venerdì 31 dicembre 2010

Capodanno

Che bello il Capodanno con il suo cenone elegante e i ristoranti pieni di gente a mangiare zampone e lenticchie.
Che brutto il Capodanno, da solo in casa con mia madre: un quadretto familiare degno del miglior Stephen king.
 Che bello il Capodanno, andare in giro per le piazze ed aspettare la mezzanotte tra fuochi d’artificio concerti e bottiglie di spumante.
Che brutto il Capodanno, guardare i vetri della casa che tremano per i tric trac  e respirare lo zolfo manco fossimo all’inferno e io belzebù.
Che bello il Capodanno, passare la notte in discoteca o in qualche locale "cool", "fashion" o se siete proprio paesanotti, "togo".
Che brutto il Capodanno, quando lo passi seduto sul divano ad ascoltare l’oroscopo di Paolo Fox con la speranza che dal giorno dopo tutto andrà bene.
 Che bello il Capodanno quando dopo una nottata in discoteca vai al bar a prendere caffè, cornetto  e poi ti ritiri a casa puzzolente come un bordello algerino ma felice.
Che brutto il Capodanno quando alle sette della mattina ti alzi, guardi fuori dalla finestra e ti rendi conto che non è cambiato un cazzo anzi  hai messo su un altro chilo e i tuoi capelli sono ancora più bianchi.
Che bello il Capodanno chè in un solo colpo si porta via tutte le paure e la cose vecchie.
Che brutto il capodanno perché- purtroppo- viene solo una volta all’anno.

L'Italia ha bisogno d'eroi. Ovvero ridateci Mourinho


Un fulmine a ciel sereno. Questa è stata per me la notizia delle dimissioni di Guerino D’Ignazio Preside della Facoltà di Scienze Politiche in segno di protesta contro la Riforma Gelmini. Un azzardo di coerenza in un paese dove essa è solo un optional. Nel Paese dove molti alludono, tanti mentono, qualcuno ammette, nessuno si dimette, uno che trova il coraggio di farlo schiodandosi dall’ambita sedia rossa e qualcuno con cui vorresti uscire a cena e scambiare quattro chiacchiere. Se non lo puoi fare, devi accontentarti di menzionarlo in un pezzo giornalistico.
Certamente sarà sostituito da qualcuno più accomodante e pacifico di lui, ciò non cancella però, l’importanza del gesto che resta a mio avviso, memorabile.
Il resto sarà solo routine o per citare una parola che piace alla follia alle aspiranti ministre della pubblica istruzione di nuova generazione: turnover.
E lo squarcio nel cielo che si è appena aperto si chiuderà così come si rimargina una piccola ferita nel cuore di una ragazzina alle prese con le prime delusioni amorose.
E’così che accade, è accaduto e accadrà sempre.
Del resto quello che agita l’uomo oggi sono altre cose. Lo testimonia il clima d’incertezza e paura con la quale stiamo andando incontro al nuovo anno non gli sghiribizzi di una miracolata. Le novità ci fanno paura e non ne capiamo il motivo. La qual cosa, se riflettiamo bene, è abbastanza strana. Un paese essenzialmente agricolo che ha attraversato due guerre mondiali, e una dittatura e in sessantacinque anni è diventato democratico (ebbene sì signori lo siamo ancora), benestante e moderno non dovrebbe aver paura del futuro. Invece accade: siamo una giovane democrazia con evidenti sintomi di vecchiaia.
Quello che accade è sotto gli occhi di tutti. Ne parlano i giornali, i telegiornali e qualcuno ne ha riferito anche dalle colonne di questo prezioso periodico telematico.
Rapido e utile riepilogo utile prima dei titoli di coda di quest’anno: basso tasso di natalità (uno basta, due sono sufficienti,tre di troppo, quattro si salvi chi può), gli investimenti latitano (i latitanti invece, abbondano), gli edifici cadono a pezzi, la ricerca universitaria stenta, e alcune cattive abitudini sono come certe macchie: restano. Anche per questo molti giovani lasciano il Sud per il Nord e l’Italia per il mondo. I piani di rientro orchestrati dal Governo poi sono ridicoli succedanei che avranno vita breve. Ma questa è un’altra storia.
Ora è tempo di imbandire le tavole e festeggiare l’avvento del nuovo anno ma con cosa? Le dispense di molti italiani son vuote e i frigoriferi pieni d’involucri scaduti da un pezzo. C’era da aspettarselo comunque.
La società oggi tende alla rapida soddisfazione dei bisogni e i gadget abbondano. La pubblicità non propone progresso ma propina consolazioni. La popolazione s’è spaccata in due. Un nuovo partito direte voi? No. Orde di cuochi da una parte. Branchi di enologi dall’altra. In mezzo Antonella Clerici e Benedetta Parodi prossime alla santificazione. Più lontano, in disparte il popolo affamato pronto alla degustazione. La moda non crea più: replica e rassicura. La televisione è un luna park di periferia con gli uomini giusti al posto giusto. Ci son proprio tutti: l’imbonitore, i mascelloni e le ragazze formose che se ti comporti bene e ci sai fare ti aiutano a far centro. Tutto questo è quella società che qualcuno definisce con espressione schifata apparente ed io definisco superficiale. L’Italia è un carnevale a puntate, dove i piaceri compensano l’oppressione e contribuiscono a sopportarla.
L’oggi s’è sostituito al domani è il massimo obbiettivo si riduce al prossimo svago.
Le mode illudono gli sciocchi e li convincono di esser moderni. I piaceri non vengono dopo i doveri. Sono allucinogeni che servono a dimenticare un sacco di cose: classi di governo che mutano, ma non migliorano, che si adeguano ma non reagiscono; un’economia che consuma molto, ma non avanza di un metro una giustizia lumaca che è un vantaggio per i furboni e, un danno per i santerelli. La gente intuisce ma non sa. La classe politica saprebbe ma non comprende e aldilà dei sorrisi di facciata se ne frega.
L’Italia ha bisogno di protezione. Come quei ragazzi che un padre non c’è l’hanno e lo disegnano sui muri.
Disegni che rinviano ad una sola, unica umanissima necessità: quella di un deus ex machina che atterra sul palcoscenico e ci spiega seppur in differita quello che noi non possiamo vedere in diretta. Un superman che vola, arriva, e vince per noi. Ma i deus ex machina sono residuati del teatro classico e Superman non lo fanno più da un pezzo. A noi servirebbe di più un Josè Mourinho. Qualcuno cioè che pulisca l’orizzonte, tracci gli obiettivi, galvanizzi il popolo e dimostri quando serve di saper reggere il timone.
Ma Mourinho se n’è andato in Spagna e noi navighiamo a vista. Infatti, siamo lontanissimi dalla meta. Siamo lontanissimi da una democrazia serena, dove i servizi funzionano e le scuole svettano.
Progettare infrastrutture, e aiutare la ricerca, potenziare l’istruzione, facilitare i commerci, l’approvvigionamento dell’energia e razionalizzare i servizi, incoraggiare la concorrenza e riformare sono cose serie. Obiettivi importanti. Non facili da centrare. Nel dubbio è meglio distrarsi e divertirsi.
Buon anno!!!

lunedì 27 dicembre 2010

Napul'è...

Aveva ragione Pino Daniele a dire che Napoli è una carta sporca.
La spazzatura riempie le strade e l'odore nauseabondo ti penetra nei polmoni, fin dentro gli alveoli ma viene subito smorzato dal profumo delle sfogliatelle calde, delle pizze e delle pastiere che ogni bar, ogni pizzeria, espone sapientemente con un gioco di voci e colori.
Bisogna viverla Napoli, girarla fra la sua gente, tra i suoi vicoli senza sole e carichi di musica neomelodica.
Bisogna soffermarsi ad ogni piazza, ogni monumento, ogni panorama,ogni cimitero,per capire la vera anima di questa città che si sveglia la mattina alle sette tra le urla dei fruttiverndoli e si addormenta a notte fonda tra l'odore forte del baccalà - piatto per eccellenza del Natale - e i rumore degli scooter che ti sfrecciano sui marciapiedi.
Perdonatela se non riuscite a sentire la presenza di Totò,Eduardo De Filippo, Massimo Troisi,Salvatore Di Giacomo, Alessandro Scarlatti e Giovanni Battista Pergolesi; al massimo vedrete ragazzine succinte e in carne cantare le prodezze di Mario Merola e Gigi D'Alessio.
A Napoli succede ( anche ) questo.

