venerdì 16 maggio 2014

Lunatico mare



Stanotte un filo telefonico

Elettromagnetica  conchiglia,

ti ha riportata a riva dei miei pensieri.

Spuma irradiante di dolci suoni,

E’ destino

Ancora un’onda di questo lunatico mare

Pur in sogno

Ti appartenga.

domenica 11 maggio 2014

Javier Zanetti: un esempio di semplicita' tattica e fedelta' sportiva

Javier Zanetti e' piu' vecchio di Matteo Renzi di un anno e mezzo. Quarantuno anni ad agosto, una moglie bionda, tre figli, stessa squadra per diciannove anni e 857 partite. L'ultima ieri sera. Un secondo tempo che equivale ad un'altra vita in una partita quella contro la Lazio che e' stato il sunto ideale di una straordinaria cavalcata nella storia di un'anima  quella nerazzurra che neanche Ambrogio Bazzero che pure una l'ha scritta (nel 1885), avrebbe potuto solo concepire.
Subito in svantaggio grazie ad un gol di un altro irriducibile del cuoio a scacchi,  (Giuseppe Biava), l'Inter s'e' rianimata con il Cavani nerazzurro (Palacio), il Crespo del futuro (Icardi), il Profeta del presente (Hernanes).
Tanto spettacolo per agguantare un misero posto in Coppa Uefa. Il purgatorio d' Europa in attesa la grana indonesiana, schiuda altri paradisi.
Giusto lasciare da dove s'era iniziato. Zanetti era giunto all'ombra della Madunina, con una busta del supermercato in mano e due giornalisti al seguito. Poi s'e'piazzato sulla fascia e' non l'ha piu' lasciata diventando l'incubo delle aree avversarie e il terrore dei suoi possibili discendenti (Macellari, Milanese, Brechet, Gilberto). Alcuni di loro non si son piu' ripresi e han preferito dedicarsi ad altro (Centofanti a Striscia la notizia).
Alieno dallo psicodramma interista Zanetti, avrebbe potuto giocare altri dieci anni e' avrebbe fatto lo stesso la sua bella figura. Le sue gambe possenti han conosciuto pochi infortuni (due ) e stanno al campo da calcio come quelle di Bolt alla pista d'atletica. Ieri s'e l'e' fatta pure lui una pista. Quella di San Siro per andare a salutare i suoi tifosi in osannante delirio. Giusto farlo quando se ne va una pietra angolare del nostro pallone impegnato a diramare controversie, stabilire dinamiche, piantonare carogne.
Javier Zanetti non e' stata una bandiera. Quelle vanno dove spira il vento (Mancini alla Lazio), e spunta la grana (Batistuta all' Al Arabi ) tanto per far dei cognomi ed affermare che in mezzo alle treccine bicolori di West, gli eccessi alcolici  di Adriano, e le equivoche  tendenze di Vampeta, Zanetti e' stato un esempio di semplicita' tattica e fedelta' sportiva. Chiamato alla Pinetina per correre, ha corso per diciannove anni, nutrendo  un trattore nei suoi quadricipiti. Un bel ritorno al passato per chi oggi promuove il cambiamento in autobus e redige leggi all'agriturismo. Scorciatoie che svelano la pigrizia di molti, ed evidenziano ancora di piu' la professionalita ' di Javier Zanetti. L'argentino,  giunto alla Pinetina il 13 maggio del 1995 agli albori dell'era Moratti quando l'Inter perdeva piu' del dovuto, se ne va con la bacheca piena e gli occhi satolli di vittoria.
Per altri non e' stato e' non e' cosi'.
Prendete Del Piero. Mandato via dagli Agnelli solo perche' era il migliore e non faceva nulla per nasconderlo.
Guardate Totti. Il miglior giocatore degli ultimi vent'anni. Il primo falso nueve  della storia del calcio italiano prima che Guardiola  insegnasse a tutti noi e al mondo intero che si poteva far caterve di gol arrivando in porta col passo lento di un bradipo innamorato.
Ammettiamolo, in altre squadre e altri paesi il Pupone  avrebbe guadagnato di piu' e sofferto molto meno. Il culto popolare, lo ha sorretto e intrappolato nelle spire suadenti di un amore cinematografico ma non gli ha dato la possibilita' di mostrarsi davvero se non per accecanti bagliori che fanno brillare l'argenteria in soggiorno la domenica, ma  non lustrano i pavimenti e non puliscono la doccia il resto della settimana.
Cuore da macchina da presa, baci da Chi, nozze da SKy, un probabile futuro da prezzemolino televisivo, alle prese con un difficile ritiro, ha bisogno del campo per sentire il battito del suo cuore piu' che l'acclamazione dei tifosi. In queste condizioni complicato pensare al commiato, dire addio. Il rischio di deprimersi e' sempre in agguato e un'altro Di Bartolomei e ' assurdo concepirlo.
Eppure i campioni si valutano anche dal loro passo d'addio. Non puo' esser prematuro, (Van Basten),  ma non puo' esser ritardato (Zanetti appunto). Dev'esser elegante ed epico, commovente ma non pietoso.
Ieri Zanetti ha lasciato la compagnia dopo averla staccata per 857 volte. 
Totti e del Piero invece, stanno ancora li. Come vecchi alpinisti, incatenati alle loro magiche asperita' , chiudono gli occhi sognando altre vette.
Crono, per favore,  non li svegli,

giovedì 8 maggio 2014

In quella stretta

Incerto annodo

I capi del mio passato

Con la fune caparbia delle parole.

