domenica 27 marzo 2011

Odio il pranzo della domenica


Odio la domenica. Quasi quanto detesto il sabato.
Se il sabato è il giorno degli innamorati che si rivedono e delle loro patetiche dimostrazioni d’amore, la domenica è il giorno dei parenti che si rincontrano e siccome non hanno nulla da dirsi chinano il capo e pranzano.
Quanto mi fanno schifo i pranzi domenicali.
La vita di un uomo non può finire dentro un piatto di maccheroni e una fiorentina alla brace. Ma quando provo ad oppormi a questa vita così monotona, quando provo a spiegare che oltre il ragù c’è di più, ecco che mi arriva un rutto bestiale in faccia. Avrei preferito di gran lunga una fucilata credetemi.
Quando sono così depresso, provo a concentrarmi sui miei sogni. O meglio sulle cose per cui nonostante tutto, sono ancora qui. O meglio ancora sulle cose che vorrei fare prima di andarmene da qui
Sono tre essenzialmente.
1) Scrivere un libro decente.
2) Fare almeno sei figli (andrebbe bene anche il contrario però)…
3) Trovare almeno una persona (rigorosamente donna) che sia disponibile ad aiutarmi in tutto questo.


Ma quando sei costretto a vivere con una madre cardiopatica e isterica e una ciurma di fratelli e sorelle ormonalmente instabili, ogni sogno passa in secondo piano e io me ne scendo al terzo.
Lì si trova il mio sgabuzzino. Un posto magico dove per qualche ora ritorno il ragazzo che sogna tutto questo.
Ma oggi non ci sono potuto andare. Mia madre ha invitato a pranzo una persona. Dannazione. Se oggi ci fossero state le partite sono certo mi sarei potuto sottrarre a tutto questo. Ma le partite oggi non ci sono e la faccia da topo di Klaus Davi e la voce assurdamente infantile di Federica Panicucci non costituiscono affatto una valida alternativa.
Decido quindi di bloccare il mio istinto fuggitivo e resto lì in attesa. Del resto non sono Harrison Ford.
Sono solo un ragazzo come tanti magro ma pieno di sogni che non sa ancora bene dove andrà a finire.
Una cosa però la so:il libro un giorno lo scriverò (ne ho già molti nel cassetto), la ragazza in qualche modo la intuirò,(ne sono capace), ma un pranzo con tanto di invitati chissà quando mi ricapita.
Ne facevo molti quando ero piccolo dai miei nonni ed erano esperienze al limite del soprannaturale credetemi. Non ho mai conosciuto persone dallo stomaco così forte. Capaci di mangiare ininterrottamente per sei /sette ore di fila. Incredibile. Roba da Guinness dei primati.
Ma un tempo mangiare insieme era una festa alla portata di tutti. Oggi un passaggio obbligato di una faticosa giornata. Una cosa di cui molti di voi (lo so: vi vedo annuire da qui), farebbero volentieri a meno. La sosta ai box di una famiglia che non vede l’ora di disgregarsi di nuovo.
Il pranzo domenicale non è un vezzo delle classi alte o un rito mondano. È, dovrebbe essere, una piacevole occasione di confronto individuale e divertimento collettivo. L’unita d’Italia è passata anche attraverso questo forse. Ma oggi, 150 anni dopo, qualcosa sta cambiando. Alcune convenzioni e il rispetto di esse, stanno trasformando la cortesia dell’invito in un atto rischioso e ad alto tasso di pericolosità. Come gettarsi da una montagna a 300 metri d'altezza, senza paracadute. Uno sport estremo che non tutti vogliono praticare.
Neppure mia madre. L’ho capito osservando la cura maniacale con cui puliva oggi il soggiorno. Allucinante. Poi ho capito l’inghippo e mi sono rasserenato.
Cos’era successo? Diverse cose. La prima: il pranzo l’aveva organizzato per sdebitarsi. Mai cosa più inconcepibile. Quando i pranzi vengono organizzati per questo motivo diventano delle occasioni drammatiche. Il senso del dovere, misto al senso di colpa, rimane costantemente impresso sul volto del padrone di casa che ha invitato troppa gente in uno spazio troppo piccolo. Perché è vero, i pranzi domenicali non vanno più di moda ma nessuno se ne vuole rendere conto. Neanche l’ospite di oggi che fregandosene all’ennesima potenza delle ridotte dimensioni di casa ha avuto la brillante idea di invitare altre sette persone. Perfetto. Alla fine oggi siamo stati in dodici. Come gli apostoli. Io estraneo a tutto questo come un Ufo al luna park, oggi avrei avuto bisogno almeno di un Cristo al quale raccomandarmi. Tutto inutile. Non c’era nessuno per me. Come al solito del resto. Tante invece le cosce in tavola. Se fossero state quelle di Anna Falchi, avrei potuto anche rifletterci sopra. Erano di pollo e non mi interessavano affatto.
Non quanto il resto del pranzo che si è trasformato in una sorta di caccia al tesoro o meglio di caccia allo spazio. Uno solo anche minuscolo dove infilarsi e sedersi. O almeno provare a farlo. In pochissimi ci sono riusciti.
Secondo problema: i pranzi domenicali oggi, soprattutto quelli che si organizzano all’ultimo minuto, provocano nell’organizzatrice o comunque nel padrone di casa, una specie di ansia da prestazione non dissimile da quella che assale i maschi in circostanze più intime. Ma come in quelle circostanze anche in questa situazione ogni ansia è assolutamente ingiustificata. Come in quelle circostanze è bene non trascurare i particolari e fare attenzione ai preliminari, anche qui quel che conta è l’atmosfera e la magia che ognuno porta dentro di sé.
Gli invitati infatti, a meno che non siano agenti segreti in incognito, poliziotti in borghese o semplicemente dei pettegoli a caccia di notizie non vengono per mangiare ma per stare in compagnia. Buona,ristoratrice, delicata se piccola e raccolta tutta attorno al tavolo. Ma oggi non è stato così. Decisamente.
Torniamo quindi al punto di partenza.
Perché odio il pranzo della domenica? Perché può diventare stressante senza essere impegnativo, eccessivo senza eccitare, superfluo senza soddisfare, finto senza convincere e poi perché non si riesce mai ad imparare in fretta tutti i nomi degli invitati e anche nel caso si imparino non si riesce mai a chiamarli tutti per nome così da conoscere davvero la faccia che hanno; perche non permette di conversare senza dover urlare; perché nessuno potrà mai comportarsi bene in una situazione simile e tutte le raccomandazioni alla sobrietà e al buon gusto andranno a farsi benedire.
E’ probabile quindi costoro, si comportino in maniera incomprensibile; in qualche caso, addirittura sgradevole, (Non allarmatevi. Ho scritto in qualche caso).