Il 26 dicembre le stelle comete scioperano


L’illusione di aver trovato la pace familiare durò pochi giorni. Mentre si allontanava da quei posti che avrebbero potuto essere suoi pensava che la vita era come una grande lavatrice: non si possono mischiare due cose insieme il rischio è quello di scolorire tutto. Evidentemente il bene era un sentimento troppo pesante per un mondo così leggero anzi leggerissimo eternamente sospeso sulla linea retta del proprio egoismo. Come tante altre volte in cui aveva creduto nella buona fede delle persone, o almeno di quelle che sembravano portare nel cuore il suo stesso terribile fardello e ora si sentiva vuoto, spento, morto affossato nella bara del proprio infantile sentimento. Potare gli ulivi era sicuramente più urgente che coltivare l’intricata boscaglia dei propri sentimenti. Di fronte a simili priorità, certa gente pensava fosse meglio rinunciare. E cosi fu.
Mentre tornava a casa a mangiare la sua pasta e fagioli scotta da ore pensava a tutte quelle volte in cui aveva osservato con invidia le persone che si abbracciavano, sorridevano si dicevano “ti voglio bene”. Lui non lo aveva mai fatto. C’erano stati dei momenti in cui lo avrebbe potuto fare, braccia che chiedevano anche più di un abbraccio ma non lo fece mai. Riteneva che quei gesti, quelle parole fossero troppo importanti, troppo impegnative, per essere gettate via allo sbaraglio in modo sconsiderato solo per coprire un vuoto, uno spazio, un tempo, un momento, un attimo in cui non si sa bene cosa dire o fare per far sorridere la sfitinzia di turno. Il bene non esisteva. L’amore era una balla colossale creata ad arte così tanto per coprire il buco nero dell’indifferenza perché la gente preferiva attaccarsi a un palo morire piuttosto che rendersi conto che alla fine era solo un uomo in mezzo ad altri uomini in eterna esposizione nella grande vetrina del mondo in saldo perenne in attesa che qualcuno gli tendesse una mano perché non fosse solo… e da soli non si poteva …. E che quella mano si aprisse e gli desse qualcosa a cui aggrapparsi per non morire di niente. Perché la gente per non morire di niente aveva bisogno degli altri. E ‘qui stava l’errore del genere umano perché il bene non era una parola, un gesto, una “cosa”. E le cose non sono amore. Il bene era credere in qualcosa o qualcuno più di ogni altro essere vivente e fare di tutto ogni giorno per trovare una scusa per continuare a farlo. A tutti i costi. Sempre e comunque. Nonostante la vita l’avrebbe messo più volte alle corde in un angolo buio per fargli pensare che fosse stato solo un brutto sogno, un errore, che aveva sbagliato, che era meglio ricominciare da un'altra parte e quella “parte” non era quella dove tentava di vivere. che doveva tapparsi in un buco e aspettare che tutto quell’imbroglio finisse che la Morte venisse a prenderlo per sempre senza ulteriori titubanze e mettesse fine a quella sesquipedale menzogna che era la Vita. Il bene era un calore, un ombra che lo seguiva, una mano che lo guidava, una voce che urlava un cuore che batteva, qualcuno che lo ascoltava… tutto questo a lui era stato prematuramente negato. Perché?… nessuna risposta. Tutto era vuoto intorno a lui, un eterna condanna, una comoda illusione destinata a morire presto come in una fredda stanza stava morendo il nonno settantenne.
Era appena entrato a casa quando la sua vista fu attirata dalle facce grame dei parenti. All’inizio pensò che tutto fosse normale. In fondo, non sorridere era pratica assai diffusa in quella casa. Ma quella volta tutto aveva un qualcosa di strano grave pesante misterioso funereo. La madre giaceva con occhi sbarrati con la testa a mezz’aria, la mano tremolante, con il telefono che penzolava sulla mensola della cucina in attesa che qualcuno lo riponesse. La nonna recitava strane litanie in una lingua sconosciuta inframmezzandola con anatemi e imprecazioni di varia natura. Gli zii come se il tempo intorno a loro si fosse fermato erano nella loro posizione di sempre: giravano preoccupati e ansiosi come non mai la stanza con la testa tra le mani e i capelli un puzzle sconclusionato e senza origine. Il resto un lago di lacrime trattenute a stento da un orgoglio timoroso di scoprirsi improvvisamente debole, sorprendentemente fragile, semplicemente umano. E lui non capiva. Cos’era successo? All’improvviso qualcuno si mosse. Era la nonna. Un flebile sussurro. Poche semplici parole. Quattro per essere precisi e una terribile notizia: il nonno era morto. Non lo vedeva da due anni. In quel momento avrebbe voluto isolarsi dal mondo intero ma non poté farlo. C’era la madre da consolare, gli altri parenti da chiamare per consumare il triste rito delle condoglianze. In quella parte del mondo, si era soliti dopo aver partecipato alle esequie e dato l’ultimo saluto al defunto di turno organizzare una sorta di banchetto con buffet e leccornie varie. Ne ricordava qualcuno dove si erano mangiati addirittura i tortellini! Che scandalo! Uno andava all’altro mondo e loro che facevano? mangiavano e bevevano lo spumante! Cosi prescriveva l’usanza dicevano quelli. A lui invece sembrò di assistere all'ennesima dimostrazione di forzato egoismo e ostentato pressappochismo tipicamente umano e nonostante lo invitassero a festeggiare con la scusa “che tanto lui dalle porte del Paradiso sarebbe stato contento” chissà perché non riuscì mai a convincersi che fosse davvero così. Dopo aver rivolto un’occhiata di provocatorio biasimo ai gozzoviglianti ospiti, corse in camera per soffocare l’ennesimo rospo di quella vita difficile. In quella casa era stato commesso un crimine possibile che quegli scrocconi mangiapane a tradimento non lo capissero? Stavano seppellendo la memoria del nonno con fiumi di spumante e chili di soverchie banalità impastate di tardivo rimorso. Bastava così poco per seppellire un uomo? L’uomo poteva essere davvero così cattivo? Non lo sapeva, non voleva saperlo. Ora in lui c’era spazio solo per i ricordi di quando si andava a raccogliere funghi nella piana, o di quando si faceva pipì e si giocava a chi la faceva andar più lontana, oppure quelle interminabili passeggiate fatte di lunghi discorsi e straordinari silenzi che però a volte valevano più di mille parole che lo scavavano dentro dandogli l’impressione di aver appreso qualcosa di nuovo, importante, fondamentale decisivo per il prosieguo della sua vita. E spesso era davvero così. Era un uomo tenero e socievole dolce e bonario, che sotto la scorza di durezza costruita a forza di mille speranze troppe volte deluse, nascondeva una saggezza infinita. Un piccolo grande filosofo quindi. Stava bene con lui anche perché era una delle poche persone che gli stava vicino senza pretendere di insegnargli la vita o peggio mettersi al suo posto quando si trattava di prendere decisioni importanti circa la sua vita con consigli che sarebbero stati certamente superflui, sicuramente disattesi, esageratamente di troppo. Aveva perso i genitori a dodici anni e quindi aveva vissuto fino alla maggiore età in un convento di frati minori a Padova tant'è che in paese lo chiamavano tutti “Il Padovano” dopodiché era vissuto un po' randagio andando di qua e di là alla ricerca di una sua dimensione spirituale pacifica in un tempo che (c’era la guerra) così pacifico non era orgoglioso di quel poco che aveva e di come era. Ora di lui non rimaneva altro che una gelida fotografia dai toni illanguiditi da una sottile malinconia che nascondeva l’antica fierezza di un uomo di cui adesso rimaneva solo quella misera e solitaria fotografia che era solo l’ombra della sua bellezza chiusa in un’anonima tomba di un trascurato cimitero di una lontana e desolata periferia. In quel maledetto dicembre dove anche la stella cometa aveva perso la strada e non brillava più e perfino la luna gli era nemica, il suo cuore, all’improvviso si sentì un po' più solo.

Vivo per miracolo


Sono refrattario alla morte
per questo ricerco
brandelli di vita

perchè tutta non me la posso permettere.
Il mio volto è la mia condizione .
Poi nulla

sabato 25 dicembre 2010

Caro Gesù


Caro Gesù
Dà la salute a mamma e papà
Un po’ di soldi ai poverelli
Porta la pace a tutta la Terra
Una casetta a chi non c’è l’ha
Ed ai cattivi un po’ di bontà
E se per me niente ci resta
Sarà lo stesso una bella festa.
Buon Natale!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

venerdì 24 dicembre 2010

Angelo Branduardi - Natale


In questo giorno speciale ricordate di aprire le porte al Natale quello vero....
Non solo lo stomaco...!
Intesi?

Vacanze di Natale di merda


Chi l’ha detto che a Natale ci si riposa? Non è assolutamente vero!
Ecco come una vacanza agognata da mesi, può diventare massacrante come la Maratona di New York e dura come un materasso della Eminflex.
Avvertenze per il lettore incauto: tale lettura potrebbe indurvi a non alzarvi più dal letto così da non poter più telefonare alla ditta citata è ridurre così sul lastrico il buon Mastrota il quale a nostro avviso, riteniamo, ci resterebbe molto male.
Agli altri, vecchi capitani coraggiosi, auguro con sincerità: buon allenamento!
SLALOM. La disciplina, dura e impegnativa, praticata (con alterna fortuna) da quanti hanno più di una famiglia. Partenza. Lui passa la vigilia a Milano con la prima moglie e i figli, evitando la suocera che non ha mandato giù il fatto che, l’adorata figlia sia stata mollata. Poi, il 25 mattina, con la figlia maggiore, schizza in montagna, dalla seconda moglie, che sta in casa del suocero, ma non ha figli. Il suocero non c’è. E’ andato a prendere la moglie, che ama il nuovo genero, ma non la sua figlia. Questa ha seguito papà ma non vede l’ora di essere accompagnata dagli amici che l’aspettano per un ghiaccio- party sulla neve a Cortina. Il cronometraggio avviene all’arrivo in città, nella casa vuota( l’ex moglie, beata lei, è in crociera ai Caraibi).
SLALOM GIGANTE.Il pazzo di cui sopra si è risposato altre due volte.
DISCESA LIBERA. Arriva la suocera, che detesta l’ex genero per aver lasciato la figlia (vedi alla voce slalom). Quest’ultima non vuole scenate, almeno a Natale. Appena mamma s’infila nell’ascensore, invita perciò l’ex marito a scendere per le scale gridandogli appunto: “Discesa libera!”.
FONDO! Voce del verbo “fondere”. E’ il grido disperato del nonno, che si è appisolato tre ore fa vicino al caminetto.
CALCIO. Si gioca così. Quando, durante la cena familiare ( mamma nervosa, papà depresso, zia che non si vedeva da mesi), qualcuno dice una frase sconveniente, occorre colpirlo con decisione sotto la rotula, approfittando della tovaglia. Di solito, tace.
SOLLEVAMENTO. E’ quello dalla tavola, dopo tre ore di cenone. Esso talvolta può essere assai difficile. Pertanto si consiglia di fare una rapida corsa in bagno muniti se possibile di un buon deodorante per permettere il libero accesso agli altri convitati. E’ mi raccomando: non dimenticate di tirare lo sciacquone.
TIRO ALLA FUNE. Coppia trentenne. Tutt’e due vogliono trascorrere Natale coi rispettivi genitori. Dopo una battaglia estenuante, alle ore 16,30 i due si trovano sulla tangenziale, imbottiti dal cappone della mamma di lui, e preoccupati dai ravioli di carne che attendono dalla mamma di lei.
PING-PONG. Scambio di accuse circa il fallimento del progetto precedente, e conseguente indigestione.
GINNASTICA (Specialità: ANELLI) Lei s’aspetta che lui annunci il fidanzamento durante la cena di famiglia. Lui non ci pensa nemmeno, e s’abbuffa di mascarpone.
LANCIO DEL DISCO. Lui per farsi perdonare le regala il nuovo cd della Vanoni. Cinque minuti dopo, l’idea regalo del marito è già pronta per essere “lanciata ” dalla finestra la notte dell’ultimo dell’anno.
GOLF. Lei per vendicarsi dell’ennesimo torto subito, regala a lui per la ventesima volta consecutiva un maglione. Dopo aver scartato avidamente il regalo, lui grida “Golf”!!!!. Lei che si è nascosta sapientemente in camera da letto, capisce subito che l’infame burla subita ventiquattr’ore prima, è stata restituita con gli interessi e se la spassa felice con il suo nuovo super- mega- ultra depilatore regalatole dall’amico estetista
TUFFI. Lui vuole giocare, giocare, giocare. Ha annunciato l’intenzione di organizzare una Grande Tombola Natalizia, perdendo di colpo tutti gli amici. La moglie imbufalita vorrebbe buttarlo dalle scale. Poi pensa ai figli: potrebbero passare di sotto.
PUGILATO. Tradizionale appuntamento di Santo Stefano. Lui sogna di portarla in un luogo romantico e isolato, per trascorrere insieme un momento magico. Peccato che lei voglia andare in discoteca a ballare la salsa. Segue poi un combattimento senza esclusione di colpi.
Alla fine, vince lei per k.o. tecnico. Come sempre.
RALLY. Pieni d’intenzioni peccaminose, i tre ragazzi (figli dei litiganti di cui sopra) programmano da mesi, in ogni dettaglio, la lunga notte brava che dovrebbe iniziare il 24 dicembre e finire il 2 gennaio. Ma il Destino congiura beffardo contro di loro. La sera di Natale si trovano bloccati in un ingorgo mentre vanno dal Pub A alla Discoteca B dove li aspettava una ballerina mulatta. O almeno così diranno agli amici per telefono, mentre ascoltano un programma di dediche e auguri alla radio.
Che vacanze di merda!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

