martedì 14 febbraio 2012

Innamorarsi è...


Innamorarsi è sentirsi in Paradiso in qualunque Inferno

Innamorarsi è esser unici in due cuori diversi

Innamorarsi è inciampare su un sentiero dissestato e cadere tenendosi comunque per mano

Innamorarsi è

Innamorarsi è popcorn e patatine insieme illuminati dalla luce di una candela

Innamorarsi è una stuoia ricca di perversi colori

Innamorarsi è non riuscire a chiudere occhio la sera

Innamorarsi è

Innamorarsi è il riflesso delle vetrine a Natale

Innamorarsi è i denti cariati a Pasqua

Innamorarsi è sentirsi Superman anche se sei solo Clark Kent

Innamorarsi è essere innamorati anche quando l'amore non c'è...

Innamorarsi è biancheria intima sparsa per casa

Innamorarsi è una stola di raso stropicciata

Innamorarsi è quando devi fuggire di notte e non ne hai nessuna voglia

Innamorati sono io più noi

Innamorarsi è una trappola mortale è un regalo della vita

Innamorarsi è quello che succede quando tu non sei con me…

Innamorarsi è…

giovedì 9 febbraio 2012

Ode al giorno felice


Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.

Pablo Neruda

lunedì 6 febbraio 2012

Stile


Lo stile è la risposta a tutto.
Un nuovo modo per affrontare qualcosa di noioso o di pericoloso.
Fare una cosa noiosa con stile è preferibile al farne una pericolosa senza.
Fare una cosa pericolosa con stile, io lo chiamo arte.
Le corride possono essere un’arte.
La boxe può essere un’arte.
Amare può essere un’arte.
Aprire una scatola di sardine può essere un’arte.
Non sono in molti ad avere stile.
Non sono in molti a mantenerlo.
Ho visto cani con più stile degli uomini.
Sebbene non molti cani abbiano stile.
I gatti ne hanno in abbondanza.

Quando Hemingway si fece schizzare il cervello sul muro con un fucile, quello era stile.
Perché a volte sono gli altri a insegnarti lo stile.
Giovanna D’Arco aveva stile.
Giovanni Battista.
Gesù.
Socrate.
Giulio Cesare.
García Lorca.
In carcere ho conosciuto uomini con stile.
Ho conosciuto più uomini con stile in carcere che fuori.
Lo stile è una differenza, un modo di fare, un modo di essere fatti.
Sei aironi che se ne stanno tranquilli in uno specchio d’acqua, o te, che camminando
esci nuda dal bagno senza vedermi.

