sabato 18 agosto 2018

CR7 E GLI ALTRI IL PAGELLONE DEL MERCATO AUSPICI E FATI DEL PALLONE CHE VERRA’...



Il livello   del calcio italiano ragazzi s’è alzato. Il volume degli affari conclusi anche. È poi saran anche prestiti ma se indossano   la maglia della squadra del cuore poco importa.
Il mercato è gioia pura e pur transitoria fa parte della vita.
Più bella quando vedi la Juventus metter davanti CR7 tanto da inacidire ciò che fino a due estati fa era merce pregiata.
Quel Gonzalo Higuain andato a far la bella vita e tanti gol nel Milan resuscitato dai milanisti Leonardo e Maldini chiamati a far risplendere quell’oro che i misteri della Cina avevano fuso fuggendo alla chetichella in un sinistro cono d’ombra.
Dal quale son emersi finalmente i cinesi interisti con un mercato sensato e potentissimo capace di proiettare gli uomini di Spalletti ad antagonisti assoluti del dominio bianconero.
Chi ha deluso e dovrà ripartire daccapo è il Napoli.
Ancelotti è un graditissimo ritorno ma il fantasma di Sarri ancora aleggia e sarà complicato scacciarlo definitivamente.
Chi può spiccare il volo è la Roma di Monchi. Profondità di campo e occhi rapaci ne han fatto un autentico protagonista. I suoi non saran da meno.
Come tutte le altre squadre in fondo. Tutte han fatto il massimo pur di restar aggrappate al sogno SERIE A
Analizzare squadra per squadra non potrà che far bene.  Andiamo a cominciare!

Atalanta 6,5
Gasperini si lamenta ma a ben vedere non ne ha motivo.
È vero son andati via Caldara, Cristante e Petagna ma Varnier, Pasalic e Zapata offrono comunque ampie garanzie e un altro sogno europeo tutto da vivere. Da protagonista ovviamente.
Da tener d’occhio Mancini e Barrow.
E attenzione a Rigoni per una Dea Bergamasca dal futuro sempre più florido e argentino.

Bologna 5.
Incomprensibile. Il ritorno di Pippo Inzaghi in A meritava ben altra assistenza. 
Skorupski, Danilo, Mattiello, Falcinelli non compensano i tanti, troppi interrogativi che circondano questa squadra.
Di sicuro lotterà senza i tempi morti caratterizzanti la gestione Donadoni. Intendiamoci: ci son squadre peggiori, ma sul mercato si doveva far di più.
Sarà comunque salvezza perché Dzemaili e Palacio saran   ancora determinante e la voglia matta di Inzaghi di far bene farà la differenza.
Resuscitasse anche Destro saremmo tutti felici.
Cagliari 6.
Ci ha preso gusto Giulini con la Serie A.
Ogni anno stupisce i suoi tifosi inserendo in squadra qualche vecchia gloria del calcio mondiale e in tutti i casi se la cava sempre.
Tutto è cominciato con il portoghese Bruno Alves per poi proseguire col l’olandese Van Der Wiel.
Quest’anno tocca al croato Dario Srna mostrare come si vince a una squadra che ha acquisito anche il dinamismo di Castro in mezzo e per 10 milioni di euro i gol di Cerri
Sau è rimasto. Joao Pedro tornerà presto a garantire classe e salvezza a un Maran che a Verona in fondo, ammaliato dalle grazie di Giulietta, s’era un po' perso.

