sabato 31 dicembre 2011

Buon anno a tutti voi!!!!!!!!!!!!!!!




Eccoci ancora così
un capodanno ancora qui
stiamo un po? stretti a casa mia
ma è bello se c?è l?allegria
e basta bere un po? di più
tra noi manchi solo tu
a mezzanotte si brinderà
che l?anno vecchio se ne va
può andare al diavolo per me
che non è stato un gran che
meno quattro tre due uno e via
fuori lo spumante e allegria

Allora amici miei a tutti tanti auguri

questo è il nostro anno auguri a voi e a me
bando alle chiacchiere e in alto i bicchieri
brindiamo anche per chi non c?è
alla faccia di tutti i guai
alla salute di tutti noi

E? bello stare in compagnia

che le tristezze vanno via
ognuno fa il matto come può
tutto è permesso e perché no
sotto la musica ci sta
e allora su che si ballerà
bussano forte e chi sarà
sei l?anno nuovo vieni qua
non fare scherzi bello mio
qualche progetto ce l?ho anch?io
meno quattro tre due uno e via
fuori lo spumante e allegria

Allora amici miei a tutti tanti auguri

che questo è il nostro anno auguri a voi e a me
bando alle chiacchiere e in alto i bicchieri
brindiamo anche per chi non c?è
alla faccia di tutti i guai
alla salute di tutti noi

Bando alle chiacchiere e in alto i bicchieri

brindiamo anche per chi non c?è
alla faccia di tutti i guai
alla salute di tutti noi



giovedì 29 dicembre 2011

Anima al poliuretano espanso


La carne non può diventar cenere... Una persona pietra, un'giorno ricordo...
Gli esseri umani riducono tutto. Io sono di poliuretano espanso.

domenica 25 dicembre 2011

E nato alleluia!!!!!!!!!!!!!


E' NATO! ALLELUIA!

E’ nato il sovrano bambino,
è nato! Alleluia, alleluia!
La notte che già fu sì buia
risplende di un astro divino.

Orsù, cornamuse, più gaie
suonate! Squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,
ma come nei libri hanno detto
da quattromill’anni i profeti,
un poco di paglia ha per letto.

Da quattromill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
E’ nato, è nato il Signore!
E’ nato nel nostro paese.

Risplende d’un astro divino
la notte che già fu sì buia.
E’ nato il Sovrano Bambino,
è nato! Alleluia, alleluia!



Buon Natale a tutti voi cari lettori di Arazzi e Scazzi!!!!!!!!!!!!!

Guido Gozzano

sabato 24 dicembre 2011

Almeno questa notte...



L'altra se la son divorata Monti e soci...
Ci è rimasto il cuore non sprechiamolo in rodimento e livore.
Anche quello costa d'altronde...
Per cui amatevi, amatevi senza misura nè controllo.
Almeno oggi, almeno questa notte...
Buttate all'aria lo Scroodge che c'è in voi!!!!!!!

giovedì 8 dicembre 2011

Il pianeta degli alberi di Natale



Dove sono i bambini che non hanno
l'albero di Natale
con la neve d'argento, i lumini
e i frutti di cioccolata?
presto, presto adunata, si va
sul Pianeta degli alberi di natale,
io so dove sta. Che strano, beato Pianeta…
Qui è Natale ogni giorno.
Ma guardatevi attorno:
gli alberi della foresta,
illuminati a festa,
sono carichi di doni.
Crescono sulle siepi i panettoni,
i platani del viale
sono platani di Natale.
Perfino l'ortica,
non punge mica,
ma tiene su ogni foglia
un campanello d'argento
che si dondola al vento.
In piazza c'e' il mercato dei balocchi.
Un mercato coi fiocchi,
ad ogni banco lasceresti gli occhi.
E non si paga niente, tutto gratis.
Osservi, scegli, prendi e te ne vai.
Anzi, anzi, il padrone
Ti fa l'inchino e dice:"Grazie assai,
torni ancora domani, per favore:
per me sarà un onore…" Che belle le vetrine senza vetri!
Senza vetri, s'intende,
così ciascuno prende
quello che più gli piace: e non si passa
mica alla cassa, perché
la cassa non c'è. Un bel Pianeta davvero
Anche se qualcuno insiste
A dire che non esiste…
Ebbene, se non esiste, esisterà:
che differenza fa?

Gianni Rodari

domenica 13 novembre 2011

Tutto come prima




Oggi Facebook è pieno zeppo di punti esclamativi e faccine sorridenti.
Ieri ho visto in TV gente festeggiare e darsi il 5 come se d'improvviso avesse riscoperto di far parte di una Patria capace finalmente di autodeterminarsi.

Ma cosa s'è stabilito? Cosa abbiamo raggiunto? Per cosa s'è festeggiato?
Nulla, niente, nulla.
Il passaggio da un governo ad un'altro, non influenzerà affatto la vita quotidiana di nessuno. Fornirà soltanto una bolla dove nascondersi e leccarsi le ferite a quelli che avevano sperato e sono stati sparati via da un Governo metaforico e strafottente.
Le cose non cambieranno. L'Italia resterà il solito casermone disinvolto e caciarone.
Ci sarà solo qualche parrucchino in meno e tante rughe in più perchè con tutto il lavoro che ci sarà da fare chi avrà il tempo per un ritocchino?.
Nessuno spero.
Spazi per i giovani poi?
Nessuno temo.

Non possono garantirli gli occhiali di uno e la calvizie di un' altro e la partecipazione straordinaria ad una protesta nazionale.
Il cambiamento è stato imposto dall'Europa. Gli italiani lo hanno solo avallato con la speranza di non esserne travolti.
Per il resto sarà tutto come prima.
Gli uni, i poveracci quelli che s'alzano alle quattro del mattino e pagano le bollette un giorno prima del termine utile, continueranno ad agonizzare tra un lavoro saltuario e un cesto elemosinato al Banco Alimentare e l'unico cambiamento tangibile per tutti loro sarà quello determinato dal passaggio obbligatorio al digitale terrestre.

Gli altri, seguiteranno a vivere da re con stipendi da urlo e macchine rombanti perchè nessuno e tanto frullo da rinunciare all'indennità parlamentare (neppure quelli di Sinistra), e nessuno (tanto meno adesso, tanto meno quelli di Sinistra ), vi dirà d'abbracciare più forte i vostri cari perchè da questo momento penseranno a tutto loro e comunque ce la faremo ad uscire da questa dannata crisi.
Nessuno.

In qualche modo si farà come s'è sempre fatto solo che adesso, nel pieno della festa, vicini al Nirvana è impossibile rendersene conto.
Chi lavorava prima dovrà farlo anche ora se non di più. Chi rischiava prima rischierà pure adesso.
Perchè i Governi cambiano, le impalcature no, e l'espressione delle madri che piangono figli scippati alla vita nel pieno svolgimento del loro lavoro nemmeno perchè i giornali non se ne occupano i telegiornali li snobbano e queste righe vi sembreranno lo sfogo di un ragazzotto qualunque.
Dietro di me nessun esercito.
Solo parole e quelle di solito, purtroppo se le porta via il vento.

mercoledì 9 novembre 2011

La testa del Capitano


Buon compleanno Capitano !!!

37 anni di vita esemplare di cui 20 trascorsi sui campi di calcio tra il campo di casa a Padova e la magione di sempre : la Juventus.

Eppure oggi che i filmati delle sue imprese balistiche si sprecano, non è di quella che voglio parlarvi… bensì di testa. Che testa la sua testa! Non per i colpi di, pur trattandosi di uno che la sua l’ha usata sempre e bene.

