giovedì 3 ottobre 2013

Ogni poeta e' Alfredo Rampi

Ogni parola che scrivo  e' una piccola Vermicino. Ogni poeta e' Alfredo Rampi inghiottito nel buio di un improvvido tombino .
O almeno oggi io mi sento cosi'.
Sprofondato in un antro buio dove l'eco della mia voce  s'ode ogni giorno piu' lontano.  

Nell'incuria di tutti.
L'inchiostro mi fa da fedele  lanterna. 

Sol mi chiedo fino a quando.
 Anche il verso piu' bello privo di luce muore.

Il canarino ha gia' dato.
Mancherei io. 
Ma non mi prendo da molto e  cosi' mi spargo lontano nel tempo infinito aspettando una carezza mi trafigga intero come una lama nel buio regalandomi un  ultimo soffio di vita.

martedì 1 ottobre 2013

I classici della letteratura: porte per penetrare nei segreti della contemporaneita'

Il classico sta bene su tutto rassicura la mente , e fa bene al cuore.
Prima pero' di lanciarsi in una difesa del classico e' importante avanzare il baricentro della riflessione e chiarirsi sul concetto di “classico”.
Credo infatti, che un classico possa intendersi come un duplice atto di presa di coscienza. Di cosa? Del nostro essere creature figlie di un determinato tempo della Storia.
Il primo atto appartiene, ovvio, all'autore, alla genialità' con cui ha intuito l'essenza del proprio tempo, al punto da prevedere, alcuni sintomi e fisionomie del futuro.
Il secondo atto appartiene al lettore, alla sensibilità' con cui desidera capirsi come protagonista di una scena che ci vede, ogni giorno, rappresentare un dramma che mantiene, il suo ultimo atto aperto.
Un classico serve alla maturazione profonda del nostro stato d'animo in quanto, nei suoi specchi riflettenti, contiene intuizioni che formano la nostra personalità'.
E' assimilabile al codice genetico, allo spartito musicale della natura, la cui lingua sacra custodiamo nel cuore.
Leggendo, studiando i classici, di cui gli autori son i privilegiati, fatali mediatori, e come se tendessimo l'orecchio all'interno di noi stessi, dove esiste un linguaggio che siamo noi.
Un classico e' una macchia sospesa nell'ombra dove si racchiude l'amore per la vita dove e' fondamentale immergersi. Leggendo , innalziamo il coefficiente di meraviglia che e' in noi.
Succhiando il dolce midollo delle pagine di un classico la nostra consapevolezza s'apre in tutta la sua ampiezza, e il contatto estremo con la luce dell'intelletto altrui regala il massimo splendore ai colori della nostra anima.
Leggere e' il fascino calamitante di due realtà' fisicamente estranee che d'improvviso si fondono. Due entità' che non hanno più' un proprio nome, ma un nome solo: bellezza.
Un classico ci fa scalare l' Everest emotivo di noi stessi e risalire alle fonti del sapere e della creatività. Impresa che richiede la massima disponibilità' del lettore a mettersi in gioco senza riserve.
Non e' un caso infatti, che Cervantes, nel Don Chisciotte, chiama in causa il lettore apostrofandolo, con una punta di malizia, “ descoupado”, libero da impacci. Ebbene, al di fuori dell'affettuosità' maliziosa, il classico ci obbliga a guardare con occhio critico la realtà' verificando giorno dopo giorno, quanto siamo realmente liberi e non passivi, in che misura possediamo la vitalità' necessaria per una analisi approfondita di quanto ci circonda.
Quando leggiamo un libro, un classico in particolare, noi non leggiamo solo le pagine stampate, ricavandone suggestioni e conoscenze, ma soprattutto leggiamo noi stessi, ossia lo stato d'animo dei sensi che ci distingue dagli altri esseri viventi facendo un check – up di questo stato.
Quest'ultimo, non e' meno importante, di quello che riguarda il corpo. Le percezioni non si possono isolare in un canto segreto del nostro animo.
Anche loro infatti, necessitano di un allenamento specifico e quotidiano.
Da svolgere ponendo a confronto il nostro io intimo con quello dei geni che firmarono quei vangeli della bellezza che sono i classici della letteratura di ogni tempo. Non c'e' limite alla bellezza, non c'e' per la meraviglia..
Facciamo qualche esempio.
Viviamo in un'epoca in cui i viaggi, anche in terre lontane, sono d'obbligo: per lavoro, vacanza, curiosità', esotismo, acchiappanza.
Ed ecco che specchiando il nostro ruolo di viaggiatori nello note del Viaggio in Italia di Goethe, veniamo a conoscere fino a che punto, in noi, l'attitudine oserei dire positivistica, che alimenta il desiderio conoscitivo – scientifico, va armoniosamente d'accordo con la tendenza fantasiosa che esalta l'immaginazione, essendone esaltata.
Avvolti in un sistema computerizzato, dobbiamo riconoscere che i byte paralizzano l'immaginazione specie nelle fasce di prima scolarizzazione (mi riferisco ai bambini e agli adolescenti),
i classici servono a riequilibrare le cose.
A riportare un profumo di mistero negli schemi prefissati che, altrimenti, finirebbero, per inquadrarci come puro frutto di calcolo di menti affannate e derelitte.