Chievo 5,5.
Diciamolo senza pudore: al suo posto ci doveva essere il Crotone.
Nell’estate in cui son fallite Avellino, Bari, Cesena è un vizio di forma a tenere i clivensi in serie A.
L’incertezza di categoria ha frenato qualsiasi impeto spendaccione.
Solo alla fine son giunti l’esperienza di Rossettini in difesa i e i muscoli di Obi a centrocampo.
Un po' poco per sperare in una salvezza tranquilla.
D’Anna ha dalla sua un gioco d’attacco che può esaltare il frizzante dinamismo di Giaccherini e la voglia di mettersi in evidenza di Djordjevic annichilito dagli anni di naftalina alla Lazio.
A lui il compito di sostituire Inglese fuggito dal traffico di punte di Napoli per rigenerarsi nella paciosa Parma.
Ha fatto bene. La periferia pallonara è il suo regno.
Sarà così anche per il desaparecido serbo in quel di Verona?
Il Chievo sarà ancora un miracolo da cui trarre ispirazione e giovamento?
A Crotone c’è da scommetterci sperano di no.
Empoli 5,5
Avessero acquisito un po' d’esperienza in avanti, oltre al pur dotato La Gumina, il voto poteva esser più alto.
Bene la difesa con Barba Silvestre e Antonelli. In mezzo è rimasto Krunic insieme a Zajc chiamato a dar qualità ad un attacco dove v’è ancora il solito Michedlidze ma forse non basta.
Andreazzoli in panca può far bene e tanto sperare da un Caputo chiamato a sfatare il tabù di quanti vengono dalla B.

Fiorentina 7.
 Se credi in un progetto, non v’è bisogno di stravolgerlo ogni anno.
A Firenze lo sanno e infatti nell’intelaiatura che tanto bene s’è comportata l’anno scorso ha apportato quei correttivi ideali a sognare in grande.
Mirallas e Pjaça son un lusso che in pochi possono permettersi e Chiesa e Simeone già godono.
È tutta Firenze assieme a loro.
Astori da lassù sicuro sorride.

Frosinone 6.
Sufficienza piena per il coraggio di provarci davvero.
Poi assieme a una pattuglia di mestieranti del pallone esotiche puntate dal passato glorioso e qualche promessa non mantenuta dal carattere labile e futuro incerto.
Campbell dall’Arsenal su tutti.
La A è una serie che non concede azzardi però.
A Moreno Longo dimostrare che il Frosinone non è un fiasco.
La società c’è l’ha messa tutta.
Genoa 6
nel solito labirinto rossoblù difficile farsi largo con assolute certezze.
Accanto a uomini di provata esperienza e graditi ritorni (Sandro, Criscito) autentiche scommesse (Kouamè, Piatek) e una inclinazione esterofila forse esagerata per calibrare al meglio le ambizioni del Grifone corroborate da un Favilli davvero scintillante in precampionato.
A mister Ballardini l’arduo compito e che sia rimasto Lapadula alla fine, non è un male.
Anzi.
Inter 8.
Si perché se la Juve può contare sul migliore di tutti l’Inter intera ha una squadra pronta a tutto per mettere in dubbio la cosa.
L’unica che può farlo davvero con dovizia di licenza e cognizione di causa.
De Vrij, Vrsaliko, l’eclettico Asamoah non son inferiori a Bonucci, Cancelo, Emre Can.
Se poi avanzi e ti ritrovi Naingolan al centro e Politano e Keita in fascia Martinez può crescer bene e Icardi esser felice re del gol.
Ricordando semmai c’è ne fosse bisogno che CR7 non vuol dire vittoria sicura.
L’Inter in Coppa Campioni v’è andata con un gol di Vecino.
Juventus 9, 5
Perché il 7 lo porta CR e se poi sommi i 5 Palloni d’oro fai un numero che non esiste.
Tornando seri la squadra v’è tutta e anche di più vincerà di sicuro
Epperò aver regalato all’Inter la duttilità tattica del prezioso Asamoah per il misero e rotto Spinazzola la cessione doppia di Caldara e Higuain ad un potenziale rivale e l’indecente trattamento riservato a Marchisio fan riflettere e squarciano ferino l’empireo bianconero.
Non si tratta così un Principino.
Nemmeno di fronte al Re.
Nessun alla fine ci farà caso, ma il rispetto conta.
Anche quando la vittoria è certa.
Come in questo caso.