Ma di quell’altra. Quella che si usa per pensare. Per cercare e trovare ragioni ed energie, motivazioni, lucidità.

Passa da lì nel caso di Del Piero che nonostante stia ormai percorrendo gli ultimi metri prima dell’addio continua a regalare al suo pubblico il fosforo del suo giocare concedendosi l’ultima ribalta utile per consumare una vendetta muta.

Le parole, nel calcio, contano pochissimo, sono troppe, e spesso leggere anche se pronunciate con gravità.

Le parole su questo ragazzo sono continue, sono state, per anni, sintonizzate su una sorta di inevitabile, inesorabile rimpianto. Del Piero? Perduto, satinato, infortunato. E’ ancora: irrecuperabile, tramontato finito.

Con indulgenza, intendiamoci, persino con affetto ma insomma, bollato come bollito.

Questo di lui si disse, si è detto, anche “se sono cose che si dicono”, anche se c’è stata fatica e ruggine, e in effetti un infortunio grave.

Gli esseri umani non considerano mai i danni delle loro leggerezze.

Mai.

Ma una persona basta guardarla, ascoltarla un po’, osservarla davvero per comprenderne la pasta, la materia prima. Per capire che la testa c’era, c’è. Qualcosa che fa da additivo, che spinge sempre, in campo, nella vita, come una benzina magica, senza prezzo. Soprattutto quando cala il sole, quando arriva il buio; è materia indispensabile per gente a posto, uomini integri, campioni fuori taglia, non solo nello sport; gente così è un piacere incontrarla, offre imprese e sorprese anche quando l’impresa non è prevista, non più. Dagli altri, ovviamente. Da chi, la testa usa poco, meno, e magari la perde.

Anche se oggi quella non serve affatto. Basta infatti,fare un po’ di silenzio per sentire un’ovazione. Una sola, di liberazione e d’augurio.

BUON COMPLEANNO CAPITANO!!!

venerdì 4 novembre 2011

Il ritorno di Santoro


Ieri è tornato Santoro in tv.
E' stato divertente sentire ancora una volta nella mia vita la parola rivoluzione.
Mi ha fatto pensare ai bollori pre- occupazione studentesca e un sorriso mi è venuto spontaneo.
Poi allargando il campo visivo mi sono accorto però che di rivoluzionario non c''era nulla.
Soliti ospiti, solite cravatte, soliti ciuffi arruffati e pensosi che fanno molto SINISTRA adirata e cazzuta e solite legittime critiche al governo.
Tutto molto bello, molto detto, molto visto.
Un fortino si è ripopolato ma la fortezza? Dov'è?
Spero la stiano costruendo perchè non basta la resurrezione di Santoro, Travaglio e Vauro per sentirci meno schiavi e più liberi.
C'è un Paradiso pure per noi ma per trovarlo non bastano le cornate di un Toro seppure Santo.
Occorre di più, serve di meglio.
Una proposta concreta ad esempio.
Ma qui il cantiere è chiuso e il cartello LAVORI IN CORSO un grazioso orpello sulla coscienza di tutti noi.

mercoledì 2 novembre 2011

Marmellata alle fragole

Ero fatto così,  a mio modo strano. Perverso per alcuni, normale per altri, noncurante della massa che mi circondava; non mi piaceva prendere il mondo a morsi, preferivo assaggiarne l’essenza e berne il succo a poco a poco, succhiarne il midollo dalle ossa. Mia madre preparava la carbonara facendo cuocere troppo le uova sulla pasta io invece le preferivo un po’ liquide come da tradizione. Mio padre -  da quando aveva divorziato -  coltivava fiori, innaffiava il giardino e dava da mangiare ad un cane con le orecchie lunghe e pelose. La mia vita sembrava condurre alla beatitudine eterna, mangiavo, dormivo e ogni mattina cacavo puntuale alle otto. Era il caffè  a condurmi dritto al cesso, una miscela bollente di acqua scura e poco zuccherata contorceva le mie budella liberandomi dai peccati accumulati durante la notte.
Stavo facendo colazione quella mattina quando il telefono squillò tre volte, era K. Non risposi subito ma ingoiai prima un cucchiaio di marmellata alle fragole. Lo inghiottii senza pensare a nulla, chiusi gli occhi e per un attimo la vita mi parve più dolce. Ero diabetico, la marmellata mi faceva male e io godevo a sfidare il destino. Ogni sera pregavo il Signore di farmi risvegliare sano e salvo solo per mangiare e ascoltare le notizie tragiche dai mercati finanziari. La Borsa europea era crollata, l’euro era fallito e io non avevo un soldo. Avevo solo barattoli di marmellata alle fragole con cui infettarmi il sangue. Ma ne valeva la pena. Un giorno sarei diventato cibo per vermi e la mia carne sarebbe stata più dolce di quella degli altri. Immaginavo il mio funerale: mia madre vestita di nero, mio padre che porta i fiori in chiesa e tutti gli altri seduti nei banchi a confabulare sulla mia morte. Poi diranno “ è morto perché gli piaceva mangiare la marmellata. Leccava il barattolo come si lecca il buco del culo” e  la gente scoppierà a ridere; non c’era pace nemmeno all’altro mondo, tanto valeva continuare a vivere e soffrire. Mangiando marmellata alle fragole.
Il telefono intanto continuava a squillare.
«Che c’è?» risposi con le mani sporche e la bocca piena.
«Ho trovato la risposta ai miei dubbi!» mi disse K. eccitato come una cagna in calore. Sentivo il suo odore fetido anche attraverso la cornetta.
«E sarebbe?» continuavo a parlare mandando giù cucchiaiate di marmellata. Era buona davvero, cazzo.
«Unità, amore e perseveranza!»
«Se ti vuoi candidare a sindaco, io non ti voto. Ho chiuso con la politica.» gli risposi in maniera sincera.
«No,no! Incontriamoci al cimitero che ti spiego meglio.»
«Ma perché al cimitero?» chiesi sbalordito.
K. butto giù la chiamata lasciandomi con in testa mille dubbi e una sola certezza: quel calendario di culi e tettone che gli avevo regalato a Natale gli aveva dato il colpo finale. Intanto avevo finito tutto il vasetto di marmellata e mi ero buttato su un pacco di biscotti alla mela. La fame è una brutta cosa. Mio nonno mi raccontava che durante la guerra mangiava un uovo alla settimana e doveva dividerlo con sua sorella; alla fine decise di buttarsi sul vino. Dai dieci ai settant’anni ha bevuto solo vino tre volte al giorno. Quando è morto il suo fegato era gonfio come un pallone e marcio come una forma di pecorino crotonese. I vecchi rompono sempre le palle con la guerra, tutti quelli che ho conosciuto erano grassi e ubriaconi, arrapati cronici di ragazzine in minigonne e leggins. Una volta un vecchio cazzuto mi chiese dove poteva trovare una puttana dell’est da scopare per 10 euro, gli risposi che per quella cifra al massimo poteva farsi trastullare il pisello sporco di pisciazza che aveva tra le gambe. Avrebbe goduto comunque.
Presi un ultimo biscotto e mi vestii per andare all’incontro con K. al cimitero.
La fila di macchina era più lunga del solito; è strano come ci si ricordi dei morti solo il due novembre. L’odore dei fiori marci mi dava fastidio, guardai un attimo la tomba di mio nonno e feci di nascosto il segno della croce. Mi vergognavo come un ladro, mi mancava la marmellata alle fragole e quel coglione di K. era in ritardo. Feci un giro tra la tombe come un turista al Louvre, osservando le date di nascita e di morte. Non li invidiavo ma un giorno sarei stato loro vicino. Un giorno. Se la fortuna mi assiste e se avrò i soldi per il funerale. Altrimenti bruciatemi su una pira e seppellite le mie ceneri in un campo di pomodori che utilizzerete poi per una buona puttanesca. Così è deciso. Ma vi prego non inondatemi di fiori marci. Vidi K. arrivare da lontano barcollando come un ubriaco. Era felice. Cercò di abbracciarmi ma lo scansai.
«Cosa vuoi?»  gli chiesi subito accendendomi una sigaretta.
«Dobbiamo scalare il mondo e guardare tutti dall’alto. Sono carico come un mandrillo! »mi disse con voce alta. Puzzava di sudore e di sperma stantio. Si era sicuramente masturbato e non aveva cambiato le mutande.
«Non credo proprio »gli risposi smorzandogli l’entusiasmo.
«E perché?»mi chiese scaccolandosi col mignolo.
«Preferirei inculare il mio coniglio piuttosto che lavorare con te.»  ammisi soddisfatto.
«Vuoi dire che mi lasci da solo?» concluse spaventato K. grattandosi con violenza i capelli piena di forfora.
«Si, credo di si.»
Lasciai K. da solo e feci un altro giro tra le tombe. Due becchini stavano seppellendo un vecchio. Mi fermai a guardarli incuriositi. Era una bara semplice, quattro tavole di legno tenute su da pochi colpi di martello, una croce riciclata da un povero cristo e un mazzo di fiori di plastica. Non una lapide, non una dedica, non una foto. Poteva essere benissimo il mio funerale.
«È morto da solo.» mi disse con aria indifferente il primo becchino.
«Beato lui.» rispose il secondo.
«Come è morto?» chiesi loro aiutandoli a sollevare la bara.
«E che senso ha?»replicò il primo. Sembrava Frank Zappa ingrassato di trenta chili.
Avevo trovato due filosofi del cazzo in un piccolo cimitero di paese. La giornata era cominciata davvero bene.

