lunedì 17 ottobre 2011

Come ogni giorno trascorso


Il sole è appassito.

L'inverno è vicino ma non lo sento nell'aria.

Come ogni giorno trascorso, resta quel moto di soddisfazione misto al grosso dispiacere per l'occasione fuggita che potrò tentare di cogliere solo fra un'altro sole.

Il sole è frenetico. Forse la vita batte più forte lì dentro.

Forse.

Raccolgo adagio i pezzi della mia esistenza in trasformazione aspettando una nuova alba.

domenica 9 ottobre 2011

L'amore torna sempre


La montagna aveva sempre affascinato Antonio.
Ragion per cui fu molto felice quando Sergio uno dei suoi amici più cari, lo invitò per una scampagnata.
Sempre meglio che vegetare sulla poltrona di casa a guardare partite noiose e ragazze anemiche sculettare mendaci in una televisione dal segnale traballante.
Così decise d'andare e per sua fortuna fu davvero una bella giornata e il pranzo che seguì fu una diretta conseguenza.
Pranzarono sotto un ampio pergolato dove facevano capolino alcune piante rampicanti che ribelli al loro destino da comprimarie della fotosintesi, s'abbarbicavano tenaci solleticando ardite le frementi tegole della casa.

Sebbene si fosse in autunno inoltrato, il sole si batteva ancora bene contro un freddo leggero ma insidioso.
Il frullato termico che ne seguiva era strano ma interessante quasi godibile.

A dir la verità tutto in quella casa appariva strano. Sergio poi, non era del suo solito umore.
Sempre creativo e divertente quel giorno era apparso triste e monocorde come una richiesta d'aiuto inascoltata e trattenuta a fatica nel fondo di un cuore che sanguinava.
Soffriva Sergio ed Antonio non riusciva a capire il perchè.
Cercando risposte si rivolse al padre seduto poco distante.
Anche lui non aveva spiccicato parole tutta la giornata apparte qualche vocalizzo estemporaneo e singolare di quelli con cui gli anziani son soliti sottolineare la giustezza o meno di propositi ed opinioni che conferiscono a qualsivoglia discussione s'intavoli un sigillo d'innappellabilità e saggezza.

Il padre di Sergio ne ispirava tanta. Quasi novant'anni dei quali quasi tutti passati nei campi a lavorare, recava in viso tutte le ferite del tempo e le grandi emozioni della vita. Ma sebbene potesse narrarle, sembrava voler tenerle per se quasi temesse che qualche ospite indesiderato gliele volesse portar via.

E così se ne stava appartato, sguardo mite, occhi fissi verso un punto imprecisato e indefinibile quasi volesse penetrar con lo sguardo il segreto della sofferenza sua e di tutta quella casa.

La sua unica distrazione parevano le sue mani deformate dalla vita ma ancora capaci di trasmettere affetto che osservava quasi stupito come un fanatico d'arte osserva uno schizzo di Leonardo,quasi non fossero le sue ma quelle d'un altro e quelle che erano attaccatte ai polsi gli fossero toccate in sorte chissa per quale diabolico scherzo del destino.
Se si scatta in ritardo nel calcio si viene fermati. Se s'indugia troppo nella vita si viene puniti. A volte senza una spiegazione. Quella di Sergio nei confronti di Antonio fu a dir poco agghiacciante: Alzheimer!.
Era questa la trappola in cui era caduto il padre di Sergio. Un viaggio senza ritorno verso un mondo misterioso e inquietante che il padre aveva intrapreso silente e repentino ormai già da qualche anno.
E tutto era mutato. Non c'erano più giorni, mesi, stagioni, feste e ricorrenze che meritassero una sua effettiva presenza.

Solo vocalizzi e locuzioni verbali privi di qualsiasi logica e melodia.
Il padre ormai viveva una sempiterna giovinezza fatta da amici ormai morti da tempo e azioni ossessive.
Ultimamente raccontava Sergio, s'era fissato con le cesoie con cui tagliava tutto quello che gli capitava a tiro dicendo: "lo faccio per l'amore che non ho più! Lo faccio per l'amore che non ho più!!!".

Quale fosse però questo amore non era dato sapere fino a quando dall'albero ormai scorticato dalla laboriosa opera dell'anziano, non spuntarono due colombini che avevano fatto il nido proprio nel punto in cui il padre di Sergio aveva lavorato con più foga.
Seguì, un breve conciliabolo tra i colombi e l'anziano padre inframmezzato da un delizioso concerto alla fine del quale, l'anziano padre come per magia, s'alzò in piedi, abbozzando un tenero sorriso con occhi luminosi e mani festanti e tese verso l'alto come a voler ringraziare il cielo per quello che era appena accaduto con la delicatezza di un bambino disse: "Che bello... l'amore torna sempre!!!!!!!!".

mercoledì 5 ottobre 2011

Il sapore di una tregua


E' da un pò che non passavo da qui.