Lazio 6,5
E tutti a dire: ha tenuto Immobile e Savic ma Acerbi non è De Vrij e Correa non ha i colpi di Anderson e non è detto il miracolo si ripeta.
Badelj in mezzo è gran cosa per una grande Lazio.
A Simone Inzaghi il compito di farla grandissima.
Attenzione; non è scontato.

Milan 7,5
Perché il Milan c’è alla grande non solo per i regali altrui (Caldara, Higuain)
Reina, Laxalt Bakayoko e Castillrjo son colpi che testimoniano serenità, competenza tecnica e una posizione Champions assolutamente alla portata.
Gattuso se non perde la testa può farcela.
Aver Maldini e Leonardo a guardargli le spalle non può far altro che bene.
A tutti.

Napoli 6,5
Perché se porti Ancelotti devi far di più dannazione.
Si sognavano Luiz, Vidal Benzema

È tornato Maksimovic e son arrivati Ruiz e Verdi buoni per carità ma non quelli che permettono il salto di qualità capace di far la differenza.
Sarebbe bastato poco. È stato fatto pochissimo.
È quell’Ospina raccattato alla spicciolata in fil di sirena racconta meglio di qualunque altra cosa la lentezza partenopea che ritrova Milik (evviva) ma Hamsik in regia non funziona e un Kovacic in cabina sarebbe stato opportuno.
Ma si sa a De Laurentiis piacciono Parenti e Vanzina non proprio dei campionissimi
Proprio come questo Napoli che c’è ma fino a questo momento non s’è visto.
Ancelotti saprà trovarlo di sicuro ma dovrà impegnarsi parecchio.
Parma 5,5
Non inganni quel Gervinho all’ultimo istante
Il Parma soffrirà tanto.
Inter e Napoli han regalato tanto alla causa parmense ma non basta a far la differenza.
Roma 7
Il dinamismo di Monchi è ammirevole ma cambiar tanto non fa rima con scudetto o ulteriori sogni di gloria
Quel Pastore relegato in mediana poi, indispettisce tanto.
Un posto in Coppa c’è ma non di più.
Sampdoria 5
Tonelli, Jankto, Saponara Defrel non alimentano sogni di gloria.
Kownacki una buona speranza, ma serviva di più.
Sassuolo 7
La provincia che la grana c’è l’ha e non la nasconde.
Evviva.
L’autorevolezza con la quale ha operato la società e ammirevole.
De Zerbi in panca garanzia di creatività e successo e un posto UEFA non troppo lontano.
Spal 6.
Ovvero una
tranquilla salvezza senza patemi ne bruschette di sofferenza negli occhi.
Doro, Missiroli e Petagna i fiori all’occhiello di una campagna acquisti mirata e sostanziosa.
Viviani a centrocampo una sciccheria inspiegabilmente trascurata dai grandi club.
Lazzari un turbo.
Torino 7 Izzo, Soriano e Zaza sono gran cosa.
Ergo se Mazzarri e il Toro non fanno il botto quest’anno mai più.
Belotti è rimasto anche per quello.
Udinese 4
Venti milioni per Mandragora e poi una esosa escursione pedatoria per l’universo mondo pallonaro partoriscono una creatura ancora lontana dall’essere una squadra.
La presta eliminazione in Coppa Italia contro il Benevento dice tutto sulla fragilità della compagine friulana peraltro affidata ad un allenatore ispanico proveniente dalle secche della serie B iberica.
 Ma Guardiola non abita qui.
Stasera gioca Ronaldo e questa Udinese rischia d’essere l’unica maglia bianconera a non sorridere quest’anno.



martedì 31 luglio 2018

CARA DAISY...


