre più ampio e fondo.
Questo, e nient’altro, spettri del nostro cataclisma, sono stati Ambra e le bamboline di "Non è la Rai", la Raffaella Carrà che contava i fagioli all'ora di pranzo, la Parietti del non obliabile "Macao" -vera e propria chiavica postmoderna-; e anche Piero Chiambretti, che con la regia di Boncompagni ha  rivelato la sua vera anima: non certo  pestifera  e canaglia, com'era apparso da principio, ma mite e massificante come s'è visto poi.
Avrebbero dovuto premiare il soldato Gianni, con una medaglia d'oro, per l'assoluto onere dolo- nel documentare l’indigenza italica. E, affidargli, magari, un ultimo e folle programma, dove raccontare in vecchiaia anche lo strazio corrente.
Avrebbe potuto, e lo avrebbe  fatto benissimo.
La morte è giunta prima però, a cavare ogni scialo.;
siamo in Italia comunque e va bene che non tutto sia opportuno.

Pure questo in fondo.
(Forse).



venerdì 7 aprile 2017

Sette anni di Arazzi e Scazzi e voi tutti

Sette anni. Di Arazzi e Scazzi e voi tutti .
Potrei adesso  esondare in  sussiegosi salamelecchi e fare il giro d'ogni tana da dove  è venuto e gradassa  il vostro eco.
Ma non so farlo: son piccolo e discreto
Vi abbraccio tutti però con un GRAZIE enorme sulla porta 
( Mi raccomando falangi svelte: dateci dentro con la torta chè si continua con la malia della parola e ci sarà bisogno di un sacco d'energia per portarla a spasso!!!!!!!).

mercoledì 5 aprile 2017

L'anno al contrario

Il dramma cari  lettori,  è semplice.
Spiego.
Tra poche ore è il mio compleanno ma siccome non voglio pensarci metto al contrario il calendario e m’invento un’altra vita.
Così facendo invertendo l’anno di nascita  scopro che ...

Ho compiuto  ottantanove anni  venerdì scorso. Se non fosse per questa tastiera che tempesto di voglie non ci sarebbe molto per cui attizzarsi. Ho perso mia moglie tre  anni e mezzo fa. Il 19 luglio 2013, e non vivo più. Chè la tastiera è solo un rigo giustificato di rimpianti. Per cui è onesto annullarsi a questo punto e digitarlo in maiuscolo IO NON VIVO. Digito la vita: questa  sera  sa di nebbia e di vecchi treni presi in un'aurora livida e fumosa.
E, come Proust, posso riscoprire il gusto perduto, quell'amore sotto pelle che non sapevo neanche cosa fosse, le ragazze sedute sui ginocchi nello scompartimento affollato.
Non mi vedo ma sento è già questo respirare plurimo giustifica azione..
Lentamente la nebbia svanirà e mi rivelerà questo presente.
Le ragazze saranno ancora là, su quel treno che viaggia verso l'alba.

Risp

martedì 21 marzo 2017

Non c'è calamaio nell'escrescenza di una faida

Non c’è calamaio nell’escrescenza di una faida
Solo pareti da stuccare
Nel plumbeo di un abbandono
Piombato di saliva
China su una  sciatica presenza
In sghemba adesione
Di uno scollato scomparto
..
.
Assente, serto laterizi frizionato nel vuoto di uno strazio

Scrivo per quel che non c’è e sbuffando sbatte la porta.

mercoledì 8 marzo 2017

La fola del fiorire

Un ristagno di corvi
al tristo dei picchi
vela di rea fatica
la fola del fiorire.

E la rivolta trabocca
prologhi mortiferi
in testa.

domenica 12 febbraio 2017

La quinta serata del Festivak di Sanremo e l'anteprima carnascialesca di Occidentalis' Karma

Namasté, alé!
C’è voluto un sacco di valeriana e un bidone di collirio, ma alla fine la rivoluzione tanto vaticinata è avvenuta: la scimmia ballerina ha battuto i cani striduli di queste sere issando sul gradino più alto del podio del Festival di Sanremo letizia, ironia e contemporaneità davanti alla venerabile  ma scontata Mannoia e al coraggioso e selvatico Ermal Meta.
La questione, storcerà la corda vocale di qualcuno, (Al Bano in primis), ma istantanea alla perfezione il desiderio rispettabile ed umano del popolo italiano di fuggire dal pentagramma dell’ovvio per affrontare  ballonzolando, le proprie frustrazioni: calce viva di un Italia dove se è vietato morire come canta esatto Meta, non  si vive comunque tanto bene.
Aspettando il carnevale, niente male come anteprima.
Applaudiamo quindi con forza colui il quale ha onorato estro e intelletto stornando dalla gloria ugole e volti celebrati da una fotogenia miope e spicciola, riscattando in parte, fragilità ataviche del tubo catodico schierante sul palco, mutilati, soccorritori, stacanovisti, vecchi, bambini, laboriose e turbate levatrici; manovali inconsapevoli e travagliati di una solidarietà da divano molesta e greve.
Ma d’altra parte quando punti tutto su Maria la  sciagura alza share è dietro l’angolo.
Sul palco restano il romanticismo sempreverde di Zarrillo e la bellezza assunta e inedita di Paola Turci, l’irriducibilità accigliata e meritevole di Marco Masini e il sacco dell’immondizia indossato con immensa grazia e somma bravura da Giorgia.
 Come dite? Tutto il resto?
Rastrello e spazzatura.
Su cui ora Francesco Gabbani e la sua scimmia  balleranno   nudi e vittoriosi consapevoli comunque che la loro affermazione è l'eccezione, non la regola.
E aspettando Carnevale va benissimo.