La mia sola puerile voce


L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza

a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.


Pier Paolo Pasolini

domenica 23 ottobre 2011

Marco Simoncelli: per sempre sul gradino più alto del nostro cuore




Era solo giovedi.
Poi arriva la domenica, si scaldano i motori, s'accende il semaforo rosso, due giri di pista si spegne la luce e...
Ora sgaserai nelle chicane del Paradiso dove noi ti vedremo svettare per sempre sul gradino più alto del podio... il nostro cuore...
Arrivederci Marco e non cambiare mai taglio di capelli mi raccomando!!!

sabato 22 ottobre 2011

Una settimana particolare



Questa è stata una settimana particolare.
E' morto Gheddafi.
Era ovvio andasse a finir così.
Dopotutto le cose non accadono mai quando sarebbe opportuno.
Avvengono sempre quando meno te le aspetti, l'acqua minerale in frigo è terminata e Ski manda in onda la solita partita di cui in sostanza non ti frega nulla ma in pratica visto che hai pagato l'abbonamento tanto vale guardarla.
I regimi autoritari cadono quando si sviluppano al suo interno radici di pace,educazione e benessere.
In Italia, non c'è nè, non ci sono.
Quello che è successo a Roma lo dimostra.
Finchè saremo guidati da forze politiche scostumate e violente non ci saranno rimedi possibili alla violenza e allo scontro.
Quest'ultimo poi è il preferito da molti perchè semplifica il tutto e facilita le cose conferendo alle azioni più brutali un carattere solenne e sovrumano di cui però io non sentivo alcun bisogno.

I presunti indignati italiani avrebbero dovuto avere il coraggio di smetterla d'indignarsi e provare semplicemente a confrontarsi.

Ma in un mondo dove nessuno parla senza un microfono in mano e una luce rossa puntata negli occhi il confronto forse, è un esigenza miope e pretestuosa.

Se poi ad organizzarlo sono Bruno Vespa e Alessio Vinci addirittura ridicolo.

martedì 18 ottobre 2011

Come un barbone


Oggi mi sento più casuale del solito.
Come un pullover troppo largo trovato per caso nell'armadio.
Nei momenti di luna calante, indosso spesso vestiti larghi.
Forse per non rimpicciolirmi.
Guardandomi allo specchio mi trovo piccolo.
Magari lo fossi.
I bambini non sanno come ci si sente a sentirsi fastidiosi come un callo all'alluce.
Hanno sempre qualcuno che si occupa di loro.
Ad altri invece, non basta una vita per cercare qualcuno che si prenda cura di loro.
Camminano come moderni bohemien cercando d'essere liberi braccati e tormentati in silenzio da ciò che li circonda e quello che un Dio metropolitano troppo generoso gli ha regalato senza curarsi di trovare e salvare qualcuno da amare.
A me nessuno mi ha regalato oro e diamanti.
Per anni anch'io ho camminato fino al crepuscolo apolide e ingestibile.

Ancora adesso per la verità. Come un barbone affamato di calore e libertà.
Ma non sapete quanto vorrei qualcuno mi fermasse e mi chiedesse chi sono, da dove vengo, e che il cammino della vita è più facile se condiviso.
Perchè una casa da qualche parte c'è pure per me.
Ma non si può andare in nessun posto se non si sa da dove si viene e la vita guarda da un'altra parte.
E mi chiedo ancora chi sia quel dannato piccione che ha sporcato con le sue feci i dadi del mio destino.

Proverò comunque ad andargli incontro sperando non insozzi quel che resta di me.

lunedì 17 ottobre 2011

Come ogni giorno trascorso


Il sole è appassito.

L'inverno è vicino ma non lo sento nell'aria.

Come ogni giorno trascorso, resta quel moto di soddisfazione misto al grosso dispiacere per l'occasione fuggita che potrò tentare di cogliere solo fra un'altro sole.

Il sole è frenetico. Forse la vita batte più forte lì dentro.

Forse.

Raccolgo adagio i pezzi della mia esistenza in trasformazione aspettando una nuova alba.

domenica 9 ottobre 2011

L'amore torna sempre


La montagna aveva sempre affascinato Antonio.
Ragion per cui fu molto felice quando Sergio uno dei suoi amici più cari, lo invitò per una scampagnata.
Sempre meglio che vegetare sulla poltrona di casa a guardare partite noiose e ragazze anemiche sculettare mendaci in una televisione dal segnale traballante.
Così decise d'andare e per sua fortuna fu davvero una bella giornata e il pranzo che seguì fu una diretta conseguenza.
Pranzarono sotto un ampio pergolato dove facevano capolino alcune piante rampicanti che ribelli al loro destino da comprimarie della fotosintesi, s'abbarbicavano tenaci solleticando ardite le frementi tegole della casa.

Sebbene si fosse in autunno inoltrato, il sole si batteva ancora bene contro un freddo leggero ma insidioso.
Il frullato termico che ne seguiva era strano ma interessante quasi godibile.

A dir la verità tutto in quella casa appariva strano. Sergio poi, non era del suo solito umore.
Sempre creativo e divertente quel giorno era apparso triste e monocorde come una richiesta d'aiuto inascoltata e trattenuta a fatica nel fondo di un cuore che sanguinava.
Soffriva Sergio ed Antonio non riusciva a capire il perchè.
Cercando risposte si rivolse al padre seduto poco distante.
Anche lui non aveva spiccicato parole tutta la giornata apparte qualche vocalizzo estemporaneo e singolare di quelli con cui gli anziani son soliti sottolineare la giustezza o meno di propositi ed opinioni che conferiscono a qualsivoglia discussione s'intavoli un sigillo d'innappellabilità e saggezza.