Cara Daisy,
Cauto m’accosto alla tua vicenda e m’accorgo ch’oggi ho aria a sufficienza per dubitare di tutto, per desiderare l’inutile, e rifiutare una nazione stando serrato tra le dita di un’omissione e inorridire dalla sponda di un’abiura.
Scatto da una sedia vuota d’aggettivi detestando le cose per la loro nudità, la controversia solita, per parole troppo scarne, d’acchito alla fine e’ un presente da confidare e un passato che rimorde.
L’arroganza dei luoghi comuni, infatti, aurora solo la ricerca spasmodica di un montante riparo, al tramonto di scongiuri elementari “nessuna aggravante razziale” come ingenuo rimedio al silenzio.
Un modo come un altro credo, per separarsi lentamente, scostandosi di lato, in una distanza che s’e’ già presa il cuore vorace aruspice d’altre tenebre .
Quasi subito la mente inventa scuse, reclama attenuanti, per non sentirsi sconfitta, e tra le sue pieghe, passeggia solitaria e ferita rincorrendo un pareggio che troppo in fretta diventa rimorso.
Nessun incanto potrà mai essere sincronia, empatica simbiosi;
Non v’e’ meraviglia se non nel distacco.
Ma dimmi un po’ a chi giova questo vivere sgarbato … e fingere ancora di non aver sentito.


sabato 14 luglio 2018

Cristiano Ronaldo slls Juventus : un bene per tutti



Dunque amici ricomponiamoci e diciamolo  forte e chiaro tutti insieme : CRISTANO RONALDO E’ UN NUOVO GIOCATORE DELLA JUVENTUS.
Quella che fin a qualche giorno fa, sembrava una sboronata da eccesso di spritz è ora una realtà fatta e finita.
Per il campionato italiano forse sì. Per i fiori e le opere di bene a un sistema calcio commissariato e fuori dal mondo è l’inizio di un godimento insperato, inatteso ed anche per questo fenomenale da risarcire tutti quelli che quest’anno non han affumicato giardini con colossali grigliate e adesso van a dormire con l'idea meravigliosa di Ronaldo in testa.
A tutto.  Al mondo che adesso sa che la Juventus non è solo brava ad arrivare alle finali di Coppa dei Campioni ma i CAMPIONI è capace di prenderli pure lei portandolo a giocare in posti e stadi non del tutto irreprensibili e noti ai più.
Pensate alla festa dei tifosi di Empoli e Frosinone quando si ritroveranno CR7 a casa loro. Pensate cose sarebbe successo a Crotone. 
Cosa è accaduto alla Juventus che una volta fiutato l’affare non se l’è lasciato sfuggire senza menar   l’EMRE CAN  per l’aia (a proposito: è arrivato anche lui).
Nei giorni di Cancelo Mendes sussurra ai dirigenti bianconeri ” Cristiano vuol provare qualcosa di nuovo . A voi può interessare?”
Marotta e Paratici han detto “certo che sì” e allora sulle note “di” vorrei non vorrei ma se vuoi” via Rugani e Higuain e 105 milioni subito in viaggio verso Madrid per un’icona interplanetaria. Perche la potenza è nulla senza il controllo ma se metti un  Ronaldo al centro il successo è assicurato.
Chiedere per informazioni ai tifosi dell’Inter.
Da ieri pomeriggio anche la Juventus ha il “suo” Fenomeno.
Lo sa il Mondo. Lo imparerà l’Italia con un indotto a strisce bianconere inimmaginabile.
Spostando davvero gli equilibri. Senza ghigni farlocchi in fotocamera in rossonero vestito.
In campo soprattutto dove non segnerà caterve di gol come in Spagna, ma farà tanto e bene in Europa. Laddove conta. Perché lui sa come si vince.
Dybala ancora no e, infatti, è quello che “rischia” di più nel parco attaccanti juventino.
O trova la consacrazione o è meglio cambi aria .
La Juventus resterà in testa comunque perché nel corso degli anni s’è mossa a piccoli passi partendo da Matri e Vucinic (in sostanza lo stanzino delle scope calcistico) per arrivare a Mandzukic e Costa (caviale e champagne pallonaro) mentre gli altri han fatto melina sperando in manne asiatiche e misteriosi fondi.
Alla fine la domanda è legittima cari lettori: questa serie A ha ancora senso?
Certo che sì. Perché oltre Ronaldo c’è di più.
Carlo Ancelotti ad esempio sulla panchina del Napoli. Uno che Ronaldo lo conosce bene e come lui sa come si trionfa.
Il giusto  slancio con l’occhio acchiappesco del tecnico di Reggiolo per andare oltre Sarri e i suoi  languidi incanti.
C’è l’Inter finalmente padrona di sé e del suo futuro con un ninja in più sulla trequarti. C’è la Roma con un Pastore in mezzo al campo.
Una volta dicevano era buono.
Basteranno un ninja è un pastore ad abbattere il Golia Ronaldo?
Forse no ma chi di voi ha guardato le Tartarughe Ninja da piccolo e legge la Bibbia da grande sa già che è possibile.
E’ nella possibilità v’è sempre un pezzo di futuro.
Più bello con Ronaldo in campo vedrete.