Va anche sottolineato che in un passaggio epocale quale il nostro, molte parole, troppo usurate, e di cui continuiamo a riempirci la bocca, si son ridotte a gusci vuoti, a montaliani “ossi di seppia”. Non facciamo che lamentare la perdita dei “valori”.
Ma che significa, oggi, questa parola? Ne ritroviamo sia il significato sia il sapore leggendo le pagine del teatro di Skakespeare sia le poesie di Leopardi sul quale grava una stalagmitica e ingiuriosa concezione del dolore assolutamente illogica e primitiva.
E' la parola amore? Essa ci corre continuamente sulle labbra, invade canzonette e titoli dei media, ma non riusciamo piu' a stringerla in un senso esatto, ridandole vita.
Ebbene, i classici ci dimostrano che quel senso, possiamo trovarlo non solo nei pensieri dei filosofi, ma anche, pensate, nelle pagine di Galileo.
Un'altra sublime possibilità' offerta dallo studio dei classici consiste nella comparazione.
Leggendo Galileo infatti, l'amore, per deduzione, ci viene chiarito in questo modo: quando e' assoluto, esso privilegia il godere di se stessi quasi il mondo si fermasse, lasciando il campo a una sola meraviglia, quella di esistere, senza dover rendere conto di nulla. Una sonda spaziale si lascia dietro la terra, se la dimentica nel suo volo, pur essendo creatura dell'uomo, simbolo dell'uomo.
Sale, poniamo, a raggiungere una cometa che contiene le molecole prebiotiche che stanno all'origine della vita, si perde in questo principio di creazione. E' una metafora ideale del sentimento amoroso: mantenersi umani, tuttavia senza il peso delle umane vicende, accolti nel cuore primordiale dell'esistenza.
Sempre che ci si senta davvero parte di essa. Cercare di inquadrare, in un'ottica moderna i classici dell'umano pensiero, significa rifarsi, fortemente, alle esperienze personali, comportarsi come una sorta di medium che trae profitto dalle risorse di cui ha sperimentato il possesso.
Questa consapevolezza, quando non sfocia in un mero nozionismo, e' assente.
Penso agli insegnanti guardati come strani animali in mezzo alla lontana curiosità' degli alunni privi di reali mezzi di confronto tra loro.
Privi di sintonia.
Una simbiosi può' e deve scattare anche al di fuori delle dinamiche scolastiche.
La scuola dal canto suo, deve spingere alla cultura incentivando sempre alla bellezza dell'esplorazione intellettuale individuale e collettiva, Pascal, Voltaire o le Storie di Tucidide, sempre per esemplificare, significa esser pronti al dibattito sulle realtà' generazionali che ci distinguono.
Ancora non e' possibile assimilare la lezione degli autori della letteratura contemporanea senza poter fare riferimento ai “padri profondi” che hanno tracciato le somme vie con i loro capolavori.
Prendiamone uno a caso ma non tanto come leggerete tra qualche riga. Carlo Emilio Gadda. Come si puo' capirlo se non si e' mai letto Aristofane, Molie're, Gogol?
Ho citato Gadda perche', degli scrittori italiani del novecento, e' quello che ha visto più' a fondo nel viscerame del nostro presente. Con il solo potere delle sue pagine, senza mai coinvolgersi in questo o quel fatto pubblico di cui i media creano l'enfasi, in quei “manifesti” che sono la croce e la deliziia di quei polemisti usa e getta evitando tutto cio' con pudore esemplare. Gadda sosteneva che “ il fegato macchinatore della universale realtà' stenta oggi a filtrare i nostri veleni in quanto non riusciamo più' a specchiarci nei “grandi “ del passato. Quindi, il mondo contemporaneo e un pasticciaccio in cui l'intrigo e il malaffare trionfa a tal punto da prescindere dai suoi protagonisti diventando esso stesso protagonista: avendo di fronte a se' un finale del tutto aperto, dove qualunque conclusione e' possibile e ogni riferimento a cio che sara' di noi e' assolutamente pleonastico e ripetitivo.
Il mistero si infittisce e la domanda dimora ancora in un silenzio assordante all'interno di una angoscia latente: mentre i drammi, per eccesso di quantita' e di brutture, da un lato generano assuefazione e dall'altro degenerano in quella parodia burlesca, in quello stravolgimento grottesco che Gadda nel suo fatidico pentolone , mirabilmente ha prospettato.
Visto che la storia si specchia sempre in se stessa, perche' allora con dignita ' di pensiero, non cercare una risposta, un'illuminazione in Tacito e Tucidide?
Non e' solo un invito alla lettura questo, ma ad essere accorti: nelle pagine di questi geni del commento, stanno chiavi di lettura del nostro tempo, tante quante non immaginiamo.
Poi quante magie possiamo creare fondendo gli effluvi e i sapori dei classici!!!!
Si potrebbe partire da Del progredire della scienza di Bacone per poi mischiarle con le poesie di Rilke con le pagine di Galileo.
Farlo significa insinuarsi nei massimi sistemi che regolano il mondo, il cosmo, la vita. Ed esser grati. Grati ai classici da cui siamo stati preparati alla meraviglia.