Il padre di Sergio ne ispirava tanta. Quasi novant'anni dei quali quasi tutti passati nei campi a lavorare, recava in viso tutte le ferite del tempo e le grandi emozioni della vita. Ma sebbene potesse narrarle, sembrava voler tenerle per se quasi temesse che qualche ospite indesiderato gliele volesse portar via.

E così se ne stava appartato, sguardo mite, occhi fissi verso un punto imprecisato e indefinibile quasi volesse penetrar con lo sguardo il segreto della sofferenza sua e di tutta quella casa.

La sua unica distrazione parevano le sue mani deformate dalla vita ma ancora capaci di trasmettere affetto che osservava quasi stupito come un fanatico d'arte osserva uno schizzo di Leonardo,quasi non fossero le sue ma quelle d'un altro e quelle che erano attaccatte ai polsi gli fossero toccate in sorte chissa per quale diabolico scherzo del destino.
Se si scatta in ritardo nel calcio si viene fermati. Se s'indugia troppo nella vita si viene puniti. A volte senza una spiegazione. Quella di Sergio nei confronti di Antonio fu a dir poco agghiacciante: Alzheimer!.
Era questa la trappola in cui era caduto il padre di Sergio. Un viaggio senza ritorno verso un mondo misterioso e inquietante che il padre aveva intrapreso silente e repentino ormai già da qualche anno.
E tutto era mutato. Non c'erano più giorni, mesi, stagioni, feste e ricorrenze che meritassero una sua effettiva presenza.

Solo vocalizzi e locuzioni verbali privi di qualsiasi logica e melodia.
Il padre ormai viveva una sempiterna giovinezza fatta da amici ormai morti da tempo e azioni ossessive.
Ultimamente raccontava Sergio, s'era fissato con le cesoie con cui tagliava tutto quello che gli capitava a tiro dicendo: "lo faccio per l'amore che non ho più! Lo faccio per l'amore che non ho più!!!".

Quale fosse però questo amore non era dato sapere fino a quando dall'albero ormai scorticato dalla laboriosa opera dell'anziano, non spuntarono due colombini che avevano fatto il nido proprio nel punto in cui il padre di Sergio aveva lavorato con più foga.
Seguì, un breve conciliabolo tra i colombi e l'anziano padre inframmezzato da un delizioso concerto alla fine del quale, l'anziano padre come per magia, s'alzò in piedi, abbozzando un tenero sorriso con occhi luminosi e mani festanti e tese verso l'alto come a voler ringraziare il cielo per quello che era appena accaduto con la delicatezza di un bambino disse: "Che bello... l'amore torna sempre!!!!!!!!".

mercoledì 5 ottobre 2011

Il sapore di una tregua


E' da un pò che non passavo da qui.

Perchè?

Gli esseri umani non s'ammazzano di sola fatica.

In mezzo c'è la vita e quando si permette all'esistenza di morderci le ali è difficile rivolgersi parola.

Ora i giorni del lutto son finiti.

La malinconia che mi tallona da sempre l'ho seminata e ora brontola in una scatola.

Forse è solo una mera illusione o forse si è solo fermata a far rifornimento.

Ma quant'è buono il sapore di una tregua...!

venerdì 16 settembre 2011

Una dedica speciale per una persona straordinaria

Questo post lo dedico ad una persona che mi ha salvato la vita o quantomeno l’ha resa migliore di quanto io avessi solo osato sperare.
Mi ha insegnato tanto, la vita, la speranza e il lungo viaggio che mi attende per diventare l’uomo che voglio essere e il padre che sarò.
Mi manca moltissimo ed in questo momento di solenne disperazione una cosa sola mi rassicura: il nostro rapporto è così forte che tutti i chilometri del mondo non potranno allentarlo.
Il resto lo lascio dire a Simon and Gurfunkel.
Io l' aspetterò come un'orso aspetta la primavera per uscire dal letargo e poter vivere ancora giorni ricchi di miele.

lunedì 12 settembre 2011

Tre perle per un amore


Era passato tanto tempo ormai. Eppure se la ricordava bene Antonio la sua prima fiamma. Sentiva che avrebbe potuto riconoscerla tra mille e ogni volta sperava di incontrarla.
Si chiamava Luana la bambina che per prima gli fece battere forte il cuore fino a togliergli il fiato ed era bella come un raggio di sole dopo una notte di pioggia ed ogni volta che la vedeva la sua temperatura corpoorea saliva all'inverosimile e il suo cuore era un terremoto senza epicentro.
Già allora Antonio poteva contare su una buona chiacchiera che incantava le ragazzine più grandi ma con Luana sentiva che questo non bastava. Occorreva di più, serviva di meglio.
Cosa non ebbe mai il tempo di capirlo. Le ragazze sono dei rebus difficili da risolvere per chi si diletta con i cruciverba facili della Settimana Enigmistica e nessun sudoku vi farà sudare tanto quanto cercare di indovinare cosa piace ad una ragazza.
Antonio questo lo aveva capito benissimo e per quanto s'ostinasse ad interrogare lo specchio del bagno non riusciva a trovare nessuna chiave dialettica ne espediente pratico per girare dalla sua parte quella graziosa frittata di nome Luana.
Eppure aveva provato mille volte ad avvicinarla, parlarle, vederla, ma per quanti sforzi facesse non c'era nulla da fare.
La sua presenza lo irretiva a tal punto che quando i suoi occhi incrociavano i suoi lui si sentiva perduto.
Rammentava bene Antonio mentre stava seduto su una panchina dei giardini pubblici ad osservare i bambini eccitati per il primo giorno di scuola, gli effetti di quel suo precocissimo amore;ricordava ad esempio, come il pranzo fosse breve quanto una sosta ai box di una Formula Uno utile quel tanto che bastava a rifocillarsi e correre dal fioraio a comprare due rose e scrivere bigliettini come questi: " Due rose per te, una vita con me...! Vuoi?... che poi posava vicino la porta della casa della bambina in attesa che quella porta si aprisse e lui potesse vedere almeno una volta quell'angelico viso per poter andar a dormire in pace.
Quegli appostamenti durarono tutto l'autunno e nonostante fosse diventato amico degli scoiattoli e avesse imparato a riconoscere i versi dei passeri in calore aveva capito : una piantagione di rose non basta ad entrare nel cuore di una bambina e nemmeno nella sua testa. Lei infatti, continuava ad ignorarlo.
Non il suo cuore però.
Dentro il suo corpicino, Antonio ardeva di desiderio e un giorno durante la ricreazione decise di smetterla con quella pantomima e di rivelarle una volta per tutte quello che sentiva.
Ma prima di farlo decise di ricorrere ad un'ultimo, disperato gesto.
Così una mattina d'inizio inverno, mentre la madre ancora dormiva, penetrò furtivamente nella sua camera e in punta di piedi, sospendendo anche il respiro, si diresse verso il portagioie della madre dove lei era solita conservare tutte le sue chincaglierie e s'impossessò rapace di tre perle placcate d'oro (in realtà erano fondi di bigiotteria ma che per lui e il suo giovane cuore innamorato erano preziose come tutto il mondo allora conosciuto).
Sapeva benissimo i rischi a cui sarebbe andato incontro, ma in quel momento ad un passo dal suo amore, non gliene importava nulla perchè sentiva che il suo piccolo cuore aveva già delle ragioni che la ragione non poteva comprendere.
Quel giorno arrivò a scuola prima del solito. Aveva una cosa da fare. L'unica cosa che contava in quel momento.
Era eccitato, contento ed impaziente di regalare alla dolce aguzzina del suo cuore le conseguenze di quel tenerissimo gesto d'amore.
Quando gli apparve, s'avvicinò febbrile e porgendole quel dorato passepartout, le disse: "Questi se li accetti, saranno i primi di una lunga serie".
Incredibile: c'è l'aveva fatta.
Ora secondo copione, toccava a lei dirgli qualcosa, accennare un timido sorriso, un piccolo bacio, un tenero abbraccio, una calorosa stretta di mano qualunque cosa. In quel momento sentiva che qualunque cosa avrebbe potuto spedirlo in Paradiso.
Non immaginava certo che di lì a poco sarebbe sprofondato nel più crudele degli inferni.
La graziosa bambina che per mesi aveva popolato le sue fantasie di giovane innamorato, si trasformò nello spazio di una ricreazione nella megera più crudele del mondo.
L'ex dolce bambina che era, non solo gettò le perle a terra frantumandole ma completò l'infame opera con uno sputacchio d'autore.
Non poteva crederci.
Rimase lì impietrito, con gli occhi disfatti, il viso sputacchiato e tutto il suo amore sepolto sotto chili di polvere.
Era sconvolto, impotente, irretito, confuso, umiliato e disperato: avrebbe voluto morire.
Sapeva bene comunque, che la sua ora era lì lì per scoccare; c'era la madre da affrontare e la sua ira funesta che lo aspettava come un avvoltoio sull'altopiano dello Yucatan.
Rassegnato a subirsi tutte le conseguenze di quel suo folle gesto d'amore, con la dignità di un condannatom a morte, Antonio tornò a casa.
Con sua grande sorpresa scoprì che la suprema Corte non s'era ancora riunita e nessuna sentenza era stata pronunciata. Ma nessuna esultanza accompagnò quella piccola grazia della sorte.
Non ne aveva la forza.
Amare è un mestiere difficile a otto anni e consuma un sacco d'energie e lui non ne aveva più.
Con le poche rimaste, si nascose nella credenza e li sarebbe morto se non fossero giunte da lontano le urla demoniache della madre. Le sole che avrebbero potuto ridestarlo dal suo torpore pieno d'innocenza.
Poi furon solo botte, calci nel sedere ed ematomi che per mesi contrassegnarono il corpo del giovane Antonio e tutto per un amore da sogno finito in un incubo e tre schifosissime perle del cazzo.