domenica 1 luglio 2018

LEO MESSI E L'ARGENTINA : UN AMORE RIMASTO SENZA STORIA.


Caro Leo,
L'onere della prova è sempre stato nel tuo campo - l'amore disegnato perché fosse felice e poi grafito su un muro di rimpianto, istoriato in una colonna di sale, il trionfo della sconfitta inciso in una vita senza gloria in Nazionale.
Il sogno di un popolo è uno specchio, un sogno sulle tue braccia sospeso - e lo fondo con un ricordo vecchio, se lo confondo con un malinteso sentire rimasto come conchiglia vuota tra noi, allora sono preso dal riflesso che ancora ti somiglia. e mai ti dona . Quel Diego Armando ciclico e mesto spauracchio di se stesso negli stadi di mezzo mondo.
E quella spoglia è solo memoria di una tua immagine o è piuttosto figlia di un amore rimasto senza storia?
In questo tuo istante sgomento, solidale mi specchio Leo e quasi m’accascio accanto a te solo in mezzo al campo con tutti gli altri avvinti suchi meglio dare la COLPA come fosse una felpa all’ultimo grido.
Nulla e’ stato invece. Soltanto racconto, della mente, illusione, fantasia. Nulla che uomini normali armati di microfono e taccuino possano capire. Perché la tristezza e’ una passione solitaria.
Eppure resta forte nella gola la forma di un incontro mai avvenuto, il Genio immaginato, solamente tratteggiato a parole, simulato tante volte e sezionato in replay fotogramma per fotogramma. Ingoiato da se stesso come un grido strozzato nel silenzio.
Quel silenzio ora trasformato nei gusci di conchiglie sabbiose del ricordo. dove la sconfitta diventa vittoria.
La prossima che di sicuro t’aspetta. Perché il calcio continua e il pallone anche e come lo tocchi TU nessuno mai. Ricordalo.
Nemmeno (un ) Cristiano .

mercoledì 13 giugno 2018

Breve storia personale dei mondiali di calcio



Non sono un polpo. E non sono così fortunato da poter indicare con certezza chi vincerà questo Mondiale tanto opaco senza azzurro dentro.

Ma sono anziano. Non anagraficamente intendo. Ma quando ti rendi conto che le cose che ricordi sono di più di quelle che vivi, allora significa che sei invecchiato.

Quello che inizierà tra poche ore è il mio nono Mondiale.

Non tanti per descrivere l'umanità intera ma la storia di una singola persona quella sì. Meglio ancora se singola per davvero. Il calcio, infatti, è un rito maschile e le intromissioni femminili sono come lo zampone a Natale: necessario ma non fondamentale (a me ad esempio, non piace).