In quella stretta

Il pianto di un bimbo

Lastrica il futuro

Di onori non ricevuti.

lunedì 5 maggio 2014

Trionfo Juve:quando una terza stella vale piu' di uno scudetto.

Anche se gli almanacchi non lo certificheranno mai, lo dico io e me ne assumo tutta la 
responsabilita': ieri la Juventus ha pareggiato. Impattato i conti con le superflue furbate di alcuni suoi dirigenti (Moggi, Giraudo), e cucito una terza stella che si  legge 30 ma vale molto di piu. Il riferimento non e' ai famosi 32, ma ad una passione che non e' venuta mai meno nemmeno quando arenarsi sarebbe stato legittimo. In mezzo, quest'anno ci son stati tantissimi alti (12 vittorie consecutive, record di punti, gol imbattibilita' e  profondi bassi  ( le quattro sberle di Firenze), ma capaci di  adrenalicizzare chi della grinta e della rapidita' fa il suo pane e mortadella (Tevez), e leoni dormienti ( LLorente), santificare piedi (Pirlo, ilPapa Francesco di Vinovo),  conclamare assi (Pogba) e spazzare via icone del recente glorioso passato (Trezeguet) e dinoccolati giocolieri incapaci del colpo grosso (Vucinic). Se poi sfogliassimo l'album degli orrori bianconeri troveremo anche Anelka e Bendtner, Elia e Osvaldo. Ma non e' il momento di perdersi in buchi neri. E' ora di celebrare la terza stella. Sperando Agnelli, Marotta e Paratici trattengano il Messia  bianconero all'infinito e oltre. Antonio Conte non e' juventino e ' basta, e ' la Juventus punto. Il legame che il gianduiotto leccese e' riuscito a creare con il pianeta Juventus meriterebbe un approfondimento di Adam Kadmon. Egli e' buon senso ed equilibrio, ironia e passione allo stato puro. 
Mentre il Charlie Brown che e' in ognuno di noi schiuma incertezza, lui filosofeggia sicuro guardando lontano. Con entusiasmo e pazienza allungando misteriose scie nell'aria. Rigorosamente a tinte bianconere. I colori migliori d' Italia.

domenica 4 maggio 2014

Pallone sgonfiato

Pare che ieri sera il Napoli abbia vinto la Coppa Italia. La quinta della sua storia. 
Gli almanacchi puntellano i brividi di un bollettino di guerra. Sovrastano i dettagli  di un corteggiamento elegante che  finalmente da i suoi frutti. Benitez ha faticato non poco a dare un'identita alla sua squadra. Insigne quello che piu' ha sofferto la spagnola. calata sotto il Vesuvio . Metabolizzata al meglio solo da chi (Mertens), veniva da climi non infestati dalla principale malattia italiana: il tifo.
Non mi meraviglio poi si faccia figure da paria in campo europeo.
Non lo siamo.  Europei intendo.
Matteo Renzi e i suoi munifici sberleffi si mettano l'animo in pace.
L'Europa richiede organizzazione e sangue freddo.
L'Italia invece, acconcia covi e coltiva serpi e finche' non le snidera' tutte, e'cosa buona e giusta, far la fine dei topi di cui come sapete i succitati rettili son ghiottissimi.
Urge quindi un disinfestatore. Prima che il gioco piu' bello del mondo si disintegri, e tutti si resti smoccolanti  prigionieri di un pallone  di cuoio sgonfiato sul piu bello.

sabato 3 maggio 2014

Piume d'angelo



Ogni rigo

E’ uno spillo

Ficcato nelle carni.

Fare il fachiro

Dei propri sensi

Non e’ cosa

Per chi ha

Piume d’angelo

 nel cuore.

.

giovedì 1 maggio 2014

Maggio

GIORGIO CAPRONI


Al bel tempo di maggio le serate
si fanno lunghe; e all'odore del fieno
che la strada, dal fondo, scalda in pieno
lume di luna, le allegre cantate
dall'osterie lontane, e le risate
dei giovani in amore, ad un sereno
spazio aprono porte e petto. Ameno
mese di magg

io.
da Finzioni, 1941