domenica 11 settembre 2011

L'eterna passeggiata degli innamorati


L'altro giorno pensavo a tutti quei sedicenti maghi che sostengono di poter far scoccare la scintilla dell'amore anche tra persone che non si conoscono o che a stento si sopportano.
Non so se questo sia effettivamente possibile.
Per quanto mi riguarda penso che gli esseri umani s'incontrino già nei sogni e che i destini s'incrocino tra loro creando primitive architetture collaudate nel tempo e incise per sempre nella memoria genetica d'ognuno di essi in modo che ,al momento opportuno , questi predestinati all'amore si riconoscano e si tengano per mano sul sentiero che conduce a pinete vergini ed immortali e non si lascino più perchè per loro il Destino ha scritto la parola "eternità".

giovedì 1 settembre 2011

Nei paraggi dell'amore mai!




Ormai è chiaro: l'uomo sogna tutta la vita la metropoli ma vive sempre in periferia.
La cosa può far sorridere ma è così.
Rifletteteci: un essere umano spera tutta la vita di incontrare il grande amore, e poi tutto quello che cerca è una bella scopata.
Sarà la crisi che spinge l'uomo a ridurre le aspettative, spezzare le attese, sminuzzare gli attimi, strangolare i sogni più belli ma conviene adeguarsi e tacere.
Per quanto mi riguarda invece, sento d'essere un'eccezione alla regola.
Non bighellonerò mai nei paraggi dell'amore per non ferire, per non ferirmi.
Anche perchè comunque l'amore ti viene a cercare, e in quei momenti un uomo che sia un uomo, non può sottrarsi e sebbene non le si cerchi e si faccia di tutto per ignorarle, le campane a festa dell'amore vero contraddicono il muro dell'orgoglio e rivelano un'umana viltà:la solita paura d'amare.
In quei casi cari lettori, è bene ricordarsi cosa sia amare.
Amare è rivelarsi non solo nascondersi nel proprio egoismo scoprendo anatomie, navigando su labili certezze.
Amare è essere l'altro, percepire i suoi pensieri, sentirli sulla propria pelle, in fondo al cuore, nell'anima.
Tutto molto bello. tanto bello da sembrar quasi finto.
Basta un click sul telecomando è la frittata è fatta. Un colpo di pistola,la lama di un coltello, un'attimo di follia e t'accorgi che le cose non stanno così.
Altri essere viventi conoscono l'amore.
Forse i camaleonti, le amebe o i topi di città.
Noi umani rimaniamo alla periferia di noi stessi rosicchiando momenti.
Alla faccia di Papa Castoro.

martedì 30 agosto 2011

Le avventure di un povero apprendista pescatore


Oggi vi parlerò di un particolare esercizio estivo. Un passatempo che non è esattamente un diporto e per la quale chi ha il riporto può rischiare il parrucchino e tutti gli altri un esaurimento nervoso. Vi parlerò della pesca.
La pesca è un esercizio per uomini pazienti e donne coscienziose: tutti voi forse non io. Attenzione avete letto? Fin dall’inizio di questo pezzo- sfogo l’ho chiamato in maniera generica e formale, esercizio e non come forse sarebbe più opportuno, attività sportiva.
La questione può sorprendere ma fidatevi: so di cosa sto parlando e quanta abilità occorre. Allungarsi sul bagnasciuga con un verme nevrotico in mano e una marea di zanzare attorno non è facile. Staccare e ributtare in mare tre pesciolini folgorati dalla bombarda, non è una storia per cuori teneri: e necessaria forza d’animo e mano ferma.
Tranquilli, miei cari lettori. Questo pezzo non è la dichiarazione di resa di un uomo sconfitto dai marosi e annoiato dall’amo. Semmai una timida richiesta d’aiuto.
Dopo molti giorni, qualche lancio e abbastanza pesci ho capito che la pesca potrebbe piacermi ma i preparativi son bestiali e quando cominci ad entrare in partita ecco che è ora di tornare a casa.
Negli sport che ho conosciuto e praticato (calcio, pallacanestro, pallamano), i preparativi erano facili e divertenti. Nella pesca invece, tutto è complicatissimo.
Il nodo che l’amico esperto e scaltro ha preparato è un gioco di prestigio difficile da riprodurre nel vento, il galleggiante non galleggia. Il piombo non sprofonda come dovrebbe per non parlare del mulinello – monello che se non stai attento diventa una matassa inestricabile e burlona.
Voi penserete stia solo esagerando ma per quanto mi riguarda la pesca, è fonte di frustrazioni.
Intorno a me tutti esultano raccontando di mirabolanti imprese mentre io sono ancora fermo alla teoria. I vermi mordono? Perché i bigattini si chiamano bigattini e perché alcuni li mettono in frigorifero?
Fin qui le questioni teoriche. Ora ci sarebbe la prassi sulla quale se potessi farei scendere un misterioso silenzio. Se non fosse che il ruolo e la volontà mi impongono di raccontare e quindi lo farò senza alcuna reticenza.
Diciamo che quando pesco (o almeno tento) non somiglio a Sampei. Quando guardo un verme, ho l’impressione pianga, Quando osservo il galleggiante sono assalito da questioni amletiche: perché va giù? Troppo piombo? Perché non va giù? Poco piombo? Quando è il momento di mettere una nuova esca devo schivare uno sciame di zanzare invidiose.
Basta. E’ giunto il tramonto. E ora di smetterla. Smetterla, posare la canna e tornare a casa.
Di solito in quelle ore, è possibile vedere sfilare il sorridente pescatore esperto felice e soddisfatto.
Come lo riconosco? Facile. Dall’’espressione radiosa e soddisfatta del suo volto. Osservandolo bene capisco che ne ha tutto il diritto.
I mulinelli con lui son mansueti, le zanzare lo ignorano, i pesci lo idolatrano e si consegnano docili al suo stomaco.
Come superare quest’onta? Qualcuno me lo dica. E per favore m’insegni.

domenica 28 agosto 2011

Cosa resta di un'estate?


