domenica 31 gennaio 2016

Apoteosi Juve

Non c’è un prima non c’è un dopo in questa Juventus che rivede il primo posto dopo ventitrè giornate: la Juve è e tanto basta per riscrivere la storia e me
ttere le cose a posto.
Avere sconfitto il tempo e la sua più grande vittoria: essere primi pur per poche ore, staccati dal resto e dagli altri, divisi dallo scorrere ligio delle lancette.
Così passato e presente si fondono in un tramonto, rinnovando notti di stelle senza fine.
Non c’è buio, non c’è luce, ma la Juve che vince e una storia che ricomincia.
La solita forse, ma amata da milioni di tifosi .

Efficace per stare primi in classifica Intercambiabile e vincente con Mandzukic ai box ed Evra squalificato si riscopre Innamorata di doppiette e leve vecchie (proprio Morata e Pogba) e nuove (Alex Sandro). stando al passo della storia e dei ricordi  tutta avvolta in un univoco moto di vittoria. L’ennesima conquistata  verso un inimmaginabile apoteosi soltanto un girone fa.

Che è successo?

70. Bel numero . Rotondo, fiero, consolante.  
Soprattutto in quei giorni dove le vocali sbattono contro la volta dell'inerzia e canzonare adeguatamente un vuoto di prospettive è improbo.
Poi il buio. La luce si spenge e ci si ritrova in sette di meno  e mille sensi di colpa.
Perchè? Che vi ho fatto di male?
Qualcuno di voi rimasti, irriducibili al tifone dell'oblio, mi può spiegare che è successo?

mercoledì 27 gennaio 2016

L'inerente alone

Asservendo l’inerente alone a lezioso sussidio
ambiguo la fibra spigata
tra mondati montanti;
vigile, dilania di sensi
per ciance da tardo aedo:
«Sopportano i giorni mutua   altalena :
A noi, quando l’occhio non  suola  cigli,
 un punto fisso fa da lucerna».


martedì 19 gennaio 2016

La luce abulica di gennaio

Quando il primo raggio di sole riuscì a sfiorarlo , era già passata un’ora e un quarto . La luce abulica di gennaio era filtrata dalla persiana del bagno e si era mossa lieve, fino ad arrivare ai suoi piedi scriteriati di cicatrici. E lui era lì. Seduto per terra, obliquo, sull’ uscio del bagno. Guardando verso lo stipite di fronte. Ma senza vederlo.
Pensava a Manuela, ai quasi dodici anni vissuti insieme. Pensava all’anno in cui avevano convissuto e a com’erano tornati indietro. Anzi lui era tornato indietro. E gli amici glielo avevano anche lasciato capire, che certi arretramenti sono note fin troppo chiare di dissonanza in un rapporto senza passare a consulto da Paolo Fox la domenica mattina .  Ma lui niente.
Non riusciva a muoversi. Guardava fisso davanti a sé. E vedeva un buco nero. Forse era colpa di quell’attrazione straordinaria, se si sentiva così. La forza gravitazionale di quel buco nero gli dava un misto di vuoto e di smarrimento.
Non era sofferenza vera. Più l’ angoscia repentina che si ha al sommo delle montagne russe.
E indugiava così.  In fondo era solo martedì. La settimana era lunga.  Non aveva bisogno di opporre concetti logici a quello che sentiva. A quell’afflizione silente. Non pensava alla sua aura brillante circonfusa da sempre di solleticanti parole e a tutta la vita davanti. Sentiva solo in quel momento e per la prima volta  di non riuscire a mettere abbastanza futuro da colmare quel buco nero. Che da quella soffitta andava giù. Come le parole che scarabocchiava ogni mattina sperando facessero scudo alle fondamenta di quella vita. Al centro di quel pianeta microscopico ma sensibile che era e non riusciva più a scorgere.
Ci volle solo la notte precoce di gennaio a mettere fine a quei pensieri. A lasciare solo  il dolore agli occhi. Solo il dolore al collo. Solo la fitta alle spalle. Solo le mani gonfie.
Quel vuoto lo affascinava. La paura di provarlo, di esserne ingoiato. Di trovarcisi senza riuscire ad assodarne  le logiche che lo avevano spinto ai margini. Ogni tanto ci pensava, a quel buco nero Antonio. Che un tempo quel buco nero  aveva sfamato. Un tempo, ora no. Non più.

La luce abulica di gennaio era già  diventato un giorno denso di appuntamenti.

domenica 17 gennaio 2016

Juventus: rotonda effigie sul galà friulano

Ai rostri argentei della Dacia Arena di Udine,  la  Juventus issa   a splendere la sua figura  rotonda effigie sul  galà  friulano.

 L’attraversano vincenti e felici Dybala,  Khedira  e Alex Sandro piedi sapienti e tempisti nello sconcerto festivo avversari
o,incapace di opporsi all’urgenza di rimonta juventina  scusante i passi falsi del passato e   disponibile alle fatiche future

 Più docili da questa lieta china, dove riposano i rimpianti sciolti al sole di un ambizioso riverbero.

Si chiama scudetto e non si dice. S’ottiene vincendo infatti  e questa Juve lo fa annichilendo contendenti e statistiche. Alla grande.



mercoledì 6 gennaio 2016

Juventus: Befana sontuosa



Befana sontuosa per Massimo  Allegri e i suoi ragazzi.
 Non poteva esser il Verona evanescente dell’ex Delneri a rovinare i titoli di coda di queste feste.
È un pomeriggio di calcio dolce e tranquillo, quello slargato fulmineo allo Juventus Stadium preso subito nella rete del precoce crepuscolo dalla luna guizzante di un sempre più integrato e immaginifico Paulo Dybala sfoggiante anche oggi mirabolanti scaglie d’oro purissimo.
Un gol da antologia e un assist da manuale per la zucca reattiva di un chirurgico Bonucci per una Juventus che cancella gli ultimi nei e si presenta come meglio non si potrebbe al giro di boa del campionato.
 Infatti, mentre tutti inseguono esotici lifting e improbabili corrimani in quella giostra a tempo pieno del calciomercato ad Allegri basta fissare strategico la sua panchina e tirar fuori gente come Caceres. Rugani Zaza per sentirsi più forte e felice. Piedi e grinta da prima classe che sarebbero titolari in qualsiasi squadra e che rumors a parte, resteranno ancora sotto la Mole.  

Cullando lieti , tutti insieme, rinnovate ambizioni di primato e vittoria.

Che poi, come ben si sa, è l’unica cosa che conta.

venerdì 1 gennaio 2016