11 commenti:

  1. semplicemente meravigliosa e amara descrizione....carmen cospite

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  2. Grazie Carmen!!!!!!!!
    Non sai quanto c'è l'avevo nello stomaco queste parole....

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  3. butta fuori tutto, non sei il solo a vivere queste situazioni....(CARMEN COSPITE)

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  4. complimenti bel pezzo , il pranzo della Domenica ossia la sagra delle ipocrisie di parenti che si scannano gli altri giorni e delle bassezze vincenzo amone

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  5. grazie a tutti voi cari amici....
    Un forte abbraccio a tutti voi e mi raccomando....
    Continuate a seguirci....
    Buona giornata!!!!!!!!!

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  6. Saimoncinabeatlesiana2 aprile 2011 00:12

    Mi ritrovo fortemente nelle parole da te scritte in tale post. Ho provato tante volte la sensazione di tornare a casa, dopo uno di tali pranzi appunto, a pancia piena e cuore incolto,paradosso se si pensa alla soddisfazione di avere tanto ben di Dio su una sola tavola. Però Quando si ha a disposizione il pasto più prelibato e accanto a noi siede qualcuno con il quale il nostro ultimo discorso risale a tempi infinitamente passati per cui non si sa neppure di cosa parlare , è chiaro che diventa azione sterile partecipare a codesti banchetti.Si tratta di un ruolo da rivestire, inviti a cui non si può mancare altrimenti " sembra brutto"! Ma non sembra forse brutto fingere i propri stati d'animo, mascherare disagio con entusiasmo, inadeguatezza con socievolezza? Credo comunque sia molto relativo da persona a persona e soprattutto con la gente e dunque il nucleo sociale che ci circonda individualmente. In ogni caso complimenti per il tuo articolo, offri sempre spaccati vividi ed esaustivi della vita nei suoi strati contemporaneamente più esterni ed interni. :) Buona notte!

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  7. Che bello ritrovarti qui Saimoncina! era tanto che non ci si sentiva!
    Ancora più bello il fatto di ritrovarsi e scoprirsi così vicini anche nelle piccole esperienze quotidiane dells vita sempre più simile ad un ingorgo di difficile definizione... ma cos'è questo se non la vita stessa?...
    E' allora cara Saimoncina tieni sempre aperta la porta del cuore perchè qualche altro piccolo miracolo della vita possa inserirsi e dimorarvi per sempre...
    Ma perchè questo possa avvenire c'è solo un modo: continuare a seguirci!
    Un forte abbraccio e buon finesettimana!!!!!!!!

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  8. io odio il pranzo anche gli altri giorni, sono un'anoressica potenziale, peccato che mi piacciono i gelati alla mandorla..)

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  9. Ciao!
    Mi auguro tu rimanga potenzialmente anoressica per il resto della tua vita...
    Una vita secca non è bella...
    Per cui lunga vita ai gelati alla mandorla!
    Che tra l'altro piacciono pure a me...
    Un forte abbraccio!!!!!!!!
    Ti auguro una vita piena di cose bellissime!!!!!!!!!
    Buona domenica e mi raccomando: continua a seguirci!!!!

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  10. mA quanti luoghi comuni...il sabato ritrovo dei fidanzati,domenica dei parenti....

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  11. Anonimo commentatore sìì felice...
    Tu hai una vita più avvincente...
    Un forte abbraccio...

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