Cosa resta di un'estate?
Rimane in fondo, come naufraga superstite, una vaga memoria di precarie lagune, l'acqua salata che spezza la schiena, stesa ad asciugare sul bagnasciuga.
Resta la speranza che qualcosa affiori, che un'onda improvvisa si stacchi dal mare e ti avvolga in un impeto di umana passione, ma quando la speranza pare farsi più chiara, ecco giungere l'alba a tagliare il cordone ombelicale dei sogni più lieti che s'infrangono come onde sugli scogli.

sabato 20 agosto 2011

"Tyson"


In paese tutti lo chiamavano "Tyson" perchè anche se era magro come un chiodo, con quel suo alito che sapeva del vino più scadente in circolazione, era capace di metterti kappaò.
Forse una volta un nome c'è l'aveva avuto pure lui, ma ora non contava più, e se pure in qualche modo sarebbe potuto servirgli, non se lo ricordava nemmeno.
Di "Tyson" si sapeva in giro solo quello che si poteva intuire da quel poco che era possibile chiedergli nei pochi momenti di lucidità che l'alcol gli concedeva.
"Tyson" era un quasi barbone ( le definizioni nette sono per quelli che hanno la coscienza sporca con la vita diceva), senegalese di quarantacinque anni che la vita tutto sommato aveva trattato bene.
Il Comune gli aveva regalato un tetto dove poter riposare e tutto il paese faceva il possibile per garantirgli un'esistenza dignitosa.
"Tyson" stava bene quindi e alla vita non aveva mai chiesto nulla. Neppure un lavoro.
Nonostante nella sua vita passata (come la chiamava lui), avesse conseguito un Master in Economia che gli aveva permesso d'occupare una posizione di rilievo all'ambasciata senegalese in Italia, ad un certo punto aveva detto basta preferendo i languidi marciapiedi del paese alle poltrone in similpelle del suo ufficio.
"Tyson" probabilmente non ne era perfettamente consapevole, ma era davvero simpatico.
Lo pensavano tutti in paese.
Anche Antonio che infatti lo preferiva di gran lunga alle schiocchezze con cui la madre si rimbambiva quotidianamente davanti alla tv.
Era un gran camminatore "Tyson".
Sei chilometri al giorno il suo allenamento quotidiano. Quelli che lo separavano dalla sua casa che stava alla periferia del paese. Era tutta buchi e ci pioveva sempre dentro.
Avrebbe potuto lamentarsi, inoltrare querele, fare ricorsi ma non fece mai nulla.
A chiunque gli domandasse il perchè di quel silenzio lui nel suo accento spiccatamente anglofono rispondeva: "Le gocce di pioggia? Le lacrime son peggiori". E dicendo questo regalava all' inquisitore di turno sempre un fazzoletto con un ricamo artigianale sopra.
Quei fazzoletti ricamati diventarono presto il marchio di fabbrica di "Tyson" che per quei piccoli capolavori chiedeva solo cinquanta centesimi.
Una cifra tutto sommato onesta rispetto a quelli che pretendevano quei poveri che s'attardavano pigri in piazza tutti i giorni e che gli consentiva d'infilarsi la sera nel discount del centro per comprarsi la sua quotidiana provvista d'alcol e illusioni.
Ma non è finita qui: "Tyson" era un'artista polivalente; oltre ad essere un'artista del taglia e cuci era anche un mago della nicotina.
Difatti era bravissimo nel raccattare tutte le cicche che trovava in terra e a fumarle fino all'ultima traccia di nicotina disponibile.
Tutte le volte che Antonio e "Tyson" s'incontravano era automatica la piccola transazione economica.
Non sapeva se tutte le storie che si raccontavano in giro su di lui fossero vere o solo un parto della mente pettegola della gente, ma in cuor suo sentiva di stimare davvero quell'uomo.
Qual'era in fondo, la reale differenza tra loro due? Nessuna.
Eppure che ci crediate o no, era lui a sentirsi inferiore ogni qualvolta il suo sguardo incrociava quello di "Tyson".
In lui vi era qualcosa che non aveva mai visto da nessun'altra parte e in nessun'altro essere umano.
Il peso di una libertà desiderata, afferrata e difesa contro tutto e tutti.
Il segno di questa conquista lo sbaragliava completamente facendolo a pezzi.
A pezzi.
In fondo la cosa non doveva disturbarlo troppo.
La sentiva ormai come la sua condizione naturale.
Era una vita che non faceva altro che dissiparsi qua e là senza ricomporsi mai del tutto.
Nell'altera fierezza di quell'uomo invece, vi era tutto quello che lui non era e solo per quella conferma quotidiana sentiva che valesse la pena darglieli quei soldi.
Questo tacito baratto continuò fino al giorno in cui lui disse "Non sai quanto rinuncerei a questa moneta in cambio di due parole".
Per Antonio fu una folgorazione.
Rimise subito in tasca il cinquantino e cominciò una chiacchierata infinita con quell'anima scordata e d'improvviso tutto gli parve più chiaro e la vita gli sembrò per una volta più bella.







lunedì 15 agosto 2011

Contemplando Ferragosto


Quando ero piccolo, ero spesso disorientato dallo scorrere del tempo e dal valore che ad esso assegnavano i grandi.

Una delle ricorrenze più disorientanti in assoluto è proprio quella di oggi giorno di Ferragosto.

Ricordo che quand’ero bambino passavo ore a cercare di capire cosa si festeggiasse.

La fine dell’estate? No, troppo presto. Il giorno più torrido dell’anno? Nemmeno, troppo tardi.

Guardando il calendario mi accorgo che è il giorno della Madonna Assunta ma ciò non tranquillizza affatto il mio animo indagatore.

Le persone a Ferragosto sono troppo caotiche per occuparsi di questioni religiose è troppo ansiose per lasciarsi andare al ritmo ammaliante e suadente di una festa.

Per non parlare di quel nome sinistro e metallico che rimanda a fabbri forzuti e ingrugniti i quali, chiusi nei loro laboratori battono il ferro per mantenerlo caldo.

Da piccolo ero addirittura convinto che il noto modo di dire derivasse proprio da questo.

Qualche lustro dopo, penso che Ferragosto sia solo una buona scusa per uscire da casa. Le persone escono da casa anche negli altri giorni, ma farlo quando è festa, tranquillizza, rassicura e rallegra quelli del CIS Viaggiare Informati che ogni giorno consigliano le partenze intelligenti senza comprendere che tutto quello cui un essere umano può ambire a questo mondo è una partenza ragionevole.

