giovedì 5 giugno 2014

Aironi neri



Aironi neri

Piombano il cielo

D’avare speranze.



 Il vuoto orna attorno

Urne di silenzio



Tiranneggiano l’oro alpestre

Di servili sporgenze

Astri decaduti

Di sogni.

lunedì 2 giugno 2014

Muore ignominiosamente la Repubblica



MARIO LUZI


MUORE IGNOMINIOSAMENTE LA REPUBBLICA

Muore ignominiosamente la repubblica.
Ignominiosamente la spiano
i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti.
Arrotano ignominiosamente il becco i corvi nella stanza accanto.
Ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani,
si sbranano ignominiosamente tra di loro i suoi sciacalli.
Tutto accade ignominiosamente, tutto
meno la morte medesima - cerco di farmi intendere
dinanzi a non so che tribunale di che sognata equità. E l'udienza è tolta.

(da Al fuoco della controversia,1978)


sabato 31 maggio 2014

Il limone duro del tempo



Prosceni d’inchiostro

non fanno un lieto fine.


Scartavetrano 
il limone duro del tempo
 pero' 
e poche gocce

 d’aspro nettare

 sublimano d'incanto


la cicuta dell'esistenza.


martedì 27 maggio 2014

La poesia senza compromessi di Luca Rota






Quando il silenzio assordante sazio si dilegua tenace rimane l’ostinazione  di chi vive nel sogno,  e non rinuncia all’l'intenso esprimersi del sentimento. 

Quando questo accade, la luce del giorno sale dalla terra e riaccende i colori inaugurando i voli dei gabbiani lungo il fiume della vita ,  e la malinconia della notte passa come un grumo disciolto tra le rapide.
È questa l'ora in cui nascono le speranze e il nuovo giorno è una pagina bianca sulla quale registrare freschi incanti.
Suggestioni  impastate di concretezza che rimandano a trascorse e attecchite radici che irrobustiscono la forma rendendo più sicuro il canto, diretto il centro, allargando il raggio di quel tanto che basta a chiudere il cerchio. Un cerchio impregnato, impegnato, vissuto.
Il tempo emotivo che scandisce queste poesie è quest’umidore dell'aria che resta  gagliardo appiccicato sulla pelle.
Non è ferita dell’anima come dicono quelli che hanno paura di osare e devono a tutti i costi etichettare, non è quel pugno duro che ti stringe alle corde assicurando inopinati kappaò.

È solo un cerchio e gira di continuo avvitandosi a spirale sui giorni.
Quando lo si intuisce ci si può dir guariti  dalla malattia detta gioventù.
Ed è poesia matura quella che emerge dall’ordine sparso di Luca Rota   sguarnita dalla nebbia ottusa ed uniforme del fatalismo giovanile  che esige fortificate immanenze aliene dal confronto.
Il silenzio assordante è ormai lontano da qui
Il tempo ha sciolto le parole e allungato i pensieri che talvolta si riassumono in pensosi e incalzanti mantra che scandiscono il testo penetrando l’anima e incidendo la mente. Essi a dispetto di una leggera melodia e asciutta resa non sono altro che il desiderio di vita impresso sugli assi neurali della memoria.
Essi scendono veloci nella gola, miele malinconico di una consapevole nostalgia e riattivano il corpo pronto a nuove sfide.


Aggiorna il tempo in tutte le sue fasi –come un novello Sant’Agostino Luca Rota.
Incasella periodi per trovare l’adesso, l’hic et nunc, per riconoscersi intero in un orizzonte costantemente frammentato.

Rimane  ancora il passato vaga nebbia dove si stagliano qua e là come alberi figure da cerchio del Purgatorio –  egli come Dante risale dentro se, sicuro in nuove paradisiache  zolle, con in mano il pugno di mosche del presente, ragno imprigionato nella sua tela.
Non si può dire allora se dolore o gioia sia il suo sentire, se il tempo scorra o l'attimo si sia congelato in quel per sempre luminoso della parola scritta che dona fiori duttili alla nostalgia.


Tra l'ordine e il disordine l’autore a mò di funambolo del giorno si bilancia spegnendo la sete nel bicchiere del tramonto.
Egli scioglie  il nastro rosa della sera e apre il sipario della balconata.
La sua borsa appoggiata tra le viole, i suoi occhi sorrisi nella luce.

