lunedì 1 giugno 2015

Pagellone di fine campionato



Ecco giugno con i suoi campi di frumento le sue piogge che scrosciano improvvise, le sue spiagge che si affollano, le gite in collina o in montagna che si trasformeranno in preziosi ricordi estivi.

Da quest’anno insrite e ricordate  anche il mio pagellone del campionato.



Atalanta voto 5 Piazza al solito serena quest’anno è successo di tutto. Contestazioni, esoneri,scazzottate. Sembra un saloon rimane una squadra di calcio. Via Colantuono arriva nonno Edy: lui da vecchio armatore di campo capisce subito l’aria che tira, abbassa la saracinesca e la A splende ancora sul comodino. Bene ma si poteva far di più.



Cagliari voto 4 La squadra aveva tutto per far bene. Tranne l’allenatore. Zeman.  I tempi di Zemanlandia son finiti da un pezzo e João Pedro Longo e Farias non son Rambaudi Signori e Baiano. C’erano Conti, Ekdal, Sau. Mica da buttare nell’aurea mediocritas di questa serie A. Quasi mai messi in condizione di far il loro si son smarriti nel marasma altrui e son retrocessi quasi senza rendersene conto. E’ arrivato Festa ma i festeggiamenti non son mai iniziati. E ‘continuata l’agonia invece.  Pretestuoso da parte di patron Giulini blandirla con l’albionico Zola.  Hanno perso tempo. E pure la A.



Cesena voto 3. Se il tuo miglior giocatore si chiama Franco Brienza 36 anni e a centrocampo hai Cascione e Mudingay è evidente, qualcosa non va. Infatti, è come se non fossero mai partiti.



Chievo voto 7 La squadra del quartiere è ancora ad altezza serie A. Questa è una bella notizia. Lo deve a un Campedelli bravo a uscire subito dall’equivoco Corini (mai piaciuto sulla panchina clivense), e a chiamare Rolando Maran: un grande allenatore. Fa giocare la squadretta come un compasso, s’affida ai vecchi Bizzarri, Dainelli e Pellissier e un'altra A arzilla e splendente e lì che luccica raggiante. Così si fa.



Empoli voto 7. Premessa: quasi la stessa squadra un paio di stagioni fa rischiò l’abisso della Lega Pro. Due anni più tardi senza in pratica, far mercato si salva e diverte con anticipo e scioltezza.  Lavora sul prodotto interno e quest’estate, sarà una delle boutique più alla moda. Conte e Marchionne imparino da Sarri.



Fiorentina 6. Il voto non racconta la bontà di una semifinale europea raggiunta e il buon finale di campionato  concluso al quarto posto, ma declina bene un torneo giocato dai viola senza reali riferimenti. Privi da subito di un vero terminale d’attacco Mantella è stato bravo a mischiare le carte ravanando alternative, ma è pur vero che non ha mai dato l’impressione d’aspirare a qualcosa di più della consueta camera con vista europea. Quella che Montella pretende è merita.

Aurelio pensaci.



Genoa 6, 5. Avanti cari lettori, chi conosceva Edenilson? I Pozzo sì (il ragazzo è dell’Udinese). Chi rammentava Perotti ennesimo numero dieci argentino bruciato sulla scia di novello Maradona e Iago meteora spagnola del fortunato Bari di Ventura? Enrico Preziosi li prende tutti e li consegna alle sapienti cure di Gasperini e ne fa capitali assoluti raggiungendo una qualificazione  europea meritata e disdetta dalla sbadataggine dirigenziale.  Peccato. Son certo avrebbero fatto bene anche in Europa  e il voto oggi sarebbe stato più alto.



Hellas Verona 6 . Leggi la rosa e rimani basito: Rafa Marquez, Saviola e una sequela di stranieri provenienti dalle zone più disparate del globo terraqueo. Ti concentri su Toni trentotto anni, campione del mondo nel 2006. 22 centri in questo campionato e la voglia di giocare di un ragazzino. Obiettivamente questo è un segnale di crisi del campionato ma se i Longo non sfondano e Borini e Pellè giocano all’estero più di Toni non abbiamo e onestamente, va benissimo così. Lo pensa anche Mandorlini che avrebbe un sacco di giocatori, ma chissà mette solo e sempre lui al cento dell’attacco. In fondo come cantava Matthias Knop nel 2009, è il numero uno. Sei anni dopo, Luca Toni non ha fatto altro che ribadirlo facendo la cosa che gli riesce meglio: far gol.  Per la felicità della sua squadra e la goduria dei suoi tifosi felici di un’altra abbondante salvezza.