mercoledì 22 dicembre 2010

La via per la salvezza


Al funerale c’erano tutti, anche quelli che non lo conoscevano come me.
Giovanni è morto per mano di un pazzo, uno squilibrato – nu’spiertu come dicono dalle mie parti -che amava girare con la pistola, un esaltato cha amava la droga e il rispetto di quelli come lui.
L’elaborazione del lutto è una cosa strettamente personale, per questo - e per mille altri motivi- ho aspettato l’uscita del feretro da lontano, in disparte,lasciando a miei concittadini i posti migliori all’interno della chiesa.
L’applauso liberatorio della folla e le urla della madre mi hanno fatto capire che per i morti non c’è davvero pace e giustizia.
Giovanni diventerà cibo per i vermi,i genitori –uniche vittime di questa storia assurda- troveranno il modo di rassegnarsi, gli amici si dimenticheranno un giorno di lui, io continuerò lo stesso a non andare al cimitero.
Chi lo ha ucciso, dopo pochi anni di carcere ritornerà al suo paese e avrà un lavoro assicurato come spazzino e una moglie che gli vorrà bene per il resto della vita.
La via per la salvezza - a volte- passa anche per queste cose.

lunedì 20 dicembre 2010

Raccolta differenziata rock n'roll tonno superstar


Oggi è lunedì. Mi sento generoso e quindi vi regalo una parola: conferire. Non è bellissima ma rende l’idea. Indica la possibilità di un alloggio sicuro per i nostri rifiuti i quali cambiano vita. Dapprima disseminati sciattamente lungo le strade o ammassati a forza sui cassonetti, possono essere ora conferiti in appositi bidoni diversi per colore e qualità dei rifiuti. Una sorta di gran premio giornaliero dell’avanzo con gap incluso assolutamente da vincere pena sanzioni salatissime.
Mia madre questo lo sa bene e tutte le mattine s’agghinda tutta e prepara il suo bidone decisa a vincere.
È da un mese quindi, che a casa mia, accade tutti i giorni, più o meno la stessa cosa.
Mia madre prende le scatolette vuote di tonno e le mette in lavastoviglie; quando le tira fuori, scintillano. Mia sorella se n’è accorta è avrà pensato: mia madre è impazzita. Sbagliato sorellina. Nostra madre sta benissimo. Cerca solo di rispettare le nuove norme della raccolta differenziata che nel paesetto dove alloggio (la vita credetemi è un’altra cosa), è eseguita con rigore teutonico. La regola (più o meno), è questa: le lattine e lo scatolame vanno nel bidone blu. I resti del cibo quotidiano vanno invece nell’umido (bidone verde). Le etichette bisogna metterla tra la carta e il cartone che viene raccolta il martedì. Per i più sozzi c’è addirittura una bio –pattumiera. La plastica andrebbe messa invece in un sacco semitrasparente così come il secco: che però va in un altro sacco.
Non so se mi sono capito o se avete capito. Comunque avrete capito certamente questo: se un essere umano riesce a districarsi tra le regole della raccolta differenziata, è dotato di facoltà mentali superiori alla media. L’importante è essere freddi automatici e calcolatori. Peccato queste qualità non coincidano affatto con quelle di un italiano medio che è invece, lo sappiamo bene, passionale, istintivo ed ingenuo (uno è addirittura diventato Presidente del Consiglio)... e soprattutto ultra sofistico a tratti super amletico.
Certo perché (bisogna ammetterlo) son tanti i dubbi che solleva la raccolta differenziata e che agitano i sopori dei calabresi. Perché il martedì umido (bidone verde) e carta e cartone (bidone blu), vano raccolti insieme? La soppressione dei sacchi neri è stata legittima è al passo con i tempi (ci finiva dentro di tutto e non si vedeva nulla), ma perché al loro posto sono arrivati i sacchi semitrasparenti? Non potevano essere trasparenti e basta? L’ambiguità è un marchio che ci deve segnare a vita in omaggio al padrone?
Partendo da simili presupposti, non temo spernacchi se dico che la spazzatura diverrà presto materia universitaria, è un moto di tensione pervaderà costantemente i nostri volti perennemente indecisi su quale rifiuto conferire per prima.
L’amministrazione dal canto suo, fa poco per calmare le ansie dei suoi elettori. Sulla copertina del bollettino distribuito in tutte le case campeggia una mano (probabilmente femminile), composta in modo caritatevole quasi a dire “ehi! “non preoccuparti ti aiutiamo noi! Un mese di raccolta differenziata dimostra che le cose vanno meglio ma sottili irregolarità vengono ancora commesse con la complicità dei ragazzi addetti alla raccolta porta a porta.
A noi sta andando tutto bene. Ogni mattina un uomo viene a suonare al campanello e quando qualcosa non va, c’è lo dice subito. Preciso come un corazziere svizzero. Fin troppo. Comincio a pensare che il tipo sia laureato in biochimica, e dia ripetizioni a domicilio. Ma forse questo a mia madre non lo dico.

domenica 19 dicembre 2010

La squadra della pancia



Ieri sera alle 19 e 30 è accaduta una cosa bellissima: l’Inter ha vinto la Coppa Intercontinentale battendo i congolesi del Mazembe per tre a zero. Un risultato perentorio e giusto che consentirà a Zanetti e compagni di festeggiare alla grande il Natale rispondendo con i fatti a tutti quelli che pensavano che l’Inter avesse smesso di vincere.
Poi, alla fine nella consueta conferenza stampa del dopopartita, ho visto il di solito pacioso Benitez, esplodere di bile chiedendo rinforzi. Nulla di strano fino a quando mi rendo conto di una cosa assai bislacca: ascoltavo il buon Rafa ed ero d’accordo con lui…! Incredibile !.
La mia non era la comprensione che si riserva a chi ti fa pena, (poverino se l’Inter è attardata in campionato non è certo colpa sua), ma partecipazione seria, convinta, assoluta.
Non era bieco patriottismo (l’Inter ha pochissimi italiani), ma qualcosa di più. Ragionando sulla questione, mi sono accorto poi di una cosa: la mia pancia borbottava. Cercava di suggerirmi qualcosa. Ma io non afferravo. Mi sforzai ancora fino a quando ho capito. Cosa? Ve lo spiego subito. O almeno ci provo.
Tutti hanno una squadra del cuore (anche quelli che non lo sanno, anche quelli che non hanno un cuore). Molti hanno una squadra dei nervi (quella che proprio non sopportano). Qualcuno ha una squadra della pancia.
La squadra della pancia è la squadra che ti sta simpatica è non sai perché. Quella che avrebbe tutti gli elementi per lasciarti perplesso: però la segui la temi, te ne innamori e la sera vai sempre a controllare il risultato. Io ho due squadre della pancia: l’Inter e il Napoli.
Se ci penso bene, l’Inter non dovrebbe piacermi. Milano è anche la città del Milan la mia squadra dei nervi: ebbene sì non lo sopporto e sono contento quando perde. I milanesi sono una tribù autarchica e indipendente. I tifosi sono accesi con la propria squadra prima che con gli avversari (lo so avendo visto una pletora di zii soffrire e inveire contro il televisore ai tempi delle vacche magre). Il colore delle maglie non è bellissimo: e comunque ora le cambiano così spesso che è difficile affezionarsi ai colori. Il presidente Massimo Moratti faceva e sbandierava acquisti che si rivelavano bidoni ottimi per la raccolta differenziata (vedere per credere qui sotto). Lo scudetto delle penalizzazioni è stato un premio troppo grande lo scudetto assegnato d’ufficio nel 2006 una ricompensa eccessivamente generosa.
Una squadra così non dovrebbe piacermi. È invece mi piace. L’Inter è scapigliatura con i tacchetti: non ricordo un solo campionato normale, da quando la conosco: campionato 91 -92. La squadra schiera sempre un giocatore incredibile, pazzesco o almeno sorprendente. Adesso c’è Samuel Eto’o uno dei pochi stranieri che da quando è arrivato in Italia si sta comportando come imponevano il suo nome e la sua aura vittoriosa aiutando la sua squadra a trionfare in ben cinque competizioni con gol a ripetizione e prestazioni da urlo. Da piccolo, ricordo il compassato Dennis Bergkamp che sembrava un attore uscito da un fotoromanzo ma sapeva giocare a pallone ma soprattutto sapeva far gol soprattutto in Europa. C’era il terzino brasiliano Roberto Carlos un diavoletto ilare che tirava punizioni corporali a tutti i portieri che gli capitassero e Fabio Galante uno che ha indossato bene la maglia nerazzurra ma chissà perché tutte le donne a quei tempi avrebbero voluto sfilargliela di dosso.
Poi un’estate arrivo un saraceno. Il suo nome era Belozoglu Emre. O Emre Belozoglu non importa mantenere un ordine nominalistico. Sta di fatto che a me Emre piaceva tantissimo. Calcisticamente intendo. A Fantacalcio facevo l’impossibile per averlo.
Piccolo, sornione ed efficace lo potevi mettere dappertutto che comunque faceva bene.
Ma la storia nerazzurra ha raccontato anche altro. Storie di giocatori normali che per qualche motivo sono diventati straordinari e indimenticabili: ricordiamone qualcuno… distinguendoli secondo la limitazione. Cominciamo da quelli con limiti fisici e mentali.