Perchè?

Gli esseri umani non s'ammazzano di sola fatica.

In mezzo c'è la vita e quando si permette all'esistenza di morderci le ali è difficile rivolgersi parola.

Ora i giorni del lutto son finiti.

La malinconia che mi tallona da sempre l'ho seminata e ora brontola in una scatola.

Forse è solo una mera illusione o forse si è solo fermata a far rifornimento.

Ma quant'è buono il sapore di una tregua...!

venerdì 16 settembre 2011

Una dedica speciale per una persona straordinaria

Questo post lo dedico ad una persona che mi ha salvato la vita o quantomeno l’ha resa migliore di quanto io avessi solo osato sperare.
Mi ha insegnato tanto, la vita, la speranza e il lungo viaggio che mi attende per diventare l’uomo che voglio essere e il padre che sarò.
Mi manca moltissimo ed in questo momento di solenne disperazione una cosa sola mi rassicura: il nostro rapporto è così forte che tutti i chilometri del mondo non potranno allentarlo.
Il resto lo lascio dire a Simon and Gurfunkel.
Io l' aspetterò come un'orso aspetta la primavera per uscire dal letargo e poter vivere ancora giorni ricchi di miele.

lunedì 12 settembre 2011

Tre perle per un amore


Era passato tanto tempo ormai. Eppure se la ricordava bene Antonio la sua prima fiamma. Sentiva che avrebbe potuto riconoscerla tra mille e ogni volta sperava di incontrarla.
Si chiamava Luana la bambina che per prima gli fece battere forte il cuore fino a togliergli il fiato ed era bella come un raggio di sole dopo una notte di pioggia ed ogni volta che la vedeva la sua temperatura corpoorea saliva all'inverosimile e il suo cuore era un terremoto senza epicentro.
Già allora Antonio poteva contare su una buona chiacchiera che incantava le ragazzine più grandi ma con Luana sentiva che questo non bastava. Occorreva di più, serviva di meglio.
Cosa non ebbe mai il tempo di capirlo. Le ragazze sono dei rebus difficili da risolvere per chi si diletta con i cruciverba facili della Settimana Enigmistica e nessun sudoku vi farà sudare tanto quanto cercare di indovinare cosa piace ad una ragazza.
Antonio questo lo aveva capito benissimo e per quanto s'ostinasse ad interrogare lo specchio del bagno non riusciva a trovare nessuna chiave dialettica ne espediente pratico per girare dalla sua parte quella graziosa frittata di nome Luana.
Eppure aveva provato mille volte ad avvicinarla, parlarle, vederla, ma per quanti sforzi facesse non c'era nulla da fare.
La sua presenza lo irretiva a tal punto che quando i suoi occhi incrociavano i suoi lui si sentiva perduto.
Rammentava bene Antonio mentre stava seduto su una panchina dei giardini pubblici ad osservare i bambini eccitati per il primo giorno di scuola, gli effetti di quel suo precocissimo amore;ricordava ad esempio, come il pranzo fosse breve quanto una sosta ai box di una Formula Uno utile quel tanto che bastava a rifocillarsi e correre dal fioraio a comprare due rose e scrivere bigliettini come questi: " Due rose per te, una vita con me...! Vuoi?... che poi posava vicino la porta della casa della bambina in attesa che quella porta si aprisse e lui potesse vedere almeno una volta quell'angelico viso per poter andar a dormire in pace.
Quegli appostamenti durarono tutto l'autunno e nonostante fosse diventato amico degli scoiattoli e avesse imparato a riconoscere i versi dei passeri in calore aveva capito : una piantagione di rose non basta ad entrare nel cuore di una bambina e nemmeno nella sua testa. Lei infatti, continuava ad ignorarlo.
Non il suo cuore però.
Dentro il suo corpicino, Antonio ardeva di desiderio e un giorno durante la ricreazione decise di smetterla con quella pantomima e di rivelarle una volta per tutte quello che sentiva.
Ma prima di farlo decise di ricorrere ad un'ultimo, disperato gesto.
Così una mattina d'inizio inverno, mentre la madre ancora dormiva, penetrò furtivamente nella sua camera e in punta di piedi, sospendendo anche il respiro, si diresse verso il portagioie della madre dove lei era solita conservare tutte le sue chincaglierie e s'impossessò rapace di tre perle placcate d'oro (in realtà erano fondi di bigiotteria ma che per lui e il suo giovane cuore innamorato erano preziose come tutto il mondo allora conosciuto).
Sapeva benissimo i rischi a cui sarebbe andato incontro, ma in quel momento ad un passo dal suo amore, non gliene importava nulla perchè sentiva che il suo piccolo cuore aveva già delle ragioni che la ragione non poteva comprendere.
Quel giorno arrivò a scuola prima del solito. Aveva una cosa da fare. L'unica cosa che contava in quel momento.
Era eccitato, contento ed impaziente di regalare alla dolce aguzzina del suo cuore le conseguenze di quel tenerissimo gesto d'amore.
Quando gli apparve, s'avvicinò febbrile e porgendole quel dorato passepartout, le disse: "Questi se li accetti, saranno i primi di una lunga serie".
Incredibile: c'è l'aveva fatta.
Ora secondo copione, toccava a lei dirgli qualcosa, accennare un timido sorriso, un piccolo bacio, un tenero abbraccio, una calorosa stretta di mano qualunque cosa. In quel momento sentiva che qualunque cosa avrebbe potuto spedirlo in Paradiso.
Non immaginava certo che di lì a poco sarebbe sprofondato nel più crudele degli inferni.
La graziosa bambina che per mesi aveva popolato le sue fantasie di giovane innamorato, si trasformò nello spazio di una ricreazione nella megera più crudele del mondo.
L'ex dolce bambina che era, non solo gettò le perle a terra frantumandole ma completò l'infame opera con uno sputacchio d'autore.
Non poteva crederci.
Rimase lì impietrito, con gli occhi disfatti, il viso sputacchiato e tutto il suo amore sepolto sotto chili di polvere.
Era sconvolto, impotente, irretito, confuso, umiliato e disperato: avrebbe voluto morire.
Sapeva bene comunque, che la sua ora era lì lì per scoccare; c'era la madre da affrontare e la sua ira funesta che lo aspettava come un avvoltoio sull'altopiano dello Yucatan.
Rassegnato a subirsi tutte le conseguenze di quel suo folle gesto d'amore, con la dignità di un condannatom a morte, Antonio tornò a casa.
Con sua grande sorpresa scoprì che la suprema Corte non s'era ancora riunita e nessuna sentenza era stata pronunciata. Ma nessuna esultanza accompagnò quella piccola grazia della sorte.
Non ne aveva la forza.
Amare è un mestiere difficile a otto anni e consuma un sacco d'energie e lui non ne aveva più.
Con le poche rimaste, si nascose nella credenza e li sarebbe morto se non fossero giunte da lontano le urla demoniache della madre. Le sole che avrebbero potuto ridestarlo dal suo torpore pieno d'innocenza.
Poi furon solo botte, calci nel sedere ed ematomi che per mesi contrassegnarono il corpo del giovane Antonio e tutto per un amore da sogno finito in un incubo e tre schifosissime perle del cazzo.