Senza parlare, trangugiano l'oro di un presente riportato alla sua quotidianità in cui l’io del poeta cammina,  si stanca e riposa, continuando  il  suo percorso, infilandosi nei giorni come mercurio in provetta, seguendone curioso  le curve degli alambicchi.
Evaporando  in un nuovo mattino e poi cadendo  sotto un'altra forma, diventando pioggia, grandine o neve, nell’ eclettico tentativo d’impadronirsi del proprio presente.
In questa impresa il verso si fa ordine e concetto nelle colonne degli endecasillabi in cui l’autore, analizza il suo passato e il suo presente, accennando anche al futuro, con rinnovata speranza e un disperato desiderio di equilibrio .
Un 'ordine pacifico da dare alla sua vita, incasellandola  in metri che sappiano descriverla e distinguerla dalle altre, per  poi  imbattersi - come chi si incontri per puro caso in una strada affollata - nella felicità.
Una speranza inseguita  con allampanata, lusingatrice sfrontatezza che non lascia alle spalle alcun sgomento ma anzi caratterizza la lettura di queste gocce di tormentata sopravvivenza liberate dalla scura corteccia del rimpianto.
Bisogna leggerle senza compromessi queste nuove  poesie di Luca Rota con l’arguta complicità che ella propone, con le albe, i mattini, i giorni, le notti, le pepite,  i piombi, la fatica del vero, gli sbagli autentici, le mele rosse del cuore
Egli , rabdomante di parole, scava dove la voce si fa più profonda, e brilla  la poesia di una terra dove innestare  i riflessi concreti di una più consapevole arte poetica.
In quei raggi, in quello scorrere d'acque il  suo mondo si manifesta com'è e nel suo caotico fluire, mirabilmente  si riconosce.

(Postfazione al testo Dentro Nell'ordine Sparso di Luca Rota (Apollo Edizioni, 2014)

lunedì 26 maggio 2014

Matteo Renzi : un uomo solo al comando (per assenza di competitor)



E’ la barca torno' sola cantava Gino Latilla al Festival di Sanremo nel 1954 e adesso al timone dell’Italia c’e’ un uomo solo al comando.
Non si tratta di un emulo di  Fausto Coppi al Giro D' Italia.

E’ Matteo Renzi che vince le elezioni europee e bene dirlo, solo per evidente  assenza di seri competitor.

Non lo e’ stato l’autunnale Berlusconi, non poteva esserlo il suo spettrale delfino Alfano spiaggiato mesto sulla riva dei sogni infranti insieme al disfatto Monti .

Non c’erano cortesi caprette lassu’.

Ma venti troppo aggressivi per esser respirati a pieni polmoni dal popolo italiano che ancora una volta ieri ha confermato d’esser quello che e’ : un popolo  essenzialmente conservatore con vaghe aspirazioni riformiste spaventato   da precipitose rivoluzioni.

Non sostenute a dovere neanche dal termos a cinque stelle di Beppe Grillo il quale ha avuto il merito nel corso della sua chiassosa ascesa di evidenziare i contorni  della ferita italiana senza  pero'trovare adeguate contromisure.
Un po' come avere tutto per far bene il compito in classe e dimenticare a casa la penna.

Non si puo’ curare un sordo incendiandogli le orecchie. Cosi’ non si sente piu nulla e ci si perde per strada.

Non solo per qualche allegra dichiarazione sfuggita ai tuoi stessi seguaci  piu’ per frustrazione interna che per una reale intenzione programmatica.

L’Italia ha capito il rischio ed e’ corsa ai ripari confermando lo status quo.

Se Renzi capira’ d’esser stato votato solo perche’ non aveva nessuno contro e l’ Italia e’ stanca di cambi in corsa e ammodernamenti  fittizi siamo a cavallo e per una volta avremo fatto meglio di inglesi e francesi.

Altrimenti prepariamoci a nuove tempeste. Perche’ in Europa, come  sanno bene  alcune squadre di calcio italiane 
(Juventus in testa), certi errori si pagano e alcuni purosangue della politica  eccitati dall’aria frizzante di Bruxelles non perdonano.

giovedì 22 maggio 2014

Oggi

 Oggi
Inscritto
 in un assenso
ho visto
il mio verso futuro
.
E' uno sbrego
minimo.
Senza medicarlo, 
l'ho raccolto
illustrandogli quel che resta
della primavera.