Nwankwo Kanu da Owerri (Nigeria) ha una biografia molto particolare. A 17 anni venne strappato da un baobab e portato in Europa. Lontano dalla giungla si scoprì che poteva essere utile anche come calciatore e l'Ajax lo inserì nella sua fabbrica di giovani campioni. Dopo 3 stagioni c'è la sensazione di avere tra le mani uno dei migliori giovani talenti. L'Inter riuscì a strapparlo agli scudieri. Dopo Atlanta '96 il medico sociale nerazzurro scopre una insufficienza cardiaca del calciatore africano. In Olanda avevamo fatto giocare Kanu per 3 anni senza mai notare il suo difetto fisico e facendogli rischiare la vita. La carriera sembrava ormai al capolinea. Il miracoloso ritorno avviene dopo un anno ma le sue prestazioni sono deludenti. Inoltre il giovane nigeriano riesce a legare solo col connazionale West...e non deve essere una bella esperienza. Moratti prima lo dà in prestito e poi lo vende all'Arsenal. A Kanu,che aveva trovato un padre in Moratti, gli si spezzò il cuore a lasciare Milano (ops...mi e' scappata)! Dopo i nerazzuri lo spilungone delle aquile verdi ha trascorso una carriera tra alti (pochi) e bassi (molti). Oggi è il leader del Portsmouth. 197 centimetri di inutilità.

Khalilou Fadiga nasce a Parigi ma decide, visti i limiti, di giocare nel Senegal. Anche la sua storia ha molti tratti sorprendenti. Arriva in Europa a 20 anni e gioca quasi un decennio nella mediocrità del campionato belga prima di passare per 3 stagioni all' Auxerre. Nel mezzo l'esperienza che ti cambia la vita: trovarti al posto giusto nel momento giusto. Fa parte infatti della spedizione senegalese in Giappone e Corea 2002 in cui Diouf e compagni stupiscono il mondo intero. Tanto gli basterà per campare di rendita e essere acquistato un anno dopo dall'Inter. La nuova ala sinistra di Cuper. Chiiiiiiiii??? Fadiga?? Il popolo nerazzurro fece ''fadiga'' ad abituarsi all'idea poi venne perversamente sollevato dalla scoperta di problemi cardiaci per il 30enne esterno parigino. I medici si espressero con estrema crudezza e certezza : ''Fadiga sotto sforzo rischia la vita''. Dal canto suo l'eroico Khalilou la pensava diversamente e sbottò : ''Sono tutte fesserie, sto benone, non ho nessun problema, posso giocare''. Stendiamo un velo pietoso. L' Inter rescisse il contratto. Lui con immenso rancore e livore se ne va promettendo ''C'è una congiura contro di me, dimostrerò nel prosieguo della mia carriera che l'Inter ha sbagliato di grosso. Io posso giocare loro non mi hanno più voluto''. Ineccepibile .Peccato, però, che dopo qualche mese circola la notizia di un malore in campo per Fadiga anche se il procuratore si affretta a smentire eventuali cause cardiache. Che figuraccia! Visto il suo scarso appeal col calcio Khalilou l'anno scorso è diventato noto sul mondo del web per aver inserito un annuncio commerciale. Aveva messo in vendita un telefonino LG per appena 500 euro!!!

Ora passiamo ai giocatori con evidenti turbe mentali.

Jeremie Brechet era decisamente un impedito. Arrivò all' Inter essendo soprannominato ''Il terrore corre sulla fascia sinsitra''. I dirigenti nerazzurri non capirono l'ambivalenza del soprannome. Brechet prima di venire in Italia venne seguito da Juve e Barcellona, vinse un paio di campionati col Lione ed era in pianta stabile nei ''Blues''. Lemmerre lo tagliò per il mondiale 2002. Moratti se ne innamora in un Inter - Lione di Champions e il 31 agosto seguente sborsando 5 mln lo porta ad Appiano. I giornali si sbizzarriscono: ''Ecco l'erede di Carlos''... sarà solo il remake di un famoso film ''La maledizione della fascia sinistra''. Avrà comunque effetti importanti sulla stagione dell'Inter. Giocò abbastanza ma io non sono riuscito a capire che caratteristiche avesse. Di certo non la capacità di coprire. Giocò venti minuti nel derby permettendo a Sheva di segnare il 3-1, giocò a Brescia e si rese partecipe della colossale papera di Toldo che tutti ricorderete. Risultato: Cuper esonerato.. Vergognoso il modo in cui un esordiente Tavano lo scherzò a San Siro facendo coincidere la sconfitta dell'Inter con l'Empoli, le dimissioni di Moratti e la sua epurazione all'ombra della Madonnina. Ma lui tranquillamente si divertiva nella Milano chic: in molti se lo ricordano sfilare sulla passerella per Pirelli. Senza contegno. Quando fu presentato l'anno seguente dalla Real Sociedad confessò candidamente: '' Zaccheroni mi disse esplicitamente che non mi avrebbe mai fatto giocare''.... come dargli torto??

A San Sebastian viene travolto da frequenti infortuni. L'ultima notizia che abbiamo di lui è un' intervista rilasciata lo scorso 7 luglio ''Chi vincera la finale mondiale? La Francia ovvio''...ma quando ne azzeccherai una?? Sfigato, limitato.
Ora è tornato in Francia nel Sochaux

Giorgios Karagounis è un mediano mediocre che dopo una intera carriera nel prestigioso campionato greco viene prelevato dall'Inter con risultati poco convincenti ovviamente. Un giocatore strano. Tanto cuore, discreta tecnica ma limiti mentali. Non potrò mai dimenticare un’ amichevole estiva in cui Cuper lo provò nel suo 4-4-2. Era completamente spaesato. Girovagava senza meta. Cuper dopo una manciata di minuti lo mandò sotto la doccia. Intelligenza tattica uguale a quella di un bradipo. Il calcio è strano e spesso ingiusto. Ecco il colpo di culo. Vedi un ''dio del calcio'' come Baggio abbandonare senza alcuna vittoria in nazionale mentre c'è un energumeno come Karagounis che trascina la Grecia insieme a Charisteas a vincere l'Europeo. Bah...Credo che in ogni caso l'aiuto del dio greco Ano sia stato fondamentale. Comunque oggi Giorgios gioca nel Panathinaikos e ultimamente ci sono voci di mercato che vorrebbero Roma e Udinese sulle sue tracce. Un uomo che ha avuto e sta avendo più di quello che merita.
Poi c’è stato Francesco Moriero e io ho solo bei ricordi di quell'ala terribile dal piedino misura 37! Nel 97/98 fu lui la vera sorpresa facendo faville insieme a Ronaldo e conquistando la maglia da titolare per i mondiali di Francia.Allora vi chiederete perché sto citando Moriero..e vi rispondo subito! Da quel lontano 1998 ad oggi non si è vista più un'ala in grado di ''consumare'' le fasce di San Siro. Eppure i tentavi sono stati molti...per colpa sopratutto di Cuper che richiedeva ali in quantità industriali. Ricordiamone qualcuna:

Sergio Conceiçào sbarcò in Italia nell'estate '98 grazie alla Lazio, provenienza Porto. Eriksson gli diede immediatamente grande fiducia. Sergio non tradì le aspettative e si rese protagonista. Un'ala rapida, dal buon dribbling e buon cross. Divenne la prima scelta anche in nazionale facendo dirottare Figo sulla sinistra. Si presentò ad Euro 2000 con un palmares ricchissimo e giocò un grande Europeo nel Portogallo superoffensivo (lui, Rui Costa e Figo dietro Joao Pinto e Nuno Gomes).Tornò in Italia ma non più a Roma bensì a Parma dove finì per essere il bersaglio preferito del pacato Ulivieri. Il buon Renzo lo costringeva alla panchina e l'ambizioso Sergio scelse l'Inter di Cuper per rilanciarsi. Un'ecatombe! Per comprendere la sua avventura nerazzura vi basti il mio racconto del 3-0 di Ronaldo al Verona (poco prima di Natale!). Conceicao prende palla sull'out di destra e con un morbido cross pesca la zucca di Ronaldo che fa centro. Cuper scatta dalla panchina sottolineando con un solo dito alzato il numero di assist confezionati dal portoghese in 20 gare. Nel mentre Conceicao scoppiò in lacrime manco avesse deciso la finale di Coppa del mondo! Dopo 3 giornate giunse anche il primo (ed unico) gol all'ombra della Madonnina. Un bel gol a dire il vero ma anche qui le reazioni furono singolari! Vieri corse imbufalito verso il n.7 con la palla tra le mani...ma non per festeggiarlo bensì per prenderlo a pallonate! Il portoghese subì un'inspiegabile involuzione trascorrendo le sue 42 presenze in 2 stagioni nel tentativo ripetuto e fastidioso del suo ''tipico'' dribbling: si metteva di spalle all'avversario, poi quando gli arrivava la palla la faceva passare prima tra le sue gambe e poi( sperava almeno) tra quelle del suo avversario! Peccato che gli riuscì solo una volta! L'Inter lo regalò alla Lazio dopo che era costato 40 miliardi di lire nello scambio con Frey! La Lazio invece pagò il Porto pur di riprenderselo! A questo punto coerentemente col processo retroattivo Sergio sarebbe dovuto tornare a casa. Ma provò a scommettere sul suo rilancio in Belgio, nello Standard Liegi. Peccato che oltre che sul suo rilancio ha scommesso anche sulle partite della sua squadra. E’ stato indagato per la vendita di alcune partite. Sciagura!
Oggi vice allenatore dello Standard Liegi