Questo fino a poche ore dal grande esodo.

Poi Ferragosto arriva e tutte le opportune raccomandazioni vanno a farsi benedire perché le cose non cambiano mai e vanno come sempre.

Città semivuote, imbecilli su autostrade affollate, e cani abbandonati agli angoli delle strade ad elemosinare brandelli d’attenzione nei confronti di uomini e donne fuggiti ad abbrunirsi chissà dove.

Non capisco se essi siano obbligati dalle circostanze oppure amino il rito collettivo e i suoi aspetti inumani: folle, file, soste, angosce e proteste.

Per me Ferragosto è questo. Le altre, se ci sono, sono solo banalissime vacanze.

Ognuno di noi può vantare una sua personalissima forma di ozio. C’è quello ricco (d’itinerari, di brindisi, di rimpianti), di chi è ricco e non può fare a meno di ostentarlo, c’è quello povero di chi in vacanza non ci può andare e non smette di tormentare la tastiera di un computer, c’è quello snervato di chi già non ne può più, c’è quello apparente di chi lavora in un tabacchino sparso sulla costa tirrenica fidatevi; c’è sempre qualcuno al lavoro nei tabacchini sparsi sulla costa tirrenica d’estate ma questo (a meno che non ci sia in zona qualche crudele omicidio), Federica Sciarelli e Salvo Sottile non ve lo racconteranno mai.

C’è poi infine quello collettivo e asfissiante di tutti. Pochi a questo mondo sanno rilassarsi senza stressarsi.

I luoghi di rilassamento hanno assunto nel corso degli anni qualcosa di sinistro e minaccioso.

Tanto per cominciare sono stati assaliti dalle folle propagandiste.

Cominciamo dal mare occupato dagli sportivi e dai nottambuli. Seguitiamo con la montagna e le terme affollate dai salutisti. Finiamo con i santuari e i conventi infestati da convulsi mercati e simposi superficiali.

Anche luoghi ameni come le colline e la campagna dove con un po’ di buona volontà sarebbe possibile non far nulla, brulicano di pollici verdi raffazzonati e imbianchini della prima ora.

Ogni tanto accade qualche disgrazia: bambini scorticati, piantagioni distrutte, dita mozzate. Ma le lacrime dei pargoli e le maledizioni delle consorti non bastano a frenare l’iperattività dell’uomo in vacanza. Progressista e metodico, lugubre e socievole, spossato ma eccitato.

Non è facile descrivere la cupa determinazione di un uomo in vacanza. Diciamo pure impossibile.

In certi casi le parole non bastano.

Ecco perché oggi più che mai mi affido a un’immagine. Una di grandissima qualità. Quella iperrealista di una scultura di Duane Hanson.

Osservatela bene.

Ritrae un uomo e una donna in tenuta turistica che contemplano qualcosa. Non è possibile capire dove siano né cosa guardino.

Chissà forse sono appena scampati a una coda in autostrada e contemplano Ferragosto.

domenica 14 agosto 2011

Tipi da spiaggia di nuova generazione






CHE TIPI TIPI TIPI TIPI
TIPI TIPI TIPI DA SPIAGGIA

CHE TIPI TIPI TIPI TIPI
TIPI TIPI TIPI DA SPIAGGIA

C'E' UN BELLIMBUSTO DI SUPER FUSTO
GONFIA IL TORACE OH QUANTO PIACE

CHE TIPI TIPI TIPI TIPI
TIPI TIPI TIPI DA SPIAGGIA

C'E' IL TIPO CHIC
C'E' IL TIPO SHOCK

C'E' IL TIPO SHAKE
MA GUARDA QUANTI CE NE SONO

TIPI TIPI TIPI TIPI
TIPI TIPI TIPI DA SPIAGGIA

C'E' IL TIPO STANCO CHE ARRIVA BIANCO
E DOPO UN POCO E' ROSSO FUOCO

CHE TIPI TIPI TIPI TIPI
TIPI TIPI TIPI DA SPIAGGIA

CHE TIPI TIPI TIPI TIPI
TIPI TIPI TIPI DA SPIAGGIA

CHE TIPI TIPI TIPI TIPI
TIPI TIPI TIPI DA SPIAGGIA

C'E' LO SPORTIVO TONTO E GIULIVO
CHE FA LO YOGA SUL BAGNASCIUGA

CHE TIPI TIPI TIPI TIPI
TIPI TIPI TIPI DA SPIAGGIA

C'E' IL TIPO SNOB
C'E' IL TIPO SUB

C'E' IL TIPO BOB
MA GUARDA QUANTI CE NE SONO

TIPI TIPI TIPI TIPI
TIPI TIPI TIPI DA SPIAGGIA

C'E' IL TIPO CRICK
C'E' IL TIPO CROCK

C'E' IL TIPO CRECK
C'E' IL TIPO ROCK

CHE TIPI TIPI TIPI TIPI
TIPI TIPI TIPI DA SPIAGGIA



C'E' IL TIPO SNOB
C'E' IL TIPO SUB

C'E' IL TIPO BOB
MA GUARDA QUANTI CE NE SONO

TIPI TIPI TIPI TIPI
TIPI TIPI TIPI DA SPIAGGIA

C'E' IL TIPO CRICK
C'E' IL TIPO CROCK

C'E' IL TIPO CRECK
C'E' IL TIPO ROCK

CHE TIPI TIPI TIPI TIPI
TIPI TIPI TIPI DA SPIAGGIA




Musica e parole di Jhonny Dorelli datate estate 1959 recuperate da quel frullatore di note ed emozioni che è Youtube.
Ma in piena estate 2011 e a poche ore da Ferragosto è lecito chiedersi:

Esistono ancora i tipi da spiaggia?

Certo che sì. Solo che, (causa crisi economica e avanzata glonalizzazione), oggi il loro palcoscenico non è più solo la spiaggia ma il mondo intero. In spiaggia il tipo da spiaggia sostanzialmente s’aggiorna con i suoi compari.

Ecco quindi di seguito alcuni tipi da spiaggia di nuova generazione.

L’UOMO TRILLONE. Negli anni Ottanta era celebre Michael Winslow meglio noto come l’uomo dai diecimila suoni per la sua abilità nel riprodurre suoni della realtà con l'uso della voce. Se l’attore americano si trovasse oggi su una spiaggia italiana, rimarrebbe sconvolto. La varietà di suonerie in circolazione è impressionante è c’è chi le vuol provar tutte.

Costui è proprio l’uomo trillone che invece di riposarsi sotto il sole d’agosto si affanna passando da un ombrellone all’altro costringendo i suoi vicini ad ascoltar tutte le suonerie che il suo cellulare nuovo di zecca è capace d’immagazzinare.

Il tipo è coriaceo e difficile da addomesticare. Tuttavia un modo per impedire che vi rovini le vacanze esiste. Richiede destrezza e opportunismo ma la necessità aguzzerà il vostro ingegno. La disperazione farà il resto.

Invitate il vostro squillante carnefice a bere un Cuba Libre. Al quarto di fila, perderà ogni discernimento. A quel punto voi quali provetti Silvan, fate scivolare l’infernale arnese in una buca. Poi seppellite.

Il telefono squillerà di nuovo. A quel punto però l’uomo trillone sarà diventato l’UOMO SCAVATORE. Il tutto è un po’ brutale ma lo spettacolo indimenticabile.