Charles Bukovski

sabato 4 febbraio 2012

Un 'anima indimenticabile


L'aveva conosciuta per caso Domitilla Antonio eppure ne rimase subito conquistato.
Era una donna particolare Domitilla.
Aveva ottantadue anni ma una vitalità da far invidia a una ventottenne che le permetteva di sconfiggere quotidianamente la solitudine e non pensare che era sola nella grande casa che aveva ereditato dalla madre e condivideva con i suoi amici di sempre: un cane, un gatto, e un pappagallo di nome Arcobaleno.
Domitilla era particolarmente legata al suo pappagallo. L'aveva trovato in una vecchia gabbietta durante un suo viaggio alle Canarie e da allora i due non s'erano più lasciati.
Aveva girato mezzo mondo Domitilla e Arcobaleno che ora orgoglioso abitava in soggiorno, era solo una delle tante emozioni che la vita le aveva regalato e che lei ora dipanava in lunghi racconti che avevano il pregio di coinvolgere anche il più disattento degli ascoltatori.
Domitilla era infatti, una grandissima affabulatrice ma questo non le aveva impedito di sviluppare negli anni, una predisposizione all'ascolto a dir poco invidiabile per una donna della sua età.
Ascoltava di tutto Domitilla e non c'era cosa che non suscitasse il suo interesse.
La mattina appena sveglia leggeva almeno nove quotidiani e non si perdeva mai un tg.
Questa ciclica abitudine raccontava, oltre a tenerla aggiornata le permetteva d'elaborare idee, concetti, punti di vista differenti e dare un senso profondo responsabile e autonomo alle sue scelte di vita .
Da quando l'aveva conosciuta Antonio andava a farle visita tutte le mattine e dopo averla inseguita tra le sue amate piante, tra un caffè abbondantemente zuccherato e un dolcetto alla crema iniziava un confronto serrato sulle notizie del giorno e se il giorno non regalava spunti interessanti e degni d'esser raccontati non c'era problema perchè poi giungeva alla ribalta la sua vita ricca e piena d'amore quell'amore che Antonio aveva sempre inseguito ma che solo in quei racconti ritrovava nella sua originaria pienezza.
Domitilla questo lo sapeva bene ragion per cui non si lasciava pregare quando Antonio incuriosito, le chiedeva di raccontarle qualcosa di sè.
Quegli appuntamenti con la vita che lui avrebbe sempre desiderato vivere, s'interruppero il giorno in cui apprese da una vicina di casa che Domitilla s'era rotta le anche ed era stata ricoverata d'urgenza in ospedale.
Gli ospedali. Box dove ti tengono una settimana e poi ti ributtano fuori perchè per loro è importante riparare il guasto tecnico ma poi la verifica della riparazione è un fatto privato del paziente che può contare sulle amorevoli cure dei parenti.
Domitilla però, non ne aveva diritto.
Aveva dei parenti che sarebbero stati pronti a srotolare il suo testamento ma non a regalarle la sicurezza di quattro mura ragion per cui uscita dall'ospedale i nipoti le confezionarono un biglietto di sola andata per la casa di riposo più "in "della città.
Antonio continuò a farle visita, ma con meno frequenza rispetto a prima.
Quando varcava la soglia di quel sepolcro illuminato, gli si stringeva lo stomaco e s'occludeva la gola soprattutto dopo che la sua amica in uno dei suoi accorati sfoghi verbali gli spalancò il suo cuore rivelandogli la sua vera condizione.
Lei la donna che con orgoglio aveva sempre rivendicato la sua indipendenza e che per questo aveva rinunciato a un matrimonio ricco e felice, lì era solo una spettatrice, spettatrice del suo ultimo pezzo di vita. Spettatrice di se stessa, non apparteneva più a niente a nessuno. Lei Atena la sapienza fatta persona come pensavano tutti e l'avevano soprannominata in molti nella casa di riposo chiamando in causa addirittura la mitologia greca.
E invece era tutto un imbroglio perchè lei non sapeva più niente e a furia di prender sedativi non riusciva più distinguer il giorno dalla notte.
Lì non stava male, tutti si prendevano cura di lei e non gli mancava nulla almeno a livello fisico per quello che ancora questo poteva contare.
La sua interiorità però, ciò che era stata, era morta nel momento in cui aveva lasciato la sua casa.
Ma questo per i suoi parenti e i moltissimi amici che la venivano a visitare era difficile da comprendere o forse cercavano solo di difendersi come potevano da un'ondata di sensi di colpa e uno tsunami di rimorsi.
Lei questo l'aveva capito benissimo e il dispiacere se lo teneva dentro ma quando era sola, al riparo da occhi indiscreti e orecchie aperte piangeva e il suo pensiero correva alle sue cose, alla sua casa, i suoi mobili.
Quei mobili che lei aveva comprato usati da vecchi rigattieri e che rinverdendo gli anni passati a restaurar mobili, aveva resuscitato a nuova vita rendendoli capaci di respirare odori, nutrir sentimenti, avere un'anima e che per lei erano quei figli che non aveva mai voluto avere ma che come tali rappresentavano la testimonianza più autentica e più vera della sua presenza nel mondo.
Ora tutto questo stava cominciando a trasformarsi in ricordo e questo la rendeva nello stesso tempo figlia, moglie, madre, vedova, orfana di quei figli di cui ormai nessuno s'occupava più fino a che un giorno anche lei smise di prendersi cura di se' e morì lasciando ad altri il palcoscenico della Vita.
Antonio non andò al suo funerale, c'era gia stato. Quel giorno in fondo, portarono via solo il corpo.
Lui invece, in quei mesi aveva incontrato un'anima. 