Insieme a Conceicao l'Inter acquistò anche ''Un giocatore in grado di fare tutta la fascia'' (come disse Cuper)! Alias Andreas Guglielminpietro, in arte, non si sa quale, Guly. Il Milan lo scovò nel Gimnasya dove segnò la bellezza di 14 gol in una stagione! In rossonero si comportò discretamente segnando addirittura il gol scudetto a Perugia. Ma con l'Inter fu tutt'un'altra storia. Imbolsito, gobbo, senza forza, non parliamo poi di potenza. Il piedino non era da buttare ma Vieri non era mica d'accordo. Bobo dopo Inter-Chievo 1-2 sbottò negli spogliatoi: ''Se abbiamo giocatori di classe (Recoba intendeva) e facciamo giocare le pippe (Guly)...''.Sottile come sempre Bobone. Da quella partita Guly venne impiegato col contagocce. Ritornò dopo un anno in un Juve-Inter 3-0 in cui l'esterno dal nome impronunciabile si fregiò dell'onore di marcare un autogol contro gli odiati bianconeri. Moratti lo relega in prestito al Bologna dove Guly si laurea anche recordman mettendo a segno 2 reti di mano! Forse era solo un modo per sentirsi come Maradona...

Con Conceicao e Guly titolari l'alternativa fu individuata in Buruk Okan! Un giocatore che mi stava simpatico ma che col calcio ha ben poco in comune. Fiscamente impresentabile, lento e dai piedi rozzi come quelli di Diamoutene! Fu acquistato insieme ad Emre per 14 miliardi ma probabilmente il solo Emre venne valutato 14 mld. Appena giunto alla Pinetina si permise di schernire Toldone per quel gol di testa(!!!!!!!!) che aveva siglato a Euro 2000 in Italia-Turchia 1-2 (Conte, Okan, Inzaghi). E dire che Toldo confessò candidamente che nemmeno sapeva chi gli avesse fatto quel gol! Singolare il cartellino rosso che Dondarini gli mostrò in un Chievo-Inter 2-1. L'orecchiuta ala turca aveva semplicemente (e amichevolmente) poggiato la mano sulla spalla del direttore di gara mentre gli chiedeva spiegazioni! Nel dopogara Buruk si sentì vittima di razzismo. Commovente.
Ma non è finita qui…
Correva l'anno 2000. L'Inter ha fame di vittorie. Il digiuno dura ormai da 11 anni e Moratti decide di affidare le redini della sua squadra al tecnico più vincente del momento, Lippi ,ausiliato da Lele Oriali. I due hanno carta bianca. E' l'ora di fare una campagna acquisti faraonica.
I nerazzurri hanno bisogno innanzitutto di solidità difensiva e in quest'ottica va inquadrata la conferma di Cyril Domoraud, fortemente voluto da Lippi dopo i suoi trascorsi all'O.Marsiglia. Il pittoresco centrale ivoriano si candida ad un posto da titolare al fianco di Blanc. Infangherà l'onorabilità di San Siro solo 6 volte. E si farà notare per i bruschi rifiuti della tribuna e l'altrettanto brusco passaggio ai cugini del Milan.
Ma la difesa necessita anche di spinta sul binario sinistro, un bel terzino in grado di raccogliere la pesante eredità di Gilberto. Oriali, a poco dalla chiusura delle liste, afferma tra lo spocchioso e il felice : ''Abbiamo acquistato un terzino tutto nervi''. L'identikit corrisponde allo slovacco, e sottolineo slovacco, Vratislav Gresko. Nel primo anno in Serie A Vrati è chiuso da Fabio Macellari. Ma i nefasti effetti del suo acquisto si presenteranno agli occhi di tutto il mondo 12 mesi dopo, il 5-5-2002. Lazio-Inter, decisiva per lo scudetto. A fine primo tempo Gresko decide che non gli interessa diventare campione d'Italia ma è più importante essere solidale con il conterraneo Poborsky fornendogli l'assist per il gol della svolta che strappa dal petto delle maglie nerazzurre uno scudetto già cucito. Lo smilzo terzinaccio ci riprova a Parma. Niente da fare. Quindi prova ad esportare il suo credo calcistico oltre la Manica, in Premier League, nel BlackBurn. Peccato. Esordio con autogol. Ora è svincolato.
Sistemata la difesa si cerca di dare fosforo e imprevedibilità ad un reparto ampiamente coperto: il centrocampo. Serve un mediano dai piedi buoni e dalla discreta eperienza internazionale. Niente di meglio, quindi, di andare a pescare nella Selecao. La scelta cade sul nuovo Dunga ovvero Vampeta. Già il nome non promette niente di buono. Il suo club di appartenenza, il Psg, vuole inserire Recoba nella trattativa. Propone Vampeta più Ronaldinho per l'uruguayano. L'Inter non ci casca e paga fior di quattrini il brasiliano che quale illumina San Siro per pochi match. Poi cerca di farsi ricordare per le sue imprese omosessuli fuori dal rettangolo verde.
Infine una ritoccatina all'attacco. Lippi ha a disposizione il potenziale offensivo migliore del mondo: Vieri, Ronaldo e Recoba. Ma lui che ha esperienza pensa che la stagione è lunga e sia meglio premunirsi. Eccoti Sukur Hakan. Il caprone turco torna in Italia dopo l'effimera parentesi al Torino. Questa volta ha, però, una fama internazionale rassicurante dopo aver alzato la coppa Uefa e disputato un ottimo Europeo con la Turchia. Esordisce con un' infelice battuta. Alla domanda:''Cosa pensa della coppia Sukur-Vieri?'' risponde convinto :''Grande coppia ma sarà lui a dover girare intorno a me''. Ma per favore! Lentezza d'esecuzione, incapace a fare sponda, lento come nessuno negli spazi aperti lo ricorderemo per tre gol contro Roma, Milan e Herta Berlino. Non tanto per la fattura delle marcature ma per l'effetto scaturito da esse. Corsa impazzita, veloce come non lo si era mai visto, per tutto San Siro con annesso striptease decisamente da dimenticare così come la sua stagione. Non si può evitare di riaprire una vecchia ferita dei tifosi interisti e di tutti gli appassionati del bel calcio ricordando il gol a porta inspiegabilmente vuota che si mangiò col Verona. Il tranquillo Hakan non si perse d'animo. Provò a ritagliarsi uno spazio nell' Inter di Cuper. Purtroppo nel pre-ritiro venne malmenato (a ragione) da tre tifosi. Se ne andò. Il Parma dopo Gresko si accollò anche la gravosa inutilità di Sukur. Poi tornò in patria a fare l'eroe nazionale segnando 40 reti l'anno.
Cari amici non è finita quì .All'epoca l'Inter oltre ad allestire un dream-team per il presente pensò che un club così importante dovesse gettare le basi per i successi futuri. Quindi il buon 'Chino' Recoba, dopo aver strappato un contratto di 15 miliardi annui, decide che almeno un consiglio gratis a Moratti glielo deve. Ed ecco che vediamo sbarcare alla Malpensa l'ennesimo scandalosa promessa esotica: Antonio Pacheco, amico e connazionale di Recoba. Il 'talentinho' di Montevideo non trova spazio e si capisce in fretta che su di lui non si può certo contare per il futuro. Emigra in Spagna e sfido qualcuno a dirmi di aver sentito parlare ancora di lui.
Grazie Lippi. Grazie Oriali.Nessuno avrà il coraggio e la sfacciataggine di acqiusire le prestazioni di giocatori del genere. Quindi la fama del vostro gioiello perdurerà nella storia.
Poi vi era il Napoli. Specchio fedele degli anni ottanta con quell’anima sudamericana che ti fa impazzire il Napoli, di cui sono un tifoso sin da quando avevo sette anni, rappresentava perfettamente l’Italia di quei tempi :artigianale determinata e brevilinea faceva accapponare la pelle ai tifosi con il trio delle meraviglie Careca Maradona Giordano.
Oggi al loro posto ci sono Hamsik Lavezzi Cavani è un Europa ancora viva tutta da giocare contro il Villareal. Ma non è stato sempre così.
C’era una volta un piccolo Napoli che i vari presidenti si divertivano a maltrattare come potevano. Qualche esempio? Il presidentissimo Corbelli dal Brasile esportò una garanzia per il centrocampo : Paquito...oltre ad essere sicuramente di una scarsezza disarmante , che ebbe modo di testimoniare a Ravenna , in prestito , io ho l'impressione che questo brasiliano avesse una peculiare caratteristica : era una calamita di palle...ma non con i piedi...mi sa mi sa che questo era ricchione dalla testa ai piedi. Già ti chiami Paquito che è un nome da frocio, poi hai la faccia dolce dolce , non giochi manco a pagarti , sei amico personale di Vampeta...dai , sei gay.