domenica 11 settembre 2011

L'eterna passeggiata degli innamorati


L'altro giorno pensavo a tutti quei sedicenti maghi che sostengono di poter far scoccare la scintilla dell'amore anche tra persone che non si conoscono o che a stento si sopportano.
Non so se questo sia effettivamente possibile.
Per quanto mi riguarda penso che gli esseri umani s'incontrino già nei sogni e che i destini s'incrocino tra loro creando primitive architetture collaudate nel tempo e incise per sempre nella memoria genetica d'ognuno di essi in modo che ,al momento opportuno , questi predestinati all'amore si riconoscano e si tengano per mano sul sentiero che conduce a pinete vergini ed immortali e non si lascino più perchè per loro il Destino ha scritto la parola "eternità".

giovedì 1 settembre 2011

Nei paraggi dell'amore mai!




Ormai è chiaro: l'uomo sogna tutta la vita la metropoli ma vive sempre in periferia.
La cosa può far sorridere ma è così.
Rifletteteci: un essere umano spera tutta la vita di incontrare il grande amore, e poi tutto quello che cerca è una bella scopata.
Sarà la crisi che spinge l'uomo a ridurre le aspettative, spezzare le attese, sminuzzare gli attimi, strangolare i sogni più belli ma conviene adeguarsi e tacere.
Per quanto mi riguarda invece, sento d'essere un'eccezione alla regola.
Non bighellonerò mai nei paraggi dell'amore per non ferire, per non ferirmi.
Anche perchè comunque l'amore ti viene a cercare, e in quei momenti un uomo che sia un uomo, non può sottrarsi e sebbene non le si cerchi e si faccia di tutto per ignorarle, le campane a festa dell'amore vero contraddicono il muro dell'orgoglio e rivelano un'umana viltà:la solita paura d'amare.
In quei casi cari lettori, è bene ricordarsi cosa sia amare.
Amare è rivelarsi non solo nascondersi nel proprio egoismo scoprendo anatomie, navigando su labili certezze.
Amare è essere l'altro, percepire i suoi pensieri, sentirli sulla propria pelle, in fondo al cuore, nell'anima.
Tutto molto bello. tanto bello da sembrar quasi finto.
Basta un click sul telecomando è la frittata è fatta. Un colpo di pistola,la lama di un coltello, un'attimo di follia e t'accorgi che le cose non stanno così.
Altri essere viventi conoscono l'amore.
Forse i camaleonti, le amebe o i topi di città.
Noi umani rimaniamo alla periferia di noi stessi rosicchiando momenti.
Alla faccia di Papa Castoro.