Inter 5 . Il ciuffo dandy di Mancini non ha salvato l’espressione corrucciata di questa prima Inter asiatica. Non tutto è da buttare. Icardi ad esempio tromba e segna che è una bellezza: 22 centri come nonno Toni. Uno per ogni anno sul groppone. Amabile corrispondenza. Il problema che attorno a lui c’è poco, quasi niente e Ausilio sul mercato quest’anno dovrà superarsi per dare alla sua squadra una fisionomia adeguata. Tanti auguri.



Juventus 9, 5 Un campionato stravinto, una Coppa Italia conquistata dopo vent’anni, dopo un partenza chiassosa e una sconfitta all’esordio in amichevole con i dilettanti del Lucento  militante nel torneo di Eccellenza sabauda .  In mezzo, una squadra fortissima. Fuori Conte inquisito e massacrato dalla sua boria. Una rivincita massima per l’acciughina livornese Allegri.

Potrebbe bastar così per esser contenti. Invece no: Tevez e soci hanno messo nel mirino un’altra Coppa. Quella Campioni  in finale con il Barcellona. Può una zebra trasformarsi in gazza? Se può riuscirci una pulce figurarsi. Torino sponda bianconera sogna e fa mercato. Già presi Neto, Rugani, Donsah, Khedira, Dybala. Lungimirante e vincente.



Lazio 7   In un campionato così fumoso pochi abbaglianti sprazzi fanno una bella vista e un gran quadro.  De Vrii, Parolo, Candreva non son fenomeni ma son costanti e tanto basta per meritarsi il preliminare di Coppa Campioni. Lo so: avrei dovuto parlare di Gentiletti, Anderson e Klose.  Sarei apparso scontato, però e per la Coppa Campioni servirà altro.



Milan 4. Sventolare un glorioso passato non serve a rinfrescare il futuro. Berlusconi e Galliani non lo capiscono e macellano il dignitoso Filippo Inzaghi.  Eroico di fronte alla mesta evidenza di una squadra autogestita cambia e ricambia interpreti senza azzeccare melodia. Mai. Sogni impossibili a parte (Ancelotti), rifondare sarà complicato.



Napoli 3 Benitez è uno dei miei preferiti ma quest’anno è andato in panca con le valige pronte e la squadra ne ha risentito.  Andujar, De Guzman, Lopez e Michu non son Reina, Behrami, Dzemaili e Pandev e i risultati negativi si son visti. Fino all’ultimo.  La conquista della Supercoppa e un campionato a scartamento ridotto hanno tenuto in vita una fiammella che iersera si e spenta. Ben prima dell’errore dal dischetto di Higuain. Ora sarà rifondazione. Mihailovic non sembra il profilo adatto per Napoli. Meglio Montella o Bielsa a mio avviso.



Palermo 7 Dybala e Vasquez a parte, tanti giovani messi in mostra e destinati a crescere e diventar grandi. Meglio di così...



Parma 0. I giocatori rimasti meriterebbero un 10. Donadoni 11 ma la società inesistente e fuggiasca  la forca e basta.

Speriamo riparta dalla B,  ma  la vedo dura.



Roma 6. Il secondo posto non basta. Un mercato convulso e scurito nemmeno. Dovevano far di più se la son cavata con il minimo sindacale. Grazie Yanga Mbiwa ma anche Benitez e Pioli hanno sprecato e Garcia ride. Sulle disgrazie altrui. Bella forza.



Sampdoria7,5. Massimo Ferrero è un grande comico ma la sua squadra non fa ridere nessuno e mette alle strette tutti. Bravo Sinisa a trasformare in oro piombi avanzati. La magia non riesce con Eto’o.  Il camerunense non serviva e nessuno l’ha notato.

Sinisa ora andrà a Napoli. Piazza passionale e spigolosa. Non la più adatta per lui. Speriamo bene.



Sassuolo 8. Confermarsi in massima serie è sempre difficile ma la filastrocca tutta italiana cantata da Berardi  Zaza Sansone e una fantastica melodia. Bravo Eusebio Di Francesco ad armonizzarla al meglio sulla rotta salvezza. Capolavoro.



Torino 7. Ventura meriterebbe la Nazionale. Ha idee da giovincello e classe da marpione. Tavecchio pensaci.  Intanto se lo gode Cairo. Conta i soldi e sorride il delfino di Berlusconi. Petrachi scova Peres e Martinez, Ventura valorizza Maxi e Darmian e la serie A scopre uno dei Torino più belli di sempre. Applausi.


Udinese 4-. Dove è finita la squadra più bella degli ultimi anni? Schiacciata dalla presunzione di Stramaccioni. Pessimo allenatore. Giusto cacciarlo se di lui si ricordano i siparietti comici con Cassano e l’indisponenza di un campionato concluso ben al di sotto delle aspettative.

In sintesi: dove sarebbe finita la compagine friulana senza i gol di Di Natale?
Semplice:
In fondo alla classifica che chiude...




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