Qualcosa di buono tuttavia arrivò , su espressa indicazione di Zeman , dal Banik Ostrava , fu preso Marek Jankulovski , che giocava centrocampista e non terzino sinistro , dotato di corsa , senso tattico e soprattutto un sinistro micidiale.
Il Napoli poi è fallito per debiti , ed effettivamente è normale , quando spendi 32 milioni di euro , 64 miliardi di lire per acquistare : David Sesa, attaccante che aveva fatto meraviglie a Lecce , lo svizzero a Napoli in 3 stagioni fece solo schifo . Era di una lentezza assurda , non dribblava manco a pagarlo , non tirava mai e di segnare non aveva la più pallida intenzione. Di Sesa si ricorda soprattutto un calcio d'angolo battuto contro la Salernitana : è difficilissimo spiegare come fece : ma lo tirò dritto per dritto , ma non verso la porta , ma verso la curva , bah.... E poi l'acquisto più costoso della storia del Calcio Napoli : Claudio Daniel Husain , el pica pietra , lo spaccapietre , centrocampista di rottura che a Napoli spaccò solo i coglioni dei tifosi. Per tre stagioni lo stesso andazzo : iniziava il campionato , faceva merdate inimmaginabili , dopodichè veniva spedito in prestito in Argentina , dove vinceva il campionato con il River Plate.
Di Edmundo , non si può parlare propriamente come bidone , dotato di qualità tecniche indiscutibili , un fortissimo attaccante insomma...ma a Napoli lo ricordano più per i vaffanculo elargiti con molta generosità a Mondonico , subentrato a Zeman.
In quel Napoli inoltre , trovò spazio e segnò , ma dubito che i più se lo ricordino , un certo Oliveira Carvalho Amauri, uno dei migliori attaccanti del panorama mondiale attualmente , chiaramente fu poi regalato per 2 soldi al Piacenza.
Il Napoli alla fine della stagione retrocesse , oltre che per queste merde che aveva in squadra (ho parlato di stranieri ma potrebbero essere ricordati i vari Amoruso , che portò alla dannazione i tifosi per le bestemmie che suscitava , Giacomo Tedesco , Ciccio Moriero....) anche per risultati poco chiari delle concorrenti (si ricorda un Verona già retrocesso che andava a vincere all'ultima in casa di un Parma , che già sicuro dell'Europa andava a battere il Vicenza fuori casa , la Reggina ecc.) e per i casi di Passaportopoli per cui non fu data mezza punizione. Ma che possiamo farci...è andata così.
E non è finita qui.
Nella città in cui Maradona viene ancora venerato come un santo ... ma se Maradona viene venerato come un santo , di certo non si può dire lo stesso di alcuni stranieri passati ad indossare la casacca azzurra.
Abbiamo già trattato dell'incredibile stagione 97'98 , quella dei quattordici punti in classifica , quella di Calderon , di Asanovic , di Stojak , di Mutti....quella merda di stagione insomma , in cui l'orgoglio di noi napoletani venne messo alla prova con una serie di sconfitte tennistiche e con giocatori dopati di camomilla , bromuro , seghe megagalattiche e mozzarelle di bufala.
Beh , dopo una anonima stagione in B con Ulivieri alla guida , con un Murgita merdosissimo in cui passò per Napoli gentaglia come Flick , il tedesco spilungone e scarsissimo , il Napoli nella stagione successiva riuscì a tornare in A , con Novellino ma soprattutto con uno Stefan Schwoch incontenibile che divenne super beniamino del San Paolo , con un Francelino Matuzalem insuperabile diga di centrocampo , un Massimo Oddo destinato ad altre platee e un Roberto Stellone finalmente consacratosi bomber di razza.
Arrivò alla guida del Napoli , in compagnia di Ferlaino , Giorgio Corbelli , re delle televendite e di Telemarket , chiaramente , al nuovo esperto di pallone non andava bene Novellino , non andava bene la squadra vincitrice del campionato di serie B , non andavano bene Oddo , Lucenti ecc. , ma soprattutto non andava bene tenere il nuovo re di Napoli , Stefan Schwoch...no , arrivò Zeman , e con lui tanti, tanti cessi inimmaginabili.
Incominciamo dalla difesa : accanto al veterano Baldini , per dare sicurezza ad un reparto che con Zeman di sicurezza ne ha ben poca , venne un giovane nigeriano dallo Standard Liegi : Rabiu Afolabi , che già in Trentino , nel precampionato faceva dannare Zeman , non solo era lento e scarso come un bradipo anemico , era anche uno sfaticato di prim'ordine : si fermava sempre dopo 10 minuti di allenamento , cercava scorciatoie ai percorsi che doveva svolgere la squadra , tanto che Zeman dichiarò : "Penso che pensionato settantenne abbia più capacità atletiche di Afolabi" ...non giocò mai , per fortuna.
Vennero presi in blocco tre giocatori dallo Sporting Lisbona : Josè Luis Vidigal , rocciosissimo centrocampista che si rivelò tuttavia un buon affare , per grinta e capacità di inserimento un gran bel giocatore , infatti bazzica ancora per la medio-bassa serie A italiana. Facundo Quiroga, libero argentino , e qui molti lo associano ad un bidone...suscitando le mie ire , nel campionato svolto a Napoli ho un ricordo di un giocatore eccellente , capace di uscire palla al piede a testa alta dalla difesa con eleganza e classe , capace di fare lanci millimetrici , uno dei migliori calciatori mai visti a Napoli sicuramente. Non capisco come i napoletani , dopo aver avuto in squadra due anni Ayala ,un cesso vivente , possano dire che Quiroga fosse scarso. Ultimo dei tre fu Abdelillah Saber ,che ebbe lo splendido merito di giocare da Dio...solo in una partita , Napoli-Juve , dopodichè sempre partite di merda passate a litigare con qualche avversario , coi guardalinee o con l'arbitro. Niente , non era buono , era nervoso e svogliato.



Il Napoli...il Napoli della stagione 97/98...Il Napoli da 14 punti , due sole vittorie , 4 allenatori cambiati , ventottomila gol subiti...insomma...Il Napoli.
Il presidente Corrado Ferlaino si lancia in una sfrenata campagna acquisti , con l'obiettivo di riportare la sua squadra al ruolo che gli compete : protagonista in Italia e in Europa.
Dopo una stagione discreta , che vede la squadra perdente nella finale di Coppa Italia col Vicenza , arriva il centrocampista dell'Udinese Fabio Rossitto , fresco di europeo in Inghilterra...il numero che portava sulla maglia , il 4 , è ben al di sopra del giudizio che meritava per la stagione disputata..., arriva l'ex capocannoniere delle serie A : Igor Protti...giocherà un'ottima stagione...da difensore però , per tutte le squadre avversarie. In un attacco da ricostruire dopo le partenze di Caccia e Aglietti , viene acquistato il giovane Claudio Bellucci...l'unico a salvarsi dal disastro generale.
Sul versante stranieri , per sistemare la difesa , il manager Ottavio Bianchi si affida allo stile francese...William Prunier , roccioso centrale , acquistato per un miliardo dal Montpellier...Prunier sarà uno dei difensori più amati...dagli attaccanti delle squadre avversarie...Balbo ancora gli manda il regalo a Natale per la marcatura che gli fu opposta dal francese in un Roma-Napoli 6-2. Fortunatamente qualcuno ebbe la dignità di mandarlo in Scozia a calci in culo.
Ma il clou è ancora da scoprire. Serviva il colpo che avrebbe movimentato la campagna acquisti , si parlava di Roberto Baggio , svincolato dal Milan , la pista affascinava i tifosi , ma il presidente voleva regalare di più , con un esborso di 7 miliardi e mezzo venne acquistato il puntero dell'Indipendiente Josè Luis Calderon. I Napoletani si sa , in fatto di furbizia sono famosi nel mondo , talmente famosi , che in Argentina saputo dell'interessamento del Napoli per Calderon , si fecero una risata e pensarono "Ok , vai col pacco , doppiopacco e contropaccotto"....il nostro Calderon , venne inspiegabilmente convocato per la Coppa America da Passarella , in modo tale che il valore di un calciatore nazionale crescesse.
Arriva Calderon a Napoli , foto rituale sotto la gigantografia di Diego (altro che foto , io avrei organizzato una fucilazione) e via con la prima intervista "In Italia el record de goles es 33 , jo ne farò 32...."
La stagione inizia col mister Bortolo Mutti...disastrosa , Calderon fa solo qualche spezzone di partita , in uno di questi viene giustamente preso a calci e sputato addosso da Bellucci perché voleva persino tirare un rigore. Intanto ingrassa come un tacchino...ma forse un tacchino sarebbe stato più utile nelle trame della squadra.
Mutti viene esonerato , e arriva il buon Carletto Mazzone che racconterà : "Nella mia esperienza a Napoli , ricordo un aneddoto : Ferlaino che mi diceva -Mister mi faccia giocare Calderon- ed io facevo finta di nulla ; alla seconda partita Ferlaino di nuovo -Mister mi faccia giocare Calderon- ed io ancora feci finta di nulla , alla terza partita -Mister mi faccia giocare Calderon- mi stufai e risposi - 'A presidè...guardi che glielo faccio giocà pe' davero eh!"....il buon Mazzone...capì l'andazzo e andò via dopo 4 partite.
Calderon disputerà sei spezzoni di gara , di lui i napoletani più accorti ricorderanno solo un pallonetto da 40 metri con la primavera. Ora segna ancora a raffica in Argentina.
Una sola precisazione : Con questo post non intendo assolutamente pormi CONTRO gli stranieri scandalosi , anzi ringrazio le squadre italiane per i loro acquisti e spero continuino in questa ricerca dell'assurdo.
Perché l’assurdità è come il calcio: il sale della vita…!

sabato 18 dicembre 2010

Il Natale: alle origini del mito perxhe oltre i regali c'è di più...