Quella, Antonio non l'avrebbe mai dimenticata.

mercoledì 1 febbraio 2012

Probabilmente ora sto ascoltando...




Tu lo sai che non e’ la fine
Si’ che lo sai…….
Che viene maggio
E sciolgo le brine
Si’ che lo sai……
Resti d’inverno
Persi nel vento
Io non mi stanco no, no
E vengo a cercarti
In un sogno amaranto
Questo cuore
Sparpagliato
X il mondo se ne va’
Questo cuore
Disperato
E’ delicato
Dove sei
Arcobaleno
E cosa fai…….
Miele selvaggio
Quando ti sogno
Che cosa fai…….
Nel cuore mio
Tra il nulla e l’addio
Questo cuore
Sparpagliato
X il mondo se ne va’
Questo cuore
Disperato
E’ delicato
Cosi’ mi manchi
Nell’universo
In mezzo al mondo
Cosi’ ti cerco
E grido forte
Da in mezzo al mondo
Solo io
Posso trovarti
Solo io
E inginocchiarmi
Solo io
X innalzarti
Mio sole mi senti
Solo io
Da quante lune
Solo io
Ti aggiusto il cuore
Solo io
Io sono un’ombra
E tu, e tu sei il sole
Yehee yehee
Cosi’ mi manchi
Yehee yehee
E grido forte
Yehee yehee
Da in mezzo al mondo
Mio sole rispondi
Questo cuore
Sparpagliato
E’ delicato
E tutto qua