domenica 8 settembre 2013

Uno strappo alieno da qualsiasi rammendo

Stiracchiarsi
nel sopore pomeridiano
respirando lungo
nel limbo annebbiato 
del tempo
strizzando l'occhio 
all'istinto
intrappolato
nelle correnti ascensionali
del momento,
delicato filo D'Arianna
di un'anima smarrita
nel labirinto 
egocentrico
dell'umano. 

Pur cosi'
ci si libera
dalle assurde 
catene del  cuore.
Ma quant'e' dolce
la tagliola del sentimento.
Quasi un feto  stretto
 nello  sforzo della prima luce
quando nel novello vagito
risiede tutto l'orrore 
di uno strappo
alieno 
da qualsiasi rammendo.
Cosi 'autentico e puro
che ancora lo ricordo .

mercoledì 4 settembre 2013

Una inattesa eclisse

Scrivo  perche' non so fare altro.
Per  estrarre dalla vita quello che lei mi ha preso.
Forse tolto.
Quando da piccolo vedevo la gente abbracciarsi intuivo lo facesse solo per soffocare in qualche modo la propria disperazione.
Sgomento da tale scoperta mi son eclissato.
E le poche volte che ho sorriso e per distrarre l'inquietudine che mi insegue da sempre.
Un'inattesa  eclisse.
Questo son stato e questo sono.
Uno che non doveva esserci e chissa' come e' apparso.
Ho provato a saldarmi al terreno.
Ma tutto cio che e' rimasto e tutto cio che sono mi sembrano le spoglie di un disadatta
to cui e' stato proibito persino  di respirare.
Tutto e' opaco fuori e nesssuno mi regala un'alba  dove specchiarmi e sperare in un giorno migliore.
Il buio mi assorbe.
Forse gli piace vincere facile col Nulla.

Occhi ciechi d'ali e di paradiso

Ci son mattine 
in cui 
per
una carezza
mi 
venderei 
intero.
Ma rapida
scende
la sera
sul 
sopore 
pomeridiano
e
l'ombra
di una 
grigia
solitudine
si dipana
nei miei
occhi
ciechi d'ali

di 
paradiso.

martedì 3 settembre 2013

Le pareti della mia stanza sanno gia' d'autunno

Le pareti  della mia stanza sanno gia' d'autunno

e' la mia barba non basta a farmi da sciarpa.
Fuori, 
dalla finestra,

cirri birbanti, appaltano le colline

annunciando una piovigginosa guerra .

Bisogna sbrigarsi a far la spesa

prima che il traffico dell'ora di punta

narcotizzi i sensi

suscitando inutili mancanze.

I rumori della cucina deturpano

il silenzio immacolato del corridoio.

 Intanto
sulla spoglia riva

a poco, a poco,

i ragazzi delle collanine 
battono in ritirata,

lasciando sulla sabbia bagnata,

ai gatti voraci

i loro umidi vuoti

disseminati

sotto la panchina 
di un treno 
che non parte ormai da secoli.

Paure arenate 
tornano ad atterrire 
come spaventapasseri

campi di grano 
dove non cresce piu' l'erba.

Ed io col cuore sferzato dalla pioggia

e battuto dal vento

tosto insisto

alla fioca luce della sera

nella dura ricerca

di una dorata plaga

dove poter lasciar traccia di me

a chi verra' dopo.

Non chiedo tanto

e questo spero:

un volto amico

e due versi

che mi ricordino

per sempre

vivo

e pur nella tempesta

sappiano di sole.

domenica 1 settembre 2013

Settembre e' ormai giunto

Settembre e' ormai giunto

e 'il giardino gia' smoccola amaro

privato del garrulo stridere delle cicale

e

il sorriso giocondo dei fiori.

Corrucciato e stanco ,

il sole si ritira presto 
nell aspro incavo  delle montagne, 

scoprendo davanzali

nudi di vita.

Restano sull'asfalto

templi di cocci rotti, steli divelti
di sogni infranti,

e il vento che sferza la pianura

gia sa d'estremi sonni
reclini doni

di  una indecisa  estate.

Nel sicuro diporto

di un certo trapasso,

avanzo a tentoni

nel procelloso mare

dell'esistenza

come minuta foglia

che rotola lontana

sul derma remoto

della vita.