Un passo indietro. A volte è necessario. Altre volte invece, semplicemente fondamentale. Serve a non perdersi e ad osservare con più attenzione fenomeni e situazioni, che altrimenti perderebbero tutta la loro riconosciuta onorabilità e liturgica importanza.
E’questo il caso del Natale festa ormai sempre più lontana dalla sacralità della comunione con gli altri e sempre più isolata nel vacuo culto di noi stessi che infatti ogni Santo Natale non perdiamo occasione di gratificarci con qualche ninnolo per riempire quel primitivo senso di vuoto che ci spinge a guardare le vetrine quasi come se quelle epifanie sapientemente esposte, potessero abbellire quell’orizzonte vuoto che è (apparentemente), la nostra vita.
Ad una settimana dal fatidico evento prima che fiumi di prosecco (lo champagne costa troppo), inondi i nostri esofagi e ci faccia perdere ogni barlume di lucidità mi sembra importante attivare la macchina del tempo che è dentro di me (tranquilli l’avete anche voi), e raccontarvi le origini di questa solennità che combacia con la nascita di Cristo (Natalis Domini), fissata dopo molte incertezze e variazioni, al 25 dicembre (giorno dedicato dai Romani all’adorazione del sole: dies natalis invicti solis , fu celebrata, fin verso la metà del V secolo, in forme diverse secondo le diverse culture e credenze. In quel secolo, la celebrazione liturgica della Natività, iniziata, secondo il Duchesne, a Roma verso il 335 -336 nella basilica liberiana dell’Esquilino (Santa Maria Maggiore), divenne manifestazione comune a tutta la Chiesa solo nell’XI secolo avrà luogo il primo tentativo di drammatizzare il rito (San Marziale di Limoges, in Francia; Cattedrale di Frisinga in Germania) e molto più tardi apparirà la produzione di drammi autonomi, del tutto staccati dalla liturgia.
L’ampliamento del rito avviene in conformità a quanto si determinò con l’introduzione del famoso tropo pasquale Quem quaeritis ?; nel tropo natalizio. Il versetto dialogato, avente lo stesso andamento di quello pasquale e pronunciato dalle obstetricies, esplodeva nella pienezza lirica per la gioia che sarebbe derivata ai fedeli all’annuncio della nascita del Redentore: elemento essenziale della scena, i pastori. Più tardi dall’Ufficio del Natale si passò a quello dell’Epifania e, infine, ci si richiamò a episodi della Bibbia.
Una celebrazione, quindi, diversa nei modi e legata alle varie culture e ai diversi costumi, seppur fermo restava il rito della Chiesa; a Padova, per esempio, la celebrazione si compiva davanti a una tela coperta da un panno, che veniva tolto quando le obstetricies esclamavano: “Adest hic parvulus” ( ed ecco apparire la Vergine e il Bambino); a Venezia, la festa della Natività coincideva con quella di San Marco (la Vergine e il Bambino portati in processione su tavole festosamente addobbate). Così, nella penisola iberica, s’incomincia a Gerona, con la Repraesentatio partus B. Virginis (produzione già autonoma rispetto alla liturgia), per passare alle rappresentazioni post - liturgiche (Mascarò del XIV secolo) e arrivare, attraverso l’opera di H. Lòpez de Yanguas, a includere la festa nella celebrazione dell’Eucarestia.
Staccato interamente dal rito, è, in Germania, un dramma avente per tema le profezie e i profeti, in un testo di Benediktbeuern: opera verseggiata e musicata da anonimo, e di particolare valore artistico; di riscontro, il Natale in Gran Bretagna era celebrato con testi ispirati a San Giorgio (rappresentazioni ove appare sempre un eroe ucciso dai draghi e resuscitato per volere di Dio) quando non trova, come nella Masque of Christmas di Ben Jonson, personaggi pagani, quali Venere, Cupido ecc.
Ma il Natale, contemporaneamente alle manifestazioni liturgiche, alle Laudi, e alle Sacre Rappresentazioni, ha la sua alta celebrazione tuttora viva e suggestiva, nel Presepe.
Concepito come rievocazione della nascita di Gesù, il presepe si fa risalire a San Francesco che nel 1223 allestì a Greccio, sulle colline intorno a Rieti, in un ambiente naturale, una sacra rappresentazione. Francescani prima, domenicani e gesuiti poi, diedero in seguito impulso alla costruzione di presepi sia stabili (in Italia il più antico è considerato quello di Arnolfo di Cambio modellato intorno al 1280 e conservato, almeno in parte, nella basilica di Santa Maria Maggiore), sia mobili. D’altra parte i materiali, molto fragili (legno, terracotta), con cui erano costruiti i presepi, ne hanno impedita la conservazione e solo tra la fine del XV secolo e i primi del XVI secolo si cominciano a trovare le prime tracce di presepi veri e propri. Notevoli esempi di presepi del periodo rinascimentale sono quelli in legno di San Giovanni a Carbonara a Napoli (1484), di G. e P. Alemanno, e quelli di G. Ferrari a Varallo (Santa Maria delle Grazie) e a Varese (Sacro Monte).
Agli inizi del XVI secolo, per iniziativa di San Gaetano di Thiène (sì proprio il mio santo considerato l’ideatore dei presepi popolari), si diffuse l’uso di ampliare la rappresentazione inserendovi personaggi secondari. Famosi sotto il profilo artistico soprattutto i presepi del XVII – XVIII secolo la cui tradizione si sviluppò a Roma (Santa Maria in Aracoeli), a Genova, in Sicilia e soprattutto a Napoli, dove nelle chiese e nelle cappelle gentilizie furono create spettacolari composizioni.
I presepi napoletani si distinguono per il minuzioso particolarismo delle statuine e degli oggetti e per il ricchissimo apparato scenografico, dove alle figure essenziali (Madonna, Bambino, San Giuseppe) si aggiunse tutta una folla di figure, animali, di situazioni, elementi paesistici ecc.
Agli artisti più noti (Celebrano, Somma, Sammartino, Vaccaro a Napoli; Maragliano, Pittaluga a Genova; Matera in Sicilia) si affiancò una schiera di artigiani per l’esecuzione delle figure, per lo più intagliate in legno con teste, mani e piedi in terracotta e delle ricchissime suppellettili (vestiti, gioielli, arredi, finimenti ecc).
Purtroppo questi presepi sono oggi dispersi o distrutti; soltanto alcuni esemplari o parti di essi, sono stati ricostruiti: famose le collezioni del museo di San Martino a Napoli, della Reggia di Caserta, della Galleria di Palazzo Rosso a Genova e… quello di casa mia …! Appena lo avremo finito…!

giovedì 16 dicembre 2010

E' Natale (ma io non ci sto dentro)


Stamattina il mio giardino era tutto coperto di neve.
Neve sulle case,sulle auto,sugli alberi.
Pensando di essere in un sogno ho richiuso gli occhi e li ho riaperti ma la neve stava ancora li, morbida e soffice come un piatto di cervello di maiale fritto.
Perfino al mio paese - in quel lembo di terra che non è più Basilicata ma non è nemmeno Calabria - ha nevicato.
Datemi il freddo e il vento ma non la neve, che rende questo anticipo di Natale così tremendamente patetico.
Da piccolo annusando l’odore degli aranci e il fumo dei comignoli, sapevo che il Natale si stava avvicinando; ora cammino tra persone che sembrano burattini, carichi di regali e sorridenti come ebeti.
Ha ragione Berlusconi: il paese sta bene, la crisi è solo un invenzione (sinistra? destra? ).
Sono io, forse, quello che non sta bene,perché penso agli operai,ai precari,ai disoccupati,ai barboni,a tutti i figli di puttana e alle puttane che lavoreranno anche la vigilia di natale, ai panettieri,agli autisti e camionisti,agli infermieri,agli spazzini,ai baristi,ai ferrovieri.
Dovrei pensare di più anche a me stesso, alla mia felicità: per questo affogherò i denti nell’ennesima fetta di panettone, facendo attenzione a scartare i canditi.
Tanto dal sette gennaio, saremo tutti a dieta.

mercoledì 15 dicembre 2010

Homo homini lupus


Lo spunto mi viene offerto dagli articoli del caro amico Luca.
Ha ragione quando chiede a se stesso e agli altri dov’è finita la cultura.
Ma più che aspettare un Godot che non arriverà mai ( di questi tempi poi e con questi continui scioperi), forse Luca dovrebbe chiedersi il continuo proliferare di tanto culturame che non è da ricercare nella televisione (che ha le sue colpe) ma fra di noi, tra quelle persone che stanno dall’altra parte della barricata, tra quei falsi intellettuali che riescono a scalare le più alte cariche della società civile arrivando a diventare in poco tempo Baroni,Cavalieri e Commendatori; e piuttosto che parlare di uomini moderni, bisognerebbe parlare solo di uomini.
Si è vero,oggi si pensa solo alla ricchezza, all’estetica – quella apparente e non quella kantiana – ma sarebbe inutile ritornare agli anni sessanta,ad una morale che ormai non ci rappresenta più.
Caino ha ucciso Abele più di duemila anni fa e da allora le cose non sono cambiate.
Homo homini lupus.
Se l’uomo moderno, vuole migliorare la sua condizione, non deve guardare al passato e rimpiangerlo ma mirare al futuro e cercare di migliorare.
Sempre.