martedì 31 gennaio 2012

I love stopper


Quando ero piccolo avrei voluto fare il calciatore. Ma non ho potuto. Se avessi potuto comunque avrei voluto essere uno stopper. Sì proprio così uno stopper. Ma non ho potuto,non potevo. Mi sarei fatto troppo male. (Dal Vangelo secondo gli Altri). Amen e così sia.
Così mi accontentavo di sognare davanti alle figurine Panini ed era un bel sogno. Davanti a quelle foto tutte le mie difficoltà sparivano e restavano solo le mie riflessioni ed una convinzione: Dei ruoli sul campo lo stopper è il più inquietante. Tra le squadre di calcio la “mia” Juventus è la più sconcertante. Logico, quindi, che gli stopper della Juventus siano personaggi affascinanti. Ho avuto il tempo di studiarli dall’infanzia. E la colpa è del mio “clan”. Bisogna sapere che la mia famiglia è una grande collezionista di figurine e così ho potuto farmi una cultura sugli stopper juventini dagli anni 60 fino ad oggi. Erano tempi felici per l’Italia in cui l’Inter vinceva e la Juve si entusiasmava per una solitaria Coppa Italia (1965). Lo stopper bianconero di quei tempi era Giancarlo Bercellino, che a dir la verità non conoscevo e che trovo così descritto in un trafiletto su un giornale “Berce Roccia lo John Wayne che sospirava per la Juve”. In effetti, il personaggio era interessante. Non solo aveva una mascella cinematografica ma era conosciuto, regalmente come Bercellino I. Suo compagno di reparto (formazione alla mano) era Sandro Salvadore che mi sembrava un errore di stampa. Per portare al successo quella Juve occorreva un Salvatore con la “t” (ma per fortuna non perdeva tempo con le squadre di calcio, tanto più con quelle di Torino). Detto questo Salvadore non mi dispiaceva. Aveva una bella faccia da italiano, col capello bruno a spazzola e lo sguardo all’orizzonte- o almeno così lo ritraevano le figurine dell’epoca. Sono certo che piaceva ai neorealisti, al sindacato e alle turiste tedesche. A smentire tutti sulla teoria secondo la quale gli stopper juventini sono tutti brutti e antipatici fu Francesco Morini. Quello stopper bianconero aveva i capelli biondi, la faccia angelica e il sorriso di un giovane inglese, quelli che studiavano nei college d’Oxford e diventavano spie russe, atleti olimpici o archeologi in Egitto. Dimenticavo: il bel Morini picchiava come un fabbro. Ciò non fece che accrescere la perfidia bianconera. Solo la Juve poteva avere un difensore spietato con la faccia da gentleman. Quelli dell’Inter avevano Burgnich che non andava leggero. Una volta l’ho visto in TV ed il suo primo piano era una dichiarazione d’intenti.
Continuo a sfogliare placidamente l’album dei ricordi quando all’improvviso un brivido mi corre lungo la schiena E m’imbatto in Claudio Gentile. Ragazzi. Chiamarsi in quel modo era una provocazione. Era come se la Henger si fosse chiamata Eva Pudica e il vero nome di Andreotti fosse stato Giulio Puro. Dopo Gentile, è arrivato Sergio Brio. Altro cognome ingannevole. Sotto le sue cure ruvide, i centravanti non si divertivano per niente, Dopo Brio che per quanto era alto avrei visto bene in una partita fra tronchi d’albero (che so: querce contro faggi, platani contro pioppi), è arrivato Dario Bonetti del quale ricordo la folta chioma bionda (ma era tutta sua? Boh! Mistero glorioso), seguito da Jurgen Kohler omonimo dell’autore di Pauline la donna che visse nella casa di Hitler( controllate: è vero). Poi è toccato a Pietro Vierchowod il sopranome con cui Bobo Vieri un tempo chiamava la fidanzata Elisabetta Canalis. Io che la ragazza l’ho vista chissà perché mi ostino a trovare differenze tra i due.
E’ qui nasce il problema.
Era un giocatore aperto e simpatico così come Ciro Ferrara e questo non va bene: gli stopper soprattutto quelli della Juve devono essere riprovevoli. Per fortuna è arrivato Mark Iuliano al quale imputo due colpe a) un fallo da rigore su Ronaldo nel 98 cui non è seguito alcun rigore b) un nome che finisce con la kappa. Poi è arrivata la versione calcistica di Mike Tyson vale a dire a Paolo Montero che mi spiazza completamente. Finalmente un cognome senza contraddizioni. Aveva un cognome, una faccia e uno stile da stopper.
Oggi che la Juve è tornata a primeggiare abbiamo in quel ruolo Barzagli e Chiellini. Sono alti, educati hanno dentature perfette e sorrisi ammalianti e sembrano due attori di Hollywood. Ma in campo non fingono e a Conte va bene così e pure a me dopotutto.
La Juve è prima in classifica. Non era facile con un nuovo allenatore in panca e nuovi giocatori in campo.
Secondo me, la Juve sta cercando di ingannarmi ancora una volta.
Ma non importa. In fondo, questo è un dolce inganno… Il mio.

domenica 29 gennaio 2012

A mia sorella

Carissimi ed affezionati lettori di Arazzi e Scazzi buongiorno!!!!!!
Perdonate se per una volta mi lascio andare ad un uso privatistico del mezzo ma sapete oggi è un giorno speciale...
Oggi è infatti il compleanno di mia sorella!
Superfluo indugiare sul numero degli anni compiuti sappiate solo che la mia bambina li ha utilizzati bene e son convinto farà altrettanto bene con quelli che seguiranno.
Occorrerà star tranquilli e non bruciare le tappe prima del tempo.
Ora però è un tempo speciale per cui goditelo ed anche da qui come da ogni parte oggi BUON COMPLEANNO BAMBINA MIA!!!!!!








C'era una volta un giorno normale
che adesso è un giorno speciale
c'era una stella sospesa nel cielo
leggera come un pensiero
e quella stella da allora
brilla soltanto per te...

Buon compleanno bambina
oggi tu sei la regina
regina di nessun re
la più importante che c'è.


Lì nella cesta, i gatti di stoffa
tutti invitati alla festa
e tra i regali, di tutti i colori
chissà chi ha mandato quei fiori
e tu soltanto lo sai, ma è un segreto
e non lo dirai...

Buon compleanno bambina
oggi tu sei la regina
regina di nessun re
la più importante che c'è
...e tu regina
più bella che mai
per me sarai sempre bambina
anche se hai, se hai un
anno di più... Buon
compleanno bambina...
Oh Happy Birthday to you!