Il calcio mi ha salvato la vita e mi ha insegnato che lo spettacolo non lo fanno i colpi di tacco, i tiri ad effetto, le punizioni a giro, le rovesciate, ma il pallone e i ricordi che puoi attaccarci addosso.

Va da se, che sono molti i ricordi che potrei attaccare sul pallone della mia vita che ve l'assicuro non è stata una palla ma una mongolfiera di emozioni e sentimenti tali che a volte mi meraviglio l'abbia potuta vivere proprio io.

Sono nato con la camicia io. Primavera 1982. Mercoledì. Il giorno prediletto della Nazionale che, infatti, quella sera giocava e pareggiava (0 a 0) con la Grecia. Neanche il tempo di abbracciare la vita che la vita abbracciava me con le mani di mia cugina che dondolandomi come uno jo -jò mi insegnava a dire "Campioni del mondo!, Campioni del mondo!!, Campioni del mondo!!!”come aveva fatto qualche mese prima, il mitico Nando Martellini.

Dalle foto dell'epoca, però intuisco che la questione non mi attirava molto. Sembravo anzi più interessato a guardare i tedeschi. Uno in particolare. Il barbuto e ipertricotico Paul Breitner. Segno del destino? Boh! Mistero glorioso.

Messico 1986. Avevo 4 anni è come tutti guardavo ipnotizzato Diego Armando Maradona chiedendomi se ci fosse qualcuno in grado di fermarlo. Non lo sapevo ma una cosa era certa: a messa la domenica, non avrei dovuto pettinarmi a quel modo.

Italia 1990. Avevo 8 anni e il carrozzone mondiale sbarcò a casa nostra che lo accogliemmo con tanto di bandierone fuori dal balcone.

L'atmosfera che si respirava a casa mia, era pari a quella che si sentiva in tutto il Paese e si guardava attraverso "I ragazzi della III C". Una marea di aspiranti "Cumenda" pullulava boriosetta e ipereccitata per le strade del mondo gridando "ci siamo anche noi" e pretendendo un posto al sole (sarebbe arrivato sei anni dopo), mondano.

Ma erano solo intrusi e basta. Come Totò Schillaci capocannoniere di quel mondiale.

Non era bello e la sua testa era già devastata da una tremenda calvizie, ma la sua faccia era incredibile: lo specchio fedele di una generazione. Ogni volta che segnava (lo fece sei volte),sembrava dire "non so come ho fatto e non chiedetemelo".

Usa 1994. Avevo 12 anni e di quel Mondiale ricordo tutto. Fu l'unico visto insieme a mio padre che si deve essere annoiato molto perché poi non l'ho più visto.

Apparte questo, ricordo di aver aspettato molto quel mondiale di cui sapevo tanto e ho visto tutto: la cerimonia d'apertura con il concerto di Diana Ross, il pubblico festante, entusiasta ed incompetente, la traversa colpita e sfasciata da Marcelino Bernal, le foreste tropicali di Valderrama, l'uccisione di Escobar, il bomber russo Oleg Salenko che fece 5 gol in una sola partita, il vecchio Roger Milla capace a 42 anni di segnare ancora, l'espulsione di Zola, Signori che faceva il terzino, l'infortunio di Baresi e il suo recupero lampo, e sopratutto Roberto Baggio, i suoi dolori, le sue riprese, le sue magie, e il rigore sbagliato...

Ma fui contento lo stesso perché un Mondiale si vince con la squadra non con un solo fantastico giocatore. Ed il Brasile più brutto della storia del calcio  era comunque  meglio ed ebbe la meglio seppur ai rigori.

Francia 1998. Avevo 16 anni e l'amore s'abbatté su di me più o meno col fragore del tiro sulla traversa di Di Biagio contro la Francia. Noi eravamo migliori ma ce ne accorgemmo tardi. Proprio come me: mi ero innamorato ma non me ne resi conto. Succede.