Il trionfo delle mignotte


Un'occasione d'oro gettata alle ortiche. Questa in sintesi è stata la fiducia concessa ieri a B. Un pò come una denuncia a piede libero o se volete un brodino ulteriormente allungato con acqua putrida e velenosa la quale non potrà non riproporsi/ripercuotersi negativamente sugli esofagi doloranti di tutti noi i quali siam passati dalla gioia di una caduta attesa da anni alla risicata riconferma di ieri.
Una fiducia che non rallegra nessuno apparte le mignotte che girano fuori e dentro i palazzi della politica le quali nonostante la crisi, potranno ancora sperare in lauti guadagni e magari se si comportano bene in un ministero.
E tutti gli altri invece? Certi personaggi agli altri non sarebbero mancati. A loro manca tutto il resto. Ma alla gente non verrà dedicato nessun trafiletto sui giornali. Del resto una cosa o fa notizia o non la fa. Loro in compenso fanno la fila. Il filetto solo la domenica.
E oggi purtroppo è solo mercoledì.

domenica 12 dicembre 2010


Perché una persona intelligente e carismatica come Woody Allen dovrebbe ridursi alla veneranda età di settantacinque anni a fare film che non raggiungono la mediocrità?
“Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni” è un film che delude per due motivi:
- Non si ride se non in modo amaro, sardonico;
- Il finale è incompleto, aperto , come se Allen volesse dare una possibilità al pubblico di fare la sua scelta.
I personaggi sono tutte marionette nelle mani del burattinaio Woody: lo scrittore fallito che cerca l’ispirazione nella bella vicina di casa, una moglie innamorata del suo datore di lavoro, una signora anziana fissata col soprannaturale, un attempato signore che cerca il riscatto amoroso in una prostituta.
Rimane comunque il classico (nel 2010 quasi 2011 possiamo usare ancora la parola “ classico) film alleniano con tutti i temi e le strutture che da sempre caratterizzano la figura del regista.
Musica jazz , intreccio amoroso, nevrosi, voce fuoricampo, religione e sovrannaturale; manca la sua New York ma al suo posto troviamo una Londra grigia e deprimente che non fa rimpiangere i sobborghi di Brooklyn.
È un film da vedere una volta sola, non una di più, con la speranza che il prossimo – ma è dall’ uscita di Hollywood ending che lo ripeto – sia migliore.

Ode alla luna


O luna!!!!!!!!!!!!!!!!
Illluminami tutto!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ho evitato mille saette per salire su questa montagna superando ogni disperazione e accrescendo la fame di quest'anima che ora aspetta neve...
Slegato dal tempo della fretta
parlo piano e respiro ancor meno.....
che almeno il silenzio possa sentirmi, ancorarmi a te..... oltrepassarmi la pelle stritolando il silenzio di questo futuro fatto di niente......
ma si sa: la vita è troppo corta per curare tutte le ferite.....
e non resta quindi che occultare lo strazio del trascinarsi a fatica sapendo che oltre al ricordo null'altro mi appartiene..
Nemmeno io.

Una nuova droga


Tutti quanti in questo periodo comprano qualcosa...
Non fanno nulla di male intendiamoci
perchè alla fatica del vero oltre al vero rimane soltanto la fatica.... loro la snobbano e comprano........

L' imbroglio del Natale


E’ Natale !!!Siamo ad un tiro di schioppo dal nuovo anno. “Era ora” dirà qualcuno colpito da un eccesso di zelo “meno male” risponderà qualche altro con le tasche piene di promesse non mantenute, appuntamenti mancati, coincidenze saltate, nodi irrisolti di un’esistenza mal vissuta che si stringono spietati attorno ad una vita piena di niente lasciandoti apparentemente senza alcuna via di scampo. Salvezza, speranza, resurrezione termini che non hanno nessun senso logico nei confronti di una realtà sempre più orfana di se stessa ma che d’improvviso trova il suo Purgatorio nel Natale. Io sono cristiano ma credo che aldilà della ricorrenza religiosa che e inutile sottolinearlo ci fa sentire tutti più vicini (anche a volte di chi proprio così vicino non si vorrebbe e questo non certo per eccesso di egocentrismo), anche il Natale si sia consegnato armi e bagagli mani e piedi all’abbagliante ed arido consumismo che da un po’ domina incontrastato la nostra civiltà spandendo il suo stomachevole odore sulle teste di noi poveri soldati del nulla la polvere dell’effimero transitorio passabile effetto del tutto e possibile, Fateci caso: succede così tutti gli anni. Appena le luci del Natale si accendono inizia lo spettacolo parte la “fiction”. Tutto sembra prendere una forma nuova incredibile mai vista, per poi accorgerti che quello che ora ti sembra infinitamente nuovo e solo una sfumatura, un colore, una luce, un effetto, un’altra vittima da sacrificare al vorace ed inesausto appetito della tua macchina fotografica ultimo modello super-accessoriata che chissà per quale disguido o impedimento non aveva ancora fagocitato nella sua inesplicabile ed inesauribile memoria. Eh sì il Natale è diventato proprio un grande imbroglio. Ed esso, come ogni “fiction” che si rispetti, gode di un copione collaudato che noi uomini da bravi soldatini ripassiamo con disinvoltura e noncuranza infischiandocene degli inferni che “vivono” all’interno di chi ci sta vicino di coloro che stanno agli angoli delle strade immobili statuari a difendere con il consenso delle stelle i loro marciapiedi da sogno addormentati con il cuore colmo di gioia per aver passato ancora un giorno senza essere stati contaminati dall’infernale profondità della sorda dissennatezza della cosiddetta “gente perbene”. Ma ci sono inferni che non si possono evitare. Ci sono persone che l’inferno l’hanno scoperto quasi per caso mentre cercavano di dimenticare se stessi in un caldo abbraccio materno, chi calciando in alto un pallone così in alto da sentire di poter bucare il cielo, da poter aprire un varco, una via di fuga tra le nuvole dove come per un’assurda ed incomparabile magia tutto rimbalza e diventa più leggero acquistando d’improvviso una dimensione più naturale e reale. Naturalezza e realtà. Due termini che da questo Natale poi per i bambini del Cile fanno rima con la Morte Perché per loro diventerà natural e( se non lo è già diventato: anzi sono sicuro che sia già così) veder morire i propri cari, i compagni di scuola, di giochi, di sogni innocenti impastati di speranza ed amore per la vita accarezzati da quella fresca brezza della sera inseguendo un aquilone sulla strada della vita. Quella vita che per molti di loro non c’è più. Si è spenta lentamente tra le rovine di quel disastro chiamato ”terremoto”.
Ma a che serve sapere chi ti ha ucciso se tanto sai che non puoi difenderti e comunque saresti morto lo stesso? Più ci penso e più mi chiedo: cosa penseranno mai quelli che sono rimasti di questo Natale? Quelli che pensavano di vivere in un paradiso ammantato di secolare bellezza e conclamata virtù e che invece in pochi attimi si sono scoperti bersaglio mobile di qualcosa di più grande, mostruoso, allucinante? E i senza niente, i senza Dio, scaraventati controvoglia sotto le luci anomale dei riflettori gonfie di promesse di aiuto a loro cosa resterà? Forse con il sangue congelato dalla disperazione e l’animo ruggente di dolore, sperano soltanto che ogni luce si spenga in fretta e questo maledetto “teatrino” cali il sipario e finisca.
Tanto non cambia niente. Nulla. Zero assoluto. Tre settimane e la melassa di vacuità di cui ci cibiamo in quei giorni è già finita. Tutto torna com’era prima. I buoni resteranno buoni, mentre l’indifferenza smascherata ritornerà a sguazzare nelle consuete miserie umane di sempre. Perché come recita un detto popolare “l’abito non fa il monaco” e un bel vestito non cambia il cuore e quindi è meglio smettere di sognare e ritornare alla realtà dove tutto può succedere. Come in una partita di calcio regno incontrastato dell’imponderabile e dell’assurdo dove qualsiasi cosa anche la più insignificante diventa pomo della discordia per improvvisati dibattiti televisivi e chiacchiere da bar sport di una squallida periferia.
Può succedere che una gratuita esibizione di violenza possa minacciare se non addirittura compromettere la realizzazione di un sogno. In fondo, basta poco che ci vuole? A volte niente. Una pietra, una buona dose di imbecillità e un’orda di animaloidi affamati di vigliaccheria disposti a tutto pur di ingrassare il loro personale fardello di cretineria. Eppoi, basta fare un “clic” sul telecomando per ammirare le ultime “valorose gesta” di questi moderni cercopitechi che armati fino ai denti affollano i nostri stadi alla caccia di nuove vittime che gridano vendetta senza ricevere in seguito, troppa attenzione. Eppoi come diceva quello: “Non ci resta che piangere” e chiederci “perché”? Boh! Mistero glorioso. Nessuno fornirà mai una risposta accettabile alla domanda. La torta è finita. La pasta anche. I coriandoli pure (di trippa non se ne parla, quella non mi piace). Insomma il pianeta- calcio rischia di eclissarsi, i debiti di aumentare, il giocattolo di trenta milioni d’italiani di rompersi, è c’è ancora chi gioca alla guerra con le pietre. Ridicoli. Roba da paleolitico.
Può succedere anche che (per la serie “Giuseppe Garibaldi? Chi era costui” per citare un altro che in quello che sto per dire credeva tantissimo), il concetto di patria diventi un elastico che tiri da ogni parte a seconda delle esigenze personali di ognuno ed ecco spuntato come un fungo sulla pelle di una quattordicenne colta dai primi palpiti d’amore bell’è pronto un altro scandalo destinato a riempire le prime pagine di tutti i giornali per almeno un mese. Un mese e nulla più. Perché questo sarà presto sostituito da un altro, e poi un altro ancora quasi che qualcuno si diverta a seminare il panico tra la gente che non sa che tutto questo sta per finire. O meglio, forse lo sa bene ma dirselo (e dirglielo) e dura. Si ha paura. E la paura genera pensieri. E i pensieri riflessioni. E riflettere è un esercizio troppo difficile per noi uomini. Meglio quindi lasciar perdere. Che ci pensi qualcun’ altro. Già è difficile arrivare alla fine del mese… Ma niente paura c’è il Governo con le sue mirabolanti riforme. E se anche un Governo sente il bisogno di intervenire significa che il grande malato è vicinissimo all’agonia.
Ma come canta il poeta e sussurrano in molti “ma chi se ne importa?”
Intanto la giostra va avanti, continua a girare, regalando le ultime illusioni ai milioni di tifosi che guardando i loro beniamini accarezzare quella sfera a scacchi rincorrono il sogno di tornare bambini urlando con quanto fiato hanno in corpo “Gol! Gol!!, Gol!!! Ma la domanda resta lì sospesa, inevasa, insoddisfatta: Basterà?
Forse sì, forse no, chi lo sa, forse… La certezza non abita qui.
Per guarire non basteranno i decreti, e forse neppure i gol. Una cosa però è sicura: Di certo aiutano a ricostruire quello che ora, anche con le pietre, si prova a distruggere.