LA DONNA SDRAISTA. Versione estiva della tronista scambia il suo tratto di lido per lo studio di un programma di Monica Setta: luoghi, dove si discute troppo e invano.

LA DONNA SDRAISTA adora raccontare di sé e della propria famiglia senza distinzioni d’ordine e grado solo per il gusto di raccontarsi. In realtà non ha bisogno dei vostri consigli. Ha vissuto troppo, visto tanto, sposato un uomo tonto. Ragion per cui è stressata. Vuole ripartire, desidera un’altra vita per cui sfrutta la sosta ai box delle vacanze per riepilogare a se stessa la propria vita. Voi siete solo dei silenziosi registratori.

Lei parla tanto che ad un certo punto sarete colpiti da un micidiale colpo di sonno è sarà proprio in quei momenti che la loquace aguzzina vi chiederà “Ah, dov’ero arrivata”? In questo caso imitate il suono di un nastro che si riavvolge impennando sulla sedia.

LA DONNA SDRAISTA non capirà un tubo ma i bambini presenti si divertiranno un mondo offrendovi in cambio le loro Pringles alla paprica.

IL BAMBINO FRIGNONE. Esiste tantissima letteratura sul BAMBINO FRIGNONE. E una caratteristica dei bambini piccoli. Crescendo essi mugugnano, borbottano, trattano, obiettano alcuni da adulti contestano addirittura. Ma nessuno sa perche frignoni IL BAMBINO FRIGNONE. Ma frigna.

Se i genitori desiderosi di coccole lo snobbano, frigna. Se lo supplicano di smettere, frigna. Se gli comprano il cocco, lo getta sdegnoso nella sabbia: poi frigna.

Per difendersi, la cosa migliore è buttarsi in mare. Ma non crediate d’esser salvi. Alcuni bambini hanno imparato a frignare anche con la maschera e il boccaglio.


lunedì 8 agosto 2011

Un'anaconda salva vacanze


Ad Antonio non piaceva l'estate.
Troppo sole, tanto sale, molta sete, pochi siti.
Nel senso che d'estate c'era troppo spazio e lui non sapeva proprio dove mettersi.
Era difficile per lui stare in un posto senza provare un minimo d'imbarazzo.
D'inverno invece, riusciva a mimetizzarsi bene.
La mediocrità atrofizza il cervello delle persone impedendogli di riconoscere le meraviglie che vivono in mezzo a loro e se in qualche modo questo può disturbare gli animi più ardimentosi andava benissimo ad Antonio che d'estate voleva solo essere lasciato in pace.
Non era misoginia la sua, ma un profondo senso di protezione nei confronti del genere femminile che d'estate oltre alle scottature e alla ritenzione idrica, doveva guardarsi da un nemico in più: la sua terribile anaconda.
Quest'ultima, costretta tutto l'anno in attillatissimi boxer, d'estate ritrovava la sua libertà e lei se la prendeva tutta decisa a spenderla per intero in sessioni di puro piacere.
Tuttavia se la "cosa" sotto le lenzuola era legittima, quantomai disdicevole appariva in spiaggia ragion per cui, Antonio decise di fare qualcosa.
Il suo telefonino intanto, non smetteva di squillare.
Erano i compagni di lavoro pronti a tutto pur di farlo uscire da quel forzato esilio.
Uno in particolare poi, Ermanno. il giorno prima gli aveva prospettato una cosa senza precedenti.
Aveva chiamato Sandra ed Erica le più belle dell'ufficio.
Le due infatti, erano ancora single e apparte qualche storia superficiale non avevano nessun movimento in ballo.
L'occasione sembrava davvero ghiotta.
Il più convinto era proprio quella carogna d'Ermanno che infatti gli aveva mandato una bella confezione di zabaione. Così era certo il suo compagno di tante battaglie si sarebbe tenuto in forze e non sarebbe uscito sconfitto da quella che s'annunciava essere proprio una lotta senza esclusione di colpi.
Ma Antonio quella volta pareva non volerne proprio sapere.
Per cui ogni volta che sentiva partire la suoneria del telefono lui lasciava squillare a vuoto senza rispondere.
Era prossimo ai trent'anni ormai. Era ora di crescere. Non poteva basare la sua vita su quell'anaconda che spavalda faceva capolino ogni qualvolta intuiva una promettente apertura verso inferni che ben conosceva ma dai quali ora alla soglia della maturità desiderava star lontano.
Per cui pur tra mille riluttanze e qualche dubbio decise di recarsi nella più rinomata farmacia del paese nella speranza di trovare qualche pozione magica in grado di irretire quell'intraprendente amennicolo.
Per dribblare ogni residuo imbarazzo si rivolse alla prima persona in camice bianco che trovò a cui raccontò il suo disdicevole problema.
Cazzo.
Doveva essere davvero imbarazzante visto che la dottoressa strabuzzò gli occhi chiamando a raccolta le sue due colleghe.
A quanto pare la sua patologia rientrava nella ristretta cerchia di casi particolari bisognosi di consulti più approfonditi.
Antonio a quella doverosa postilla non sapeva se ritenersi onorato o peggio prossimo all'evirazione in pubblica piazza.

Dopo mezz'ora di sussulti e gridolini la dottoressa tornò da lui e con somma sorpresa notò che non aveva nessuna medicina in mano.
Bensì un voluminoso libretto d'assegni.
Ne compilò uno. Glielo porse. Mille euro.
Assurdo.
Antonio non poteva credere ai suoi occhi.

Le meraviglie quel giorno però non finirono li.
Dopo averlo accompagnato nel retro e aver fatto un giro su quell'ottovolante di voluttà e godimento, Siria (così si chiamava quel coraggioso camice bianco), completò la sua offerta; mille euro al mese per tre mesi vitto alloggio e optional inclusi.
Fu così che quel portento d'Antonio rinunciò per sempre a quell'idea scaccia Paradiso e grazie a quella temibile anaconda si garantì tre mesi di vacanza gratis in un Purgatorio destinato ad essere per sempre il suo Inferno.




martedì 2 agosto 2011

Il flusso inesorabile dei secondi


Cosa sente un condannato a morte prima di morire?
Cosa hanno sentito quelle 85 persone prima della fatale deflagrazione?

Sentivano il tempo scorrere lento sui binari battuti dal vento rallentati da un torpore senza sonno.
Lo vedevano nello schiudersi intermittente delle porte, nel pacifico volo dei colombi, nel ceruleo ondeggiare degli oleandri comunque troppo veloci per loro che volevano vivere quell'istante come fosse l'ultimo della loro vita.
Forse avevano capito tutto e inconsciamente sognavano di inchiodarlo e scioglierlo definitivamente quel maledetto orologio come fossero in un quadro di Dalì.
Ma nulla accadde ed essi s'allontanarono per sempre nel flusso inesorabile dei secondi di un giorno che non avremmo mai più dimenticato.

sabato 30 luglio 2011

Come un chiodo nel muro


Questo mese non lo dimenticherò.
Come un chiodo nel muro resterà fissato per sempre nel mio cuore
a ricordarmi il calore d'abbracci inaspettati e sorrisi inattesi che mi hanno riscaldato la vita.

Il furore di un vento latrinesco e furbacchione spalanca il balcone intenzionato a portarmeli via.
Io m' oppongo, m'appendo, m'apparto, li difendo.

Il tempo fugge, i ricordi invece no.

Ma non so dire se questo sia un bene o un male.
In ogni caso spero in un pareggio.
Un pareggio fuori casa fa sempre comodo.
E' per me che a casa non sono stato mai, questa è l'unica vittoria possibile.