Giapporea (Giappone e Corea 2002. Avevo vent'anni e quel 18 giugno 2002 mentre l'Italia naufragava sotto i fischi di Moreno io scrivevo il mio primo pezzo per una testata vera e propria. Un’emozione straordinaria vissuta in una camera oscura in compagnia di nove mele verdi e una ragazza  meravigliosa e ho detto tutto.

Potrei dirvi del folclorico Senegal e del peluche Ronaldo ma mi fermo qui.

Austria - Germania 2006. Avevo 24 anni e da due dopo l’illusione Psicologia avevo capito che la mia strada era Lettere e  il mio futuro la letteratura. Quell'anno 12 esami superati a pieni voti un'atmosfera da spalle al muro e una serie di volti e frangenti indimenticabili. Quella rassicurante di Guido Rossi, il piangente Moggi, il drammatico Pessotto, il disastro Juve, il mitico Del Piero (di cui contavo anche le palle toccate), il salvifico Totti, l'arrembante Grosso, il granitico Materazzi, il duro Lippi, lo svitato Zidane, il flemmatico Pirlo, e Cannavaro bonzo in trionfo a corte degli imperatori del mondo e noi tifosi sommersi all'infinito in un mare finalmente tutto azzurro...

Serve altro?

Sudafrica 2010. Ho 28 anni, 13 operazioni alle articolazioni per una gamba nuova, e imparato nel frattempo un sacco di cose: ne cito qualcun’in ordine sparso.

So suonare la vuvuzela, sono sbarcato su Facebook e sono incisivo anche lì a quanto pare. Non avrò mai moltissimi amici, ma sono felice lo stesso che poi credo sia forse la cosa importante alla fine della fiera e di questo piccolo calderone di palloni e di ricordi, è proprio questo: esser contenti lo stesso. Che vinca Olanda o Spagna, che il polpo Paolo azzecchi o meno il risultato di stasera.

Io mi divertivo con Piolo (alias Paolo Bonolis) e gli ottopodi a quanto ne so, lasciano brutte escoriazioni sulla pelle quindi si salvi chi può... e vinca il migliore.

Brasile 2014: Ho superato i trenta e vorrei avere la freschezza atletica di Insigne per superare gli avversari della vita.
Mi sento come Criscito invece. Escluso perenne da tutto, tutti vivo tempeste cui non segue
una tregua da anni.
Non so se un mese di azzurro mondiale appeso alle lune baiadere di Balotelli, Immobile e Cassano possa cambiare qualcosa.
Il fuso orario ammette discrepanza.
La vita, squartandomi lo specchio delle illusioni, ha già fatto il resto.



Russia 2018: Criscito è tornato in Italia e in Nazionale richiamato a gran voce e  viva forza dal ciuffo dandy di Roberto Mancini, l’Italia no.

S’è persa dietro Ventura e Tavecchio. Immolata presso tardi totem, non ha saputo rinnovarsi rinunciando quasi subito all’avventura mondiale.

Gli spareggi non valgono nulla . Tardi ammennicoli dove appendere rimpianti

Ora in ogni cosa parla il ricordo, orchestra muta resa schiamazzo, tumultuoso grido alle mie orecchie indimenticato lacerante stridio di questa monca, quasi estate spallonata d’inverosimile.
 Come la faccia di Schillaci dopo un gol in effetti:
Ogni volta che segnava (lo fece sei volte),sembrava dire "non so come ho fatto e non chiedetemelo".

lunedì 4 giugno 2018

A un meriggio risorto



Son guanciali morbidi
questi fiati per dirci:
il corpo è una tazza di latte,
dunque ora possiamo berci.
E son le parole fessure
in un abito di vento;
L’accapo scompiglia uno spunto
ancora bimbo è l’accanto.
La pagina bianca porta
il Tuo nome, il Tuo alfabeto
e foglie acerbe accatastate
a un meriggio risorto.
Per occhi madidi e fieri
